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Domenica, 14 Aprile 2024
Salute

Salute: Anmco, 'in Italia malattie cardiovascolari hanno ucciso più del Covid'

'Il 44% del totale dei decessi dovuti a infarto e ictus, pandemia ha peggiorato stili di vita'


Roma, 16 mar. (Adnkronos Salute) - La salute del cuore degli italiani, insieme a quella di tutto il mondo occidentale, è peggiorata: circa il 44% del totale dei decessi nel nostro Paese sono dovuti a malattie cardiovascolari come infarto e ictus. Non solo. In Italia le malattie cardiovascolari hanno ucciso più del Covid-19, anche tra i più giovani, "ma il vaccino non c'entra". È quanto emerso oggi durante un evento promosso a Milano da Motore Sanità e al quale hanno partecipato gli esperti dell'Anmco, Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri, che raggruppa 6mila cardiologici impegnati nella prevenzione e nella cura delle malattie cardiovascolari che lavorano nelle strutture del Ssn. In Italia nel 2020 le malattie cardiovascolari - spiega una nota - hanno causato 281.14 decessi, le morti per tumore sono state 227.01 e quelle per Covid 100.72 (dati Eurostat).


“Viviamo un momento storico particolare, stiamo uscendo in maniera lenta e faticosa dalla fase pandemica - afferma Furio Colivicchi, presidente di Anmco - portandoci dietro un carico di problematiche legate al fatto che, nei 3 anni della pandemia Covid-19, le malattie cardiovascolari sono state curate in moltissime realtà maniera inadeguata”. Nell'anno in cui è scoppiata la pandemia – dettaglia una nota - il Covid-19 è stata la terza principale causa di morte nell'Ue, con un totale di quasi 439mila decessi a fronte di 1,7 milioni di persone che hanno perso la vita a causa di malattie cardiovascolari.


Le malattie cardiovascolari - è stato ribadito durante l’incontro - rappresentano un problema sanitario che durante l’emergenza sanitaria non è andato certo migliorando, a causa dei minori controlli, delle mancate diagnosi, della perdita di aderenza terapeutica, sulle quali l’ipercolesterolemia ha un’incidenza ancora troppo rilevante. Ma perché questo accade nonostante le terapie a disposizione, tutte estremamente efficaci?


Al fine di richiamare l’attenzione della popolazione sui rischi molto seri correlati alle malattie cardiovascolari, per evitare anche che queste creino problemi di sanità pubblica, Motore Sanità ha percorso l’intero stivale alla ricerca di risposte, raccogliendo il contributo di oltre cento esperti. Nella tappa lombarda che si è tenuta oggi, dal titolo “Pnrr, ipercolesterolemia, rischio cardiovascolare. Tra bisogni irrisolti, innovazione e nuove necessità organizzative”, Fabrizio Giovanni Oliva, Direttore Struttura complessa Cardiologia 1-Emodinamica-Unità di Cure Intensive Cardiologiche, ospedale Niguarda Milano e presidente designato Anmco ha sottolineato che le "malattie cardiovascolari determinano una disabilità importante in chi sopravvive a un evento di ictus e infarto, incidendo in maniera significativa sulla qualità di vita di queste persone e delle loro famiglie".


Come se non bastasse, in questi ultimi tre anni sono aumentati i fumatori, la sedentarietà (anche per colpa dello smart working), l’incidenza dell’obesità e di eccesso di peso più in generale. Fattori che, nel tempo, causano problemi al cuore. Analisi condotte sul consumo di tabacco e suoi derivati - conclude la nota - attestano un incremento significativo di fumatori, che supera il 10% rispetto ai livelli pre-pandemici.


"Questo ci fa dedurre – rimarca Colivicchi - che non solo sono aumentati i fumatori, ma anche che chi già fumava adesso fuma di più. Sappiamo inoltre che le persone si sono curate di meno. Nel periodo più pesante della pandemia, c’è stato un crollo delle vendite nelle farmacie dei farmaci per la cura dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia di oltre il 20%. Questo si rapporta a un peggioramento complessivo della gestione di questi due fattori di rischio. Lo abbiamo visto anche nelle attività di pronto soccorso: per lo scompenso cardiaco, che è la fase finale di sviluppo della malattia, gli accessi sono aumentati di oltre il 25% e la mortalità in ospedale dei pazienti scompensati è salita al 15-20% (nel periodo della pandemia era triplicata)”.


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