Lunedì, 1 Marzo 2021

Malattie rare: non solo vaccino Covid, Moderna lavora a 'terapia rivoluzione'

Test e cure disponibili o in arrivo, ecco perché nuove patologie devono entrare in screening neonatale

Malattie rare: non solo vaccino Covid, Moderna lavora a 'terapia rivoluzione'

Milano, 18 dic. (Adnkronos Salute) - Non solo Covid-19. Da Moderna, la società americana che ha sviluppato uno vaccini anti coronavirus Sars-CoV-2, arriva una speranza anche contro le malattie rare. Ne parla Alberto Burlina, direttore Uoc Malattie metaboliche ereditarie - Azienda ospedaliero universitaria di Padova, durante la presentazione del Quaderno 'Sne, prospettive di estensione del panel', realizzato dall'Osservatorio malattie rare Omar con il patrocinio di Fondazione Telethon e di Uniamo Fimr Onlus per dare indicazioni ai soggetti deputati ad aggiornare la lista di patologie ammesse allo Sne, lo screening neonatale esteso.


Nell'ambito del progetto, attraverso tavoli di lavoro composti da ricercatori, clinici e associazioni pazienti, sono state passate in rassegna oltre 20 malattie individuandone almeno altre 7 (oltre alle più di 40 attualmente in elenco) che potrebbero essere cercate e diagnosticate alla nascita, perché nuovi test e trattamenti già disponibili o all'orizzonte aprono scenari un tempo impensabili per tanti 'malati orfani'. La Gaucher, una patologia lisosomiale, è fra le 7 identificate per l'introduzione nel panel Sne. "Nel nostro laboratorio - spiega Burlina - da anni lavoriamo con Moderna su questa malattia per la quale tra breve sarà possibile una terapia utilizzando il sistema dell'Rna messaggero" o mRna, lo stesso alla base dei vaccini anti-Covid di Moderna e di Pfizer/BionTech.


"Al momento dobbiamo dare assoluta precedenza all'emergenza pandemica - precisa l'esperto - ma la possibilità di aggiungere un'altra nuova terapia come quella con Rna messaggero, utile per le patologie lisosomiali ma anche per altre comprese nello screening neonatale esteso, sarà veramente una rivoluzione per il futuro di tanti pazienti con gravi malattie che per anni ci hanno rattristato. Io penso che ora possa accendersi un sorriso, per arrivare a un sentimento non dico di gioia, ma almeno di serenità".


Omar riassume così l'attività del gruppi che hanno permesso la redazione del Quaderno. Il tavolo di lavoro che ha valutato le patologie neuromuscolari ne ha prese in considerazione 3: atrofia muscolare spinale (Sma), distrofia muscolare di Duchenne e miopatia miotubulare congenita. Di queste, solo la prima ha ricevuto parere favorevole per l'inserimento nel panel italiano di screening. Per la Sma esistono infatti nuove terapie efficaci che possono essere avviate a poche settimane dalla nascita, e che quanto prima cominciano tanto più cambiano la storia della malattia arrivando a fare la differenza tra la vita e la morte. Il test genetico è validato e in Italia è attivo un progetto di screening che coinvolge Toscana e Lazio, partito nel settembre 2019, mentre a breve dovrebbero avviare progetti simili anche Liguria e Piemonte. L'introduzione nel panel nazionale garantirebbe a tutti i neonati la stessa opportunità.


"La Sma è la condizione che negli ultimi anni ha dato i migliori risultati: se in passato un bimbo con la forma più grave aveva poche chance di sopravvivenza oltre i 2 anni d'età, oggi possiamo eliminare la parola 'fatale' dalla prognosi - afferma Francesco Danilo Tiziano, Sezione di Medicina genomica, Università Cattolica del Sacro Cuore - I risultati sono molto buoni già nei bimbi che abbiano manifestato la Sma. Ma è stato dimostrato che, intervenendo entro poche settimane dalla nascita e prima che i sintomi si manifestino, i bambini che sarebbero stati affetti dalle forme gravi non sono più a rischio di sopravvivenza, e per di più acquisiscono le tappe motorie a età simili ai bimbi non affetti. Solo pochi anni fa non avrebbero neanche acquisito la posizione seduta. Nello screening di Lazio e Toscana abbiamo testato oltre 56mila neonati e diagnosticato la Sma entro i 9 giorni d'età a 11 bambini, di cui 8 in trattamento. La più grande ha 8 mesi e comincia a camminare".


Il tavolo di lavoro per le malattie lisosomiali ha esaminato 14 patologie, ma solo 4 hanno ricevuto parere favorevole all'inserimento nel panel: Fabry, Gaucher, Pompe e mucopolisaccaridosi di tipo I (Mps I). Per queste malattie oggi ci sono terapie efficaci di tipo sia farmacologico sia trapiantologico, e test commerciali disponibili e validati. Inoltre alcune Regioni da anni effettuano con successo lo screening neonatale. In Toscana dal 2014 vengono ricercate alla nascita Fabry, Pompe e Mps I, mentre nell'80% del Triveneto dal 2015 oltre a queste patologie viene ricercata anche la Gaucher. Grazie a questi progetti, resi stabili grazie a leggi regionali, in Toscana sono emersi 32 casi di Fabry e 11 di Pompe, e nel Triveneto sono stati diagnosticati 18 bimbi con Fabry, 8 con Gaucher, 26 con Pompe e 2 con Mps I.


