Lunedì, 25 Ottobre 2021
Salute

Mancuso, 'governo ci tenga in considerazione sui tavoli decisionali''Accesso su tutto il territorio nazionale a test genomici e formazione caregiver'Il 55,3% dei pazienti chiede più telemedicina

'Investire in personale, formazione e tecnologie innovative'


Roma, 7 ott. (Adnkronos Salute) - Cure sul territorio appropriate e accessibili ovunque, gestite da personale sanitario e caregiver adeguatamente formati, ad alta resa anche tecnologica e finalmente a misura della qualità di vita di pazienti e del caregiver. È la richiesta dei pazienti oncologici e onco-ematologici che emerge dall'indagine online su medicina del territorio e oncologia, promossa da 39 associazioni del Gruppo 'La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere', e condotta in collaborazione con AstraRicerche, su oltre 800 tra pazienti e caregiver.


La pandemia ha messo ancora più in evidenza le carenze di cure di prossimità per i pazienti oncologici e onco-ematologici: disuguaglianze nell'accesso alle cure, mancanza di collegamento tra ospedale e territorio, macchinari obsoleti e poco funzionali, disomogeneità nell'accesso a screening, test e terapie e infine carenza di supporto ai caregiver. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è una grande opportunità per ridisegnare il modello di assistenza sul territorio, grazie agli oltre 7 miliardi stanziati per quest'obiettivo ai quali si aggiungono gli oltre 4 miliardi resi disponibili dalla Commissione europea per programmi sull'oncologia. Ma per sanare il grave gap dell'assistenza sul territorio e rilanciare il Servizio sanitario nazionale - sottolineano le associazioni - l'architettura disegnata nel Pnrr va riempita di personale, formazione e tecnologie innovative e 'amiche', tenendo conto delle caratteristiche e delle istanze dei potenziali assistiti.


Fulcro del nuovo modello di assistenza territoriale dovrà essere la telemedicina, risorsa fondamentale - secondo il 55,3% dei pazienti - per integrare la visita tradizionale, facilitare la comunicazione con l'oncologo (43,5%) e ridurre ove possibile gli spostamenti da un'area all'altra del Paese (40,2%).


Quali sono i passaggi per rendere pienamente efficace l'assistenza da remoto? Secondo i pazienti oncologici, occorre intervenire su due fronti: da un lato il completamento e potenziamento delle Reti oncologiche regionali (46,5%) per consentire il dialogo tra le Regioni con un'infrastruttura informatica adeguata, dall'altro l'implementazione del Fascicolo sanitario elettronico in tutto il Paese (40,9%) per farne il vero e proprio punto di accesso dei cittadini per fruire di tutte le prestazioni del Ssn.


Altro aspetto fondamentale è che nell'assistenza territoriale siano ben delineati i percorsi di accesso alle terapie e all'innovazione. Per il 33,4% dei rispondenti all'indagine, in particolare, la formazione del medico di medicina generale è un tassello cruciale su cui investire per un impiego efficace della telemedicina, mentre per il 54% degli intervistati il farmacista e l'infermiere di comunità andrebbero coinvolti per facilitare la consegna a domicilio e l'assunzione della terapia oncologica, sotto la supervisione dell'oncologo.


Per agevolare l'oncologia di prossimità i pazienti chiedono un pieno e uniforme accesso su tutto il territorio nazionale ai test genomici e alla medicina personalizzata/predittiva per individuare le terapie appropriate (46,9%), a dispositivi medici e diagnostici di ultima generazione resi disponibili su ampia scala e su tutto il territorio (42,5%) e a piani di medicina personalizzata a misura del singolo paziente (40,1%).


Figura fondamentale di una oncologia del territorio ben strutturata è la figura del caregiver sia informale (parenti/amici) che formale (badanti/tutor) che deve pertanto essere formata e sostenuta. La metà degli intervistati (49,8%) vorrebbe che il Fondo triennale per le attività di cura non professionale andasse innanzitutto alla formazione dei caregiver su assistenza, terapie e dispositivi. I corsi dovrebbero vertere sulla gestione del dolore (43,8%), sulla specifica patologia in accordo con l'équipe ospedaliera (37,6%) e sulla somministrazione delle terapie e gestione dei presìdi a domicilio (36,6%). Inoltre, per alleggerire il burden fisico ed emotivo del caregiver si chiede di attivare help-line in orari scomodi' (52,4%) e un costante raccordo con lo psiconcologo e con lo psicologo del territorio (44%).


"Oggi sottoponiamo alle Istituzioni le nostre richieste - afferma Annamaria Mancuso, coordinatrice del Gruppo 'La salute: bene da difendere, diritto da promuovere' e presidente Salute Donna Onlus - per assicurare che tutti i pazienti con tumore abbiano sul proprio territorio cure appropriate e accessibili ad alta specializzazione tecnologica e innovativa. Si tratta di richieste concrete, pronte per essere attuate nei progetti che modernizzeranno il nostro Servizio sanitario nazionale perché sono le richieste di chi la malattia l'ha vissuta o la vive direttamente o indirettamente attraverso un proprio famigliare".


"Ci auguriamo - conclude Mancuso - di essere tenuti sempre in maggiore considerazione sui tavoli decisionali poiché la nostra esperienza sul campo è un prezioso contributo, aggiungerei è un apporto indispensabile, per una reale modernizzazione del Servizio sanitario nazionale".


Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Mancuso, 'governo ci tenga in considerazione sui tavoli decisionali''Accesso su tutto il territorio nazionale a test genomici e formazione caregiver'Il 55,3% dei pazienti chiede più telemedicina

Today è in caricamento