“Innovazione e sviluppo per le eccellenze del Veneto”. Intervista in esclusiva al Presidente Zaia

La regione Veneto, da sempre un esempio di innovazione ed eccellenza, punta a crescere e sviluppare il suo territorio e a costruire solide basi per la ripartenza economica a sostegno dei giovani e delle imprese. A evidenziare i principali temi legati a queste importanti tematiche, la voce del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia in questa intervista in esclusiva realizzata da Gabriele Ferrieri (Editorialista e Presidente dell’ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori).

La Regione Veneto è da sempre sinonimo di eccellenza. Con l'emergenza sanitaria e il conseguente lockdown, quali sono state le principali misure che si sono potute realizzare per sostenere i giovani, le imprese e i territori?

“Il lockdown ha invalidato e compromesso moltissimo la salute finanziaria dell’Italia. Di fatto, lo si evince analizzando il bilancio economico, la regione ha perso circa 60 mila posti di lavoro. Il Veneto era quella con il livello di disoccupazione più basso su scala nazionale, infatti circa il 6,6%. Dei 60mila posti almeno 30 mila sono del comparto turistico, che nella regione veneta è la più grande industria che vanta circa 18 miliardi di fatturato. Siamo intervenuti con la rimodulazione di tutti i fondi comunitari e abbiamo recuperato tutto quello che potevamo recuperare per immetterlo nel comparto produttivo e cercare di essere il più possibile di aiuto all’occupazione. Certo è che la vera aspettativa è quella dei 209 miliardi che spero arrivino veramente a creare occupazione e opportunità per i giovani.”

In vista della stesura del Recovery Plan Nazionale, quali ritiene siano le principali progettualità su cui si dovrebbe andare ad investire per colmare il digital divide italiano e rendere il Paese più innovativo, più inclusivo e più sostenibile alla pari degli altri partners europei riducendo così il gap con gli altri stati membri?

“È una grande opportunità che non si deve disperdere. 209 miliardi valgono molto finanziarie, tenendo in considerazione che un buon ammontare di questa somma è a fondo perduto. A mio avviso si dovrebbe ragionare come se fossimo un paese in via di sviluppo e pensare nell’ottica di un'unica fonte di finanziamento da realizzare anche come opere sia pubbliche che private. Ritengo pertanto che i temi del divario digitale e dell’infrastruttura tecnologica diventino prioritari, esattamente come si sono già mossi alcuni paesi in via di sviluppo che non avevano le infrastrutture fisiche e i servizi da offrire alla comunità, ma sono partiti da un importante presupposto, ovvero la connessione con il mondo, che ad oggi rappresenta competitività, attrazione e creazione di nuovi posti di lavoro.”

La trasformazione tecnologica e digitale rappresenta una grande opportunità per l'Italia, sia in ottica di una maggiore efficienza della pubblica amministrazione che di servizi e assistenza ai cittadini. Secondo la sua visione, quali dovrebbero essere le corrette linee guida da seguire in termini di "politica digitale" a livello regionale e a livello nazionale e quali ritiene siano gli impatti positivi a livello socio-economico per il Paese?

“La Regione Veneto che con le sue 600mila partite iva produce circa 150 miliardi di PIL all’anno, se poi però l’infrastruttura non ti permette di essere connesso con il mondo sei fuori dal mercato, quindi l’infrastruttura è competitività. Ritengo fondamentale investire su questo fronte e cambiare mentalità perché questa è da considerarsi anche una rivoluzione culturale. Se si pensa al solo device che noi abbiamo in tasca, questo fornisce ad esempio molti parametri biologici, basti pensare al tracciato cardiaco. Ciò significa che noi saremo sempre più connessi. Tuttavia, è necessario che tutta la comunità riesca a dialogare e per poterlo fare occorre avere una struttura tecnologica e digitale che riesca a mettere in rete le nostre imprese e tutte le nostre attività umane.”

Spesso si parla di come l'Italia non sia un paese per i giovani, quali ritiene siano le giuste politiche di supporto alle nuove generazioni come motore trainante del futuro del Paese al fine di contrastare anche la cosiddetta fuga di cervelli?

“Ritengo innanzitutto che fare un’esperienza all’estero è comunque positivo, dopo di che è doveroso sottolineare che non sempre se ne vanno i migliori. Se ne vanno anche i migliori, ma in realtà non tutti poi fanno fortuna. Fatte queste precisazioni, è fondamentale ricordare che questo Paese finché non smetterà di essere “l’ufficio complicazioni affari semplici”, è inevitabile che non possa essere attrattivo. Se si osservano poi i parametri in merito al fenomeno della di fuga dei cervelli, siamo in linea con i parametri europei. Questo sta a significare che i giovani cercano comunque un’esperienza all’estero ma nel momento in cui vorrebbero tornare a casa si rendono conto delle complicazioni di questo Paese. È pur vero che questa situazione deve essere risolta direttamente dallo stato centrale dal momento che dovrebbe essere quest’ultimo a dover creare le condizioni perché i giovani possano fare impresa e realizzare facilmente le loro idee.”

A breve ci saranno le elezioni nella Regione Veneto, se sarà rieletto in 5 punti quali ritiene debbano essere le principali linee programmatiche del suo prossimo quinquennio alla guida del territorio?

“Se capitasse a noi, sarebbe come un treno in corsa, tanto è vero che lo slogan è -l’impegno continua-. Penso che l’occupazione sia un obiettivo, ritengo che la disoccupazione intellettuale sia la vera sfida da combattere. Inoltre, è fondamentale creare occupazione e opportunità per i giovani. Noi dobbiamo essere un laboratorio, il substrato per le nuove attività e per l’innovazione. Consideri che pochi giorni fa ho inaugurato H-Campus di Riccardo Donadon in H-Farm dove tremila studenti hanno dimostrato di avere una visione globale nella loro formazione. Questi sono gli esempi su cui investire. Direi che se lasciassimo più spazio ai giovani, di certo l’economia non indietreggerebbe ma andrebbe avanti.

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