Martedì, 3 Agosto 2021
Chiedilo a loro

Il mondo che non ci piace è fatto anche da noi. È il momento di cambiarlo

Scopri cosa ha fatto la comunità di Giuliana e come diventare anche tu protagonista del cambiamento

Che la vita nei paesini offra qualche distrazione in meno rispetto alle metropoli è un assunto sul quale è fin troppo facile essere d'accordo.

Giuliana è uno dei tanti paesini italiani, fatto da 2.000 abitanti distanti 77 km da Palermo.

Nel 2017 chi potrebbe mai investire in un paesino così piccolo?

È qui che Giuliana diventa una metafora. Di noi, di tutte quelle persone che vivono lontano dai riflettori, dove sognare in grande assomiglia più a un'utopia e dove lamentarsi diventa l'hobby più popolare.

A volte però, anche in queste piccole comunità c'è chi non smette di sperare, e ripone fede su una considerazione tanto logica quanto bistrattata: ma quello che ci circonda, ovunque noi capitiamo nel mondo, da chi è stato fatto? È stata forse la natura a rendere il nostro ambiente così?

No. Niente è "così". Niente è immutabile. Siamo noi a creare quello che ci circonda, e quando non ci piace, è possibile cambiarlo. Sono pochi gli ingredienti:

credere nel prossimo, coinvolgerlo, condividere i desideri e mettersi all'opera.

Padre Luca aveva un sogno. Non accettava il fatto che non fosse rimasta neppure una chiesa agibile in paese. Perle di architettura invidiate da tutto il mondo, ma soprattutto centri di aggregazione sana e fonte di vita sociale.

Con effetti reali che superano il concetto di fede: le comunità parrocchiane sono utilissime per tenere attive le comunità locali, dai più giovani agli anziani con attività ricreative ed educative.

Da un incontro di Padre Luca con la Dott.ssa Noce della Curia nacque l'idea di presentare un progetto per richiedere i fondi dell'8x1000, da utilizzare per restaurare la chiesa del Carmine. Il progetto piacque, ma il problema non era ancora risolto. I fondi potevano coprire il 50% dei lavori, e mancavano all'appello circa 130 mila euro.

Ma si sa, un sacerdote può non avere fondi, ma sicuro non termina mai la fede. Credeva nel prossimo, credeva che l'ambiente da solo non puoi cambiarlo, ma se coinvolgi tutti quelli con cui condividi quell'ambiente qualunque impresa diventa realizzabile.

E fu così che Don Luca convocò la comunità, proprio di fronte alla chiesa del Carmine.

La somma da chiedere non era proprio irrisoria, soprattutto in una comunità esigua e di certo non collocata in una delle zone economicamente più floride d'Italia.

Il parroco raccontò il progetto, che andava oltre il semplice restauro, ma avrebbe permesso il ripristino di tutte le attività della parrocchia.

Il fatto che l'8x1000 copriva la metà dei costi funzionò come un volano. Sapere che già metà della somma era disponibile rese il progetto concreto, e ciascuno diede il suo contribuito. Chi economico, chi professionale.

Il 1 maggio 2015 Don Luca ha potuto riaprire le porte della chiesa del Carmine, celebrando la prima di un nuovo ciclo di messe, proprio nel giorno del suo 12° anniversario di investitura parrocchiale.

A detta delle persone, il restauro è stato anche mentale. È stata l'occasione attraverso la quale la comunità si è riscoperta tale, e tutta la collaborazione nata su un obiettivo unico è rimasta attiva anche a risultato raggiunto.

Oggi le persone si ritrovano nella parrocchia non solo per le funzioni religiose, ma per partecipare a tutte le attività che essa propone.

Una bella storia che non dovrebbe essere straordinaria. Basta una firma per rendere storie come questa ordinarie. La tua.

Ascolta questa storia attraverso la voce dei protagonisti. Secondo te come ci si sente a sentirsi partecipi di una comunità così attiva? Non immaginarlo, chiediloaloro.it

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