Sabato, 27 Febbraio 2021

Una periferia che diventa centro, grazie a un sacerdote che diventa comunità

Contribuire al sostentamento dei sacerdoti italiani: un ringraziamento per ciò che fanno tutti i giorni

Ci sono gesti che non hanno prezzo, gesti a cui non si riesce neanche a dire grazie, tanto sono spontanei e fatti con il cuore. Sono gesti di solidarietà, di conforto, di vicinanza, di coesione. Gesti d’amore, fatti, ogni giorno, da tanti sacerdoti italiani, che operano a un passo da noi, così come negli angoli più nascosti dello Stivale. 

Ci sono gesti, come quelli di Don Giuseppe Facchineri, parroco della “Beata Vergine Addolorata in Morsenchio”, quartiere nella periferia sud-est di Milano. Grazie ai suoi gesti, Don Giuseppe è diventato una presenza vivace e coinvolgente in una comunità dal passato difficile, riuscendo poco per volta a cambiarne il volto, insieme alle persone che la abitano. Il suo gesto è stato quello di vivere la comunità e di stare in mezzo alla gente ogni giorno, consapevole, come dice lui, che “per me è normale farmi disturbare. Sanno che tutti i giorni io ci sono”, anche la domenica, anche in quei giorni in cui il prete torna ad essere uomo comune e vorrebbe semplicemente riposare. 

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Una comunità costruita tassello dopo tassello

Don Giuseppe racconta che la storia di Morsenchio è fatta di “una complessità che non deve far paura, ma che, anzi, è ricca di risorse”, di un quartiere dal passato ferito, legato alla droga che circolava per le strade, e di un presente fondato su relazioni positive all’interno di una comunità attiva e partecipe che, negli anni, e grazie all’entusiasmo e alla determinazione anche di Don Giuseppe, ha saputo fare rete attorno alla sua figura e alla sua simpatia. Le giornate di via Lungheria a Milano oggi sono fatte di sport, di catechismo e di una passione per i mosaici, trasmessa proprio dal Don. Da qui è nata la Cappella dei mosaici, una stanza abbellita tassello dopo tassello da tutti i parrocchiani: dai bambini della prima elementare fino agli adulti, credenti o meno, passando per gli adolescenti. Mosaici capaci di unire grandi e piccini, dunque, e di farli sentire letteralmente a casa. 

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Oggi Morsenchio è una periferia che si è fatta centro di tante vite, di tante storie felici, grazie anche a un sacerdote che si è fatto comunità. Ormai basta un gesto a Don Giuseppe, per educare bambini e ragazzi, ma anche adulti, alla solidarietà e alla cooperazione: un semplice sorriso, un saluto o una piccola parola detta a ciascuno dei suoi parrocchiani all’ingresso della chiesa, poco prima dell’inizio di ogni messa. Lui li saluta tutti, uno a uno, “Così saprò a chi devo fare la predica”, afferma con ironia il sempre sorridente Don Giuseppe. Perché una stretta di mano o una pacca sulla spalla sono gesti che valorizzano ciascuno di loro e che contribuiscono a creare relazioni di valore, simpatia, vicinanza e partecipazione. Una vita fatta di gesti, la sua, perché, come dice lui, “quel che conta è farsi trovare, con un abbraccio o una parola. Sempre.”

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Come sostenere i sacerdoti come Don Giuseppe Facchineri

Quello di Don Giuseppe è un piccolo esempio dell’impegno quotidiano di oltre 34.000 sacerdoti in Italia, che lavorano a stretto contatto con la gente, con la strada, con i giovani e con le comunità, contribuendo in maniera attiva e partecipe alla loro coesione, alla solidarietà e alla vita di tutti i giorni. E allora, per tutti i sacerdoti come Don Giuseppe, diventa importante poter continuare la propria opera, anche attraverso una forma di sostentamento dei sacerdoti poco conosciuta, ma fatta anch’essa di un semplice gesto: l’Offerta.

Non si tratta dell’obolo domenicale donato durante la messa, né del contributo assegnato con l’8x1000 alla Chiesa Cattolica. In questo caso parliamo della prima forma di sostentamento dei sacerdoti: le Offerte che ciascuno di noi può fare all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, fanno parte di un sistema che opera a livello nazionale per la loro raccolta e ridistribuzione a tutti i sacerdoti, così da garantire a tutti un uguale sostegno, con maggior riguardo per quelli più bisognosi. Un sistema che, nel 2019, ha inciso per una quota dell’1,7% sul totale del sostentamento dei sacerdoti, una piccola cifra che dimostra che ciascuno di noi può fare di più.

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Donare: un piccolo gesto che fa la differenza

Questo perché i sacerdoti non percepiscono un vero “stipendio” né dal Vaticano né dallo Stato Italiano, ma si affidano alla generosità della gente. E allora, dare un piccolo o un grande contributo all’Istituto Centrale Sostentamento Clero significa supportare tutti i sacerdoti, nessuno escluso, compreso il nostro parroco e, di conseguenza, la nostra comunità. 

Ancora una volta è un gesto, dunque, a fare la differenza. Un modo efficace per dimostrare a tutti i nostri sacerdoti riconoscenza, per far sentire loro, una volta di più, che ci siamo e che vogliamo rimanere vicini alle loro opere, alle iniziative, ai momenti di aggregazione e a tutte le attività pastorali e non di cui ci rendono partecipi quotidianamente.

Fare un’Offerta è semplice: sul sito www.insiemeaisacerdoti.it/donare troverete tutte le modalità disponibili. Meglio sarebbe, intempi di pandemia, approfittare delle possibilità offerte dal web e donare direttamente con carta di credito sul sito oppure tramite il numero verde 800-825000. Il contributo è libero, ovviamente, e, per chi decidesse di donare tramite sito entro il 31 dicembre, è previsto anche un piccolo omaggio di ringraziamento: un abbonamento digitale ad Avvenire per 4 mesi.

E ricordate: sostenere i sacerdoti significa aiutare tutte le persone in difficoltà che da questi sono raggiunte e aiutate con tante iniziative di solidarietà e di carità, a maggior ragione in un periodo così difficile come quello attuale, che tiene le comunità e gli individui lontani, spesso lasciandoli soli ad affrontare il quotidiano.

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