Lunedì, 18 Ottobre 2021
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Uniti si può fermare la violenza, nessuna donna è sola

Regione Lombardia si attiva per promuovere una serie di iniziative volte a fermare questo drammatico fenomeno

La violenza sulle donne, purtroppo, è una realtà diffusa dappertutto, che perdura da molto, troppo tempo.
Se già si tratta di una condizione drammatica in sé, lo è ancora di più alla luce del fatto che tale fenomeno, anziché regredire, sia in crescita.
Sono moltissime le donne che si trovano a dover affrontare, nella propria vita, la presenza di un uomo violento; infatti, solitamente, i carnefici non sono sconosciuti, bensì individui che appartengono alla realtà quotidiana, come colleghi di lavoro, mariti, compagni.
Altro aspetto angoscioso è dato dal fatto che, nella maggior parte dei casi, le vittime si trovano da sole a gestire situazioni tanto pesanti: perché provano vergogna, perché hanno paura, perché sono state isolate dai propri affetti, perché non sono consapevoli di ciò che sta accadendo loro.

Ed è proprio per manifestare il proprio sostegno alle donne vittime di violenza, che Regione Lombardia ha dato il via alla campagna “Non Sei Da Sola”, cui ha dedicato anche un minisito. Da qui, sarà possibile avere accesso a tutte le iniziative promosse.
In questo modo, Regione Lombardia vuole inviare un deciso messaggio alle donne: che, appunto, non sono sole ad affrontare e gestire una condizione tanto dolorosa e complessa.
In primo luogo, lo fa aiutandole a capire se sono vittime di violenza e a riconoscerne i segnali; le difese psicologiche che entrano in atto, spesso, non consentono subito di comprendere la gravità dei soprusi subiti. Violenza, infatti, non è solo aggressione fisica.

Imparare a riconoscere la violenza

La violenza psicologica è uno dei modi più subdoli di fare del male.
Un compagno che offende e umilia verbalmente, convincendo la donna con cui convive che questa non vale nulla, facendola sentire inadeguata e facendo leva sulle sue insicurezze, ad esempio, sta già usando violenza.
Anche mantenere una donna dipendente a livello economico, impedendole di lavorare, è violenza.
Da qui, poi, si può giungere alla violenza fisica: da uno schiaffo si degrada verso forme sempre peggiori.
Purtroppo, questo fenomeno si sviluppa in maniera graduale, passando attraverso una serie di comportamenti che, alla lunga, entrano nella quotidianità.
Per questo, per una donna è spesso difficile capire di essere vittima di violenza; i soprusi vengono, spesso, minimizzati proprio da chi li subisce.
A questo, si uniscono vergogna, ansia, disagio, senso di colpa e, in caso vi sia della prole, paura per i propri figli.

Per questo motivo, Regione Lombardia si è attivata per supportare le donne in maniera pratica.

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Presenza capillare dei Centri Antiviolenza, un supporto concreto

Su tutto il territorio lombardo sono distribuiti diversi Centri Antiviolenza, che si pongono come punto di riferimento cui rivolgersi per chiedere aiuto, garantendo una serie di servizi dedicati, cui le donne in difficoltà possono accedere.

Offrono tutela sia per le donne maltrattate che, quando presenti, per i figli delle stesse; le seguono nel percorso per uscire dalla spirale di violenza e riguadagnare la propria autonomia.

Inoltre, i Centri Antiviolenza mettono a disposizione, gratuitamente e in maniera anonima, una serie di servizi, quali assistenza psicologica, accoglienza, ospitalità e orientamento al lavoro.
In più, in base al reddito annuo, le donne vittime di violenza hanno la possibilità di chiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, per accedere all’orientamento legale.
I Centri Antiviolenza, inoltre, collaborano con case rifugio e strutture di ospitalità, che garantiscono rifugio e protezione alle donne e ai relativi figli minori nei casi più gravi.

Un Piano Regionale Antiviolenza, affinché nessuna donna maltrattata sia sola

Regione Lombardia ha da tempo dimostrato di voler affrontare il problema della violenza sulle donne, organizzando iniziative e ponendosi obiettivi ben precisi.
Già il 10 novembre 2015, ad esempio, il Consiglio regionale aveva adottato il Piano Regionale Antiviolenza, che si proponeva di perseguire, principalmente, due obiettivi:
il primo è quello prevenire il fenomeno della violenza maschile contro le donne, operando per far venire a galla tale problema, diffondendone informazioni in merito.
Il secondo, non meno importante, è quello di fornire un aiuto concreto alle donne vittime di violenza, supportandole nell’ottenere la propria autonomia.

Il Piano Quadriennale Regionale è stato poi rinnovato il 25 febbraio 2020, riconfermando ed ampliando gli obiettivi pregressi.
Infatti, l’ambito di intervento è stato esteso anche ad ulteriori tematiche, che coinvolgono: le donne vittime di violenza appartenenti a categorie svantaggiate o con particolari fragilità, gli uomini maltrattanti e i minori vittime (o testimoni) di violenza familiare, nonché orfani di femminicidio.

Collaborando, tutti insieme, è possibile fermare la violenza sulle donne.

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