Domenica, 18 Aprile 2021

Salute: Federazione Alzheimer, una guida per usare 'le parole giuste'

Salute: Federazione Alzheimer, una guida per usare 'le parole giuste'

Roma, 5 mar. (AdnKronos Salute) - "Demenza: le parole contano", è questo il titolo di una guida che la Federazione Alzheimer Italia ha realizzato per chiunque desideri impegnarsi a scegliere con cura le parole da utilizzare quando parla di demenza e di persone con demenza. La Federazione, che ha dato vita tre anni fa al progetto 'Comunità amiche delle persone con demenza" in Italia, propone, come punto di partenza, l'uso di un linguaggio adeguato, che sia specchio di questa volontà di rispettare e non isolare le persone con demenza.


"L'essere 'amico della demenza' e il 'fare rete' - si legge in una nota - in una Comunità parte infatti anche da un uso appropriato, inclusivo e non stigmatizzante del linguaggio, che non ferisca chi vive ogni giorno a contatto con la demenza. Sono da preferire per esempio i termini 'demenza' oppure 'malattia di Alzheimer e altre forme di demenza' che ben descrivono ciò che la demenza effettivamente è: non un'unica e specifica malattia, ma un insieme di sintomi causati da una patologia del cervello; esistono infatti molte forme di demenza, ciascuna con la propria causa. Di contro, andrebbero evitati termini imprecisi come l'ormai superato 'demenza senile', utilizzato quando si pensava erroneamente che la perdita di memoria o altri problemi cognitivi fossero parte del normale invecchiamento e non di specifiche patologie cerebrali".


Regola principe della Federazione "è che le persone con demenza siano prima di tutto persone, e la loro diagnosi di demenza non significhi che la loro vita sia finita. 'Persona con demenza', 'persona che convive con la demenza', 'persona con diagnosi di demenza' sono termini che mantengono la dignità dell'individuo, senza giudizio sulla sua condizione, e sono da preferire rispetto agli avvilenti 'vittima' e 'sofferente', che contribuiscono invece ad alimentare lo stigma poiché la persona è dimenticata. E così, termini dispregiativi come 'demente' "rischiano di anteporre la condizione di demenza alla persona". Altri termini da 'cancellare': 'carico' e peso' per chi assiste; 'penoso' e 'senza speranza' per l'impatto sulla vita quotidiana.


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