"In assenza di screening neonatale - testimonia Maria Alice Donati, direttore Uoc Malattie metaboliche e muscolari ereditarie, ospedale Meyer di Firenze - le storie dei nostri pazienti con malattia di Fabry sono caratterizzate da vere e proprie odissee diagnostiche che durano nella maggior parte dei casi 13-25 anni, con diagnosi errate e più specialisti consultati. Questi pazienti convivono per anni con dolori forti a mani e piedi, problemi cardiologici e renali fino insufficienza e dialisi, avendo o rischiando un ictus giovanile. La nostra esperienza di screening ha mostrato che, a seguito della diagnosi in un neonato, spesso vengono diagnosticati familiari affetti e con sintomatologia da anni in cerca di risposta. Le terapie a disposizione sono assolutamente efficaci, ma solo se la diagnosi è precoce".


"Questo - continua la specialista - è evidente anche nella malattia di Pompe: senza una diagnosi precoce c'è un progressivo coinvolgimento muscolare e cardiaco con decesso nella maggior parte dei casi entro il primo anno di vita, mentre nelle forme a esordio tardivo il decorso è più lento e subdolo, con perdita della deambulazione e della capacità di respirare autonomamente. Una diagnosi precoce da screening neonatale consente di iniziare fin dai primi giorni di vita la terapia in caso di forme precoci, e di eseguire monitoraggio nelle forme tardive e poi a inizio terapia quando necessario, consentendo una vita normale".


"Nella Mps I - aggiunge Burlina - ci sono stati enormi progressi terapeutici sia sul fronte dei farmaci sia nel trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Nel Triveneto, grazie al programma di screening abbiamo individuato 2 bimbi: uno ha avuto il trapianto, ha 2 anni ed è perfettamente normale, l'altro fa la terapia enzimatica sostitutiva e sta altrettanto bene. Questi bimbi senza screening sarebbero gravemente compromessi e forse ancora alla ricerca di una diagnosi. E' evidente che fare lo screening e avere una presa in carico precoce modifica la storia naturale di queste malattie".


Il tavolo di lavoro sulle immunodeficienze primitive le ha suddivise in 2 gruppi: da una parte le forme Scid o immunodeficienza combinata severa (Ada Scid e Pnp Scid), dall'altra una serie di immunodeficienze rilevabili con test di tipo Trec/Krek. "Le immunodeficienze sono gravi patologie del sistema immunitario - ricorda Alessandro Aiuti, vicedirettore dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica, l'Sr-Tiget di Milano - Chi ne è affetto ha una minore capacità di far fronte a virus, funghi e batteri, e va incontro a infezioni ricorrenti molto gravi che possono portare anche a danni d'organo e morte precoce. Se non c'è diagnosi alla nascita si riesce a capire la causa delle infezioni solo dopo che queste si manifestano, con conseguenze anche a volte fatali".


"Fare lo screening invece ci permette di agire sia con la profilassi, riducendo le infezioni con la somministrazione di immunoglobuline e antibiotici, sia di impostare precocemente una terapia per la specifica forma. In alcuni casi - descrive lo scienziato - si può ricorrere al trapianto da donatore di cellule staminali ematopoietiche, oppure, nel caso dell'Ada Scid, anche alla terapia genica: un farmaco approvato frutto della ricerca italiana", che ha impresso una svolta senza precedenti al destino di quelli un tempo chiamati 'i bimbi in bolla'. "Per l'Ada Scid, ma anche per la meno diffusa forma Pnp e per le altre forme di immunodeficienze congenite, la Toscana è la prima e per ora l'unica Regione italiana a effettuare lo screening. Dal 2011 sono stati diagnosticati 5 bimbi con Scid".


"Alla luce di questi dati, ma anche tenendo in considerazione alcune differenze tra i test che servono per questo screening - puntualizza Aiuti - il tavolo di lavoro ha espresso parere favorevole all'immediato inserimento dell'Ada Scid nel panel di screening, a un inserimento condizionato alla marcatura Ce del kit diagnostico per la Pnp Scid, e all'inserimento del panel, ma con avvio differito, per tutte le altre immunodeficienze perché ai laboratori servirà tempo per adeguarsi".


Infine il tavolo di lavoro che ha valutato le malattie metaboliche. Gli esperti si sono concentrati su un'unica patologia, dopo che circa 40 erano già state inserite in elenco nel 2017: solo per l'adrenoleucodistrofia, nella sua forma cerebrale (Cald), vi sono stati infatti cambiamenti così importanti da indurre il tavolo a concedere senza alcun dubbio parere favorevole all'inserimento nel panel, così come stabilito anche negli Usa dal 2016.


Questa forma si presenta con problemi neurologici severi e progressivamente ingravescenti, ed esordisce intorno ai 3-12 anni. Per il trattamento della patologia oggi è possibile intervenire con un trapianto di cellule staminali ematopoietiche, eseguibile però solo con un donatore compatibile, ma - e questa è l'ultima novità, segnala Omar - a brevissimo dovrebbe essere disponibile una terapia genica. Anche dal punto di vista del test non ci sono particolari difficoltà né costi che andrebbero sostenuti, al punto che la Toscana sta valutando l'avvio di un progetto pilota di screening.


"Oggi la maggior parte delle diagnosi precoci vengono poste solo grazie a vittime innocenti, fratelli, cugini, che muoiono aprendo lunghe gallerie di dolore nella storia delle famiglie - osserva Valentina Fasano, presidente dell'associazione Aiald che si occupa proprio di questa patologia - Queste vittime portano a più approfondite indagini anche ad altri parenti, perché non vengano colpiti irrimediabilmente dalla malattia. Ci auguriamo di non vedere bambini morire prematuramente per salvare la vita di altri bambini, ma di vedere il sistema sanitario assumersi la responsabilità di mettere in atto strumenti efficaci per garantire una diagnosi precoce su tutto il territorio nazionale e politiche sanitarie che permettano un rapido accesso alle prossime terapie avanzate, tutelando il diritto alla vita di tutti i neonati in Italia".


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