Salute: Ventotene, virus febbre emorragica Crimea-Congo in zecca da volatile

Studio italiano, conferma potenziale rischio

Salute: Ventotene, virus febbre emorragica Crimea-Congo in zecca da volatile

Roma, 18 giu. (AdnKronos Salute) - Il Dna del virus della febbre virale emorragica Crimea-Congo è stato scoperto in una zecca che si annidava in un volatile (lo stiaccino) nell'isola di Ventotene nel mar Tirreno. "Il parziale sequenziamento del genoma ha suggerito che il virus arriva dall'Africa. Un segnale di quanto sia stia avvicinando all'Europa e in particolare all'Italia attraverso la migrazione degli uccelli". Lo sottolineano i ricercatori che hanno scoperto 'l'ospite indesiderato', l'Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise 'G. Caporale' di Teramo; Istituto superiore di sanità e l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale di Bologna, in un articolo pubblicato sul sito dei Cdc, Centers for disease control and prevention. Lo studio, partito nel 2017, ha avuto il supporto del ministero della Salute con un 'grant' per la ricerca.


"Il virus Crimea-Congo è una febbre virale emorragica provocata da un virus del genere nairovirus che si trasmette per lo più attraverso la puntura di zecche infette - riporta l'Iss sul proprio sito - La malattia fu descritta per la prima volta nel 1944 tra i contadini e i soldati della Crimea, ma solo nel 1969 si scoprì che il virus era uguale a quello identificato in un bambino del Congo nel 1956: è questo il motivo del nome di febbre Congo-Crimea. La malattia nell’uomo è piuttosto grave e ha un elevata letalità, ma la sua incidenza è limitata".


"Tra gli animali, invece, può avere una diffusione più ampia. Il tasso di mortalità è circa del 30%, e il decesso avviene solitamente tra il quinto e il quattordicesimo giorno di malattia. Non esiste una terapia per la guarigione. Le cure mirano a ridurre i sintomi e nei casi più gravi a supportare le funzioni vitali dell’organismo", si spiega.


"Sebbene la scoperta del genoma del virus non implichi necessariamente la presenza di virus vivi in grado di diffondersi in Italia - sottolineano i ricercatori - I nostri risultati sono coerenti con i recenti casi autoctoni scoperti in Spagna e sottolineano la necessità di monitorare qualsiasi introduzione e circolazione del virus della febbre virale emorragica Crimea-Congo (Cchfv) nell'Europa Sud-Occidentale. Questo monitoraggio dovrebbe concentrarsi nei siti dove riposano o nidificano i volatili che migrano dall'Africa e dove la popolazione locale di zecche interagisce con questi uccelli".


"La sensibilizzazione a possibili focolai - concludono - dovrebbe prevedere anche specifici piani di sorveglianza incentrati su alcune tipologie di persone e animali a rischio elevato di infezione da virus della febbre virale emorragica Crimea-Congo".


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