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Martedì, 17 Maggio 2022
Salute

Tumori: diritto all'oblio oncologico, al via raccolta firma per legge

Iniziativa Fondazione Aiom, circa 1 mln italiani guariti ma a rischio discriminazioni per burocrazia


Roma, 21 gen. (Adnkronos Salute)() - Quasi un milione di persone in Italia sono guarite da un tumore, ma per la burocrazia sono ancora malate e rischiano discriminazioni nell?accesso a servizi come l?ottenimento di mutui, la stipula di assicurazioni sulla vita, l?assunzione in un posto di lavoro e l?adozione di un figlio. Sul modello di Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Portogallo, Fondazione Aiom lancia la prima campagna per il riconoscimento del 'diritto all?oblio oncologico', con lo slogan ?Io non sono il mio tumore?. Obiettivo: ottenere una legge che tuteli le persone che hanno avuto una neoplasia e che ora, per questo, vivono discriminazioni sociali.


Oggi, infatti - si legge in una nota - per richiedere molti servizi è necessario dichiarare se si è avuto il cancro, anche se si è già guariti. A sostegno dell?iniziativa sono stati realizzati la prima guida sul diritto all?oblio oncologico, un portale web (dirittoallobliotumori.org) e una forte campagna social, per promuovere la raccolta firme. Lo scopo è raggiungere 100mila adesioni, che verranno portate al Presidente del Consiglio per chiedere l?approvazione della legge. Tutti potranno contribuire lasciando il proprio nome, sia online che nei reparti di oncologia e nelle piazze: pazienti, caregiver, familiari, cittadini. La guida è scaricabile dal sito e sarà distribuita negli ospedali, per informare chi ancora non è a conoscenza di questa opportunità e invitarlo ad agire perché le cose possano cambiare. Il portale offre inoltre ai pazienti la possibilità di raccontare la propria storia, per mettere in luce il problema e condividere le esperienze.


?Le persone guarite dal cancro devono essere libere di guardare al futuro senza convivere con l?ombra della malattia ? afferma Giordano Beretta, presidente di Fondazione Aiom ?. Oggi sono 3,6 milioni i cittadini che vivono con una diagnosi di tumore. Il 27% di loro, circa un milione, è guarito. C?è una forte discriminazione sociale nei loro confronti, che deve essere combattuta. Come Fondazione Aiom abbiamo deciso di provare a cambiare le cose: con la campagna ?Io non sono il mio tumore?, vogliamo portare attenzione su un tema così importante. La legge permetterebbe di non essere più considerati pazienti dopo 5 anni dal termine delle cure se la neoplasia è insorta in età pediatrica e dopo 10 se ci si è ammalati in età adulta".


"Oggi, grazie all?innovazione dei percorsi terapeutici, molti tumori vengono curati - prosegue Beretta - e altri possono essere cronicizzati: per questa ragione i pazienti che vivono anche a molti anni di distanza da una diagnosi sono aumentati e così le persone che trarranno benefici da questo provvedimento".


"Ogni neoplasia richiede un tempo diverso perché chi ne soffre sia definito ?guarito?: per il cancro della tiroide sono necessari meno di 5 anni dalla conclusione delle cure, per il melanoma e il tumore del colon meno di 10. Molti linfomi, mielomi e leucemie e i tumori della vescica e del rene richiedono 15 anni. Per essere ?guariti? dalle malattie della mammella e della prostata ne servono fino a 20. Il riconoscimento del diritto rappresenta la condizione essenziale per il ritorno a una vita dignitosa ed è necessario all?abbattimento del connubio ?cancro significa morte?, che crea barriere spesso insormontabili ? sottolinea Beretta ?. Negli ultimi due anni molti Paesi europei hanno emanato una legge che garantisce agli ex pazienti il diritto a non essere rappresentati dalla malattia. L?Italia deve assolutamente seguire questo esempio", conclude.


?Noi pazienti ? dichiara Monica Forchetta, membro del Cda di Fondazione Aiom e presidente dell'Associazione pazienti Italia melanoma (Apaim) - sappiamo cosa significhi essere trattati da persone fragili, perennemente malate. La neoplasia spesso diventa un?etichetta, anche quando non c?è più. Oggi, però, le persone guarite sono così tante che è necessario rendersi conto dell?entità del problema e intervenire per risolverlo".


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