Lunedì, 18 Ottobre 2021
Salute

Salute: appello 'Sigla' a istituzioni, screening mirati per diagnosi glaucoma

Congresso nazionale Società italiana Glaucoma (S.i.gla) in corso fino al 5 dicembre


Roma, 3 dic (Adnkronos Salute) - Un appello alle istituzioni affinché si faccia una diagnosi sempre più precoce del glaucoma, attraverso screening mirati verso le categorie a rischio. La richiesta arriva dal XVI Congresso nazionale della Società italiana Glaucoma (S.i.gla), in corso fino al 5 dicembre, per la prima volta su piattaforma online Sigla Goes Visual (https://sigla2020.sigla.org/), a causa dell'emergenza Covid. L'evento avrà come temi centrali le novità della ricerca nella cura del glaucoma, le nuove terapie (farmacologiche e non) e, appunto, la diagnosi precoce. "Si rischia di arrivare troppo tardi alla scoperta della malattia con il rischio di trovarsi davanti a situazioni irrecuperabili, in cui non c'è modo di scongiurare la perdita della vista", avvertono gli esperti.


"Il congresso - spiega Stefano Gandolfi, direttore della Clinica oculistica dell'Azienda ospedaliera universitaria di Parma e responsabile scientifico dell'organizzazione dell'evento - sarà l'occasione per delineare agli oltre 700 medici specialisti oculisti che parteciperanno, lo stato dell'arte sulla conoscenza e il trattamento del glaucoma, malattia tra le più importanti nel campo oculistico". Il termine medico glaucoma - riferisce una nota - comprende un gruppo eterogeneo di malattie oculari, che hanno in comune l'insorgenza di un danno progressivo e irreversibile a carico del nervo ottico, la struttura che connette l'occhio al cervello.


"Gli occhi affetti da glaucoma - spiega Gandolfi - presentano delle alterazioni specifiche, accompagnate da deficit nel campo visivo, che possono evolvere fino ad una lenta, graduale ed irreversibile menomazione. Il glaucoma è la seconda causa di cecità nel mondo dopo la cataratta. Ma, a differenza di quest'ultima, la perdita visiva associata al glaucoma è irreversibile". Sono 60 milioni nel mondo le persone affette da questa patologia e si stima che nel 2040 possano arrivare a 110 milioni. In Italia ne soffrono 800mila, di cui il 2,5% ha oltre 40 anni di età. Si registra una prevalenza maggiore della patologia nel Nord (48%), seguito dalle isole (28%) e dal Centro (24%).


"Attualmente - afferma Antonio Rapisarda, vice presidente S.i.gla - l'unico modo per arrestare o rallentare i danni legati al glaucoma consiste nel ridurre la pressione intraoculare attraverso l'uso di farmaci, terapia laser e diverse procedure chirurgiche. Tuttavia, talvolta si rischia di arrivare troppo tardi all'intervento. La diagnosi precoce garantirebbe una maggiore tempestività". Un primo passo importante questa direzione potrebbe essere quello di identificare le categorie a rischio (consanguinei di pazienti che hanno sviluppato la malattia, persone con forte miopia o con problemi cardiovascolari) e su queste effettuare uno screening mirato, partendo da test di base fino ad esami tecnologicamente innovativi.


"Da anni la Società italiana Glaucoma promuove la formazione degli oftalmologi su questa patologia, insidiosa e irreversibile - afferma Rapisarda -. E, proprio nell'ottica della formazione continua, come momento complementare al congresso annuale, è stato realizzato il Campus Glaucoma, intitolato a Costantino Bianchi, uno dei fondatori di S.i.gla. Il Campus, giunto alla sua quarta edizione, offre la possibilità a giovani oculisti di un confronto diretto con i maggiori esperti sulla malattia glaucomatosa in campo nazionale".


"Dal 2019 - spiega Rapisarda - la Società, in collaborazione con l'Unione italiana Ciechi sta mettendo in campo una serie di attività didattico-informative, utilizzando la vasta rete capillare territoriale di risorse, umane e strutturali, peculiare ad entrambe". L'attenzione da parte degli specialisti è tanto più alta in questo periodo in cui, a causa dell'emergenza Covid-19 - rimarcano gli esperti - l'esecuzione dei controlli e degli interventi può essere messa in condizioni di seria criticità, e la consapevolezza della pericolosità della malattia (e della non secondarietà della sua gestione) deve essere implementata a tutti i livelli, concludono.


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