Venerdì, 24 Settembre 2021
Salute

Salute: giovani, curiosi e influenzati dalla tv, ecco i nuovi giocatori

La fotografia scattata da una ricerca Nomisma realizzata con università di Bologna e Unipol


Milano, 24 gen. (AdnKronos Salute) - Nel 2018 metà dei giovani tra i 14 e i 19 anni ha giocato d'azzardo; poco meno di un minorenne su due ha avuto almeno un'occasione gioco, e il 6% ha sviluppato pratiche di gioco problematiche, con ripercussioni sulla vita e sui rapporti interpersonali. Questa la fotografia scattata da Nomisma nella ricerca 'Gioco&Giovani. Abitudini, motivazioni e approccio', realizzata con la collaborazione dell'università di Bologna e il supporto di Unipol, i cui risultati sono stati presentati oggi a Milano.


"La dimensione del gioco d'azzardo - spiega Luca Dondi, amministratore delegato di Nomisma - dà un'idea chiara della diffusione del fenomeno. Basti pensare che nel 2017 la raccolta da gioco è stata pari a 101,75 miliardi di euro, rispetto agli 88,25 del 2015, con una componente perdita molto significativa, pari a 19 miliardi di euro".


L'Osservatorio Young Millenials Monitor, che Nomisma realizza annualmente, ha coinvolto nell'anno scolastico 2017-2018 oltre 10 mila ragazzi in tutta Italia. Dai risultati emerge che tra le modalità di gioco più praticate appare sempre meno frequente la rete fisica, mentre aumentano i giochi a distanza, specie tra le generazioni più giovani, più inclini a utilizzare mezzi tecnologici e mobile. Gratta e vinci e scommesse sportive sono i giochi più amati e tv e web giocano un ruolo fondamentale: l'8% dei ragazzi ha dichiarato di aver iniziato a giocare perché attratto dalla pubblicità vista in tv o dai bonus trovati online. E più si è giovani, più si è sensibili: "La pubblicità influenza maggiormente i ragazzi di età inferiore ai 15 anni - sottolinea Dondi - con una maggiore propensione tra gli studenti degli istituti professionali, convinti che vincere al gioco sia una questione di abilità".


Un giovane su tre è consapevole che giocare implica una perdita di denaro, tanto che tre su 10 hanno dichiarato di essere tornati a giocare per cercare di recuperare i soldi persi. Il 14% pensa che il gioco dia dipendenza, tuttavia decide lo stesso di praticarlo. Il motivo? Semplice curiosità (26%) o divertimento (23%), ma anche per caso (20%). Non manca chi gioca per la speranza di vincere del denaro (11%).


A influire sulla decisione di giocare sono anche il contesto familiare e le amicizie. Si gioca di più tra le famiglie o i gruppi dove il gioco si pratica abitualmente, in contesti di minore cultura e al Sud. Non per tutti, poi, il gioco è divertimento: il 6% dei ragazzi intervistati ha ammesso di aver sviluppato pratiche di gioco problematiche, spesso con ripercussioni sia sulla sfera psico-emotiva, tra stati d'ansia, agitazione e perdita del controllo, sia su quella delle relazioni familiari e scolastiche.


Dalla Lombardia arriva tuttavia un dato confortante: "La percentuale degli studenti che ha avuto esperienze di gioco d'azzardo - avverte Dondi - è calata dal 54% del 2014 al 48% del 2018, probabile segno che le campagne informative hanno avuto un qualche seguito". In questo senso "è importante tenere un monitoraggio del fenomeno, per poter impostare azioni efficaci di prevenzione e sensibilizzazione".


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