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Venerdì, 12 Aprile 2024
Lo scontro

La battaglia di Meloni in Europa per salvare la pesca a strascico

Il ministro Lollobrigida contro il piano della Commissione europea che vuole vietare la pesca indiscriminata attività nelle aree marine protette

Un salvagente per proteggere il sistema della pesca a strascico. È quello lanciato dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida nel corso dell'ultimo consiglio AgriFish tenutosi a Bruxelles il 20 marzo. Gli Stati membri hanno avuto occasione per la prima volta di scambiare opinioni a proposito del nuovo pacchetto di misure della Commissione, pubblicato lo scorso 21 febbraio, che mira ad aumentare la sostenibilità e la resilienza del settore della pesca e dell'acquacoltura dell'Ue. Un progetto che suscita però diverse perplessità e che vari Paesi dell'Ue vorrebbero ammorbidire e modificare.

Il pacchetto, composto da tre comunicazioni e una relazione, valuta l'attuale stato di avanzamento della politica comune della pesca (Pcp) dell'Ue e propone azioni future per migliorare l'attuazione delle politiche in materia di pesca e ambiente. Tra gli obiettivi anche quello di ridurre la dipendenza del settore dai combustibili fossili. La Commissione preme per misure fortemente orientate alla sostenibilità, con un cambio di rotta importante per evitare un drammatico esaurimento delle risorse ittiche, ma alcuni Stati membri temono gravi ripercussioni economiche sul settore. "L'attenzione all'attuazione di misure ambientali e al raggiungimento della neutralità del carbonio non può andare a scapito della sicurezza alimentare dell'Ue e dei mezzi di sussistenza delle comunità costiere, in particolare date le attuali sfide che il settore deve affrontare", ha sintetizzato Peter Kullgren, ministro svedese per gli affari rurali, che ha coordinato la riunione tra i ministri.

La proposta di graduale eliminazione della pesca a strascico nelle aree marine protette è quella che ha sollevato le perplessità maggiori. A margine del Consiglio, Lollobrigida ha dichiarato che la proposta della Commissione contro la pesca a strascico "ci preoccupa particolarmente, ci preoccupa il modello", sottolineando come l'inquietudine sia condivisa con "quasi tutte le nazioni europee", perché temono abbia "delle forti controindicazioni e meno vantaggi di quelli che si prefiggeva". Il piano intende eliminare dalle aree marine protette anche tutti gli strumenti di cattura mobili di fondo come le draghe, cioè attrezzi che servono a strappare e a raccogliere molluschi che si annidano nel substrato. In questa operazione si raccoglie anche altro materiale non voluto. "L'Italia condivide la necessità di individuare strumenti più efficaci per ridurre le catture indesiderate e i rigetti in mare così com'è consapevole che occorra rivedere i piani di gestione dell'anguilla", ha dichiarato il ministro italiano nel corso della riunione, chiedendo però di "valutare meglio i tempi e le modalità di attuazione di questi processi per evitare che si disperdano obiettivi difficilmente realizzabili".

Squali, razze e tartarughe: tutte le vittime della pesca a strascico

In relazione alla pesca a strascico ha sottolineato che "attribuire a questo sistema di pesca l'esclusiva responsabilità del depauperamento dei fondali marini e delle risorse ittiche appare una semplificazione", sottolineando che la proposta dell'esecutivo europeo "non può essere accettata con queste modalità così come descritte nel piano d'azione". Anche la Francia ha chiesto delle deroghe, ad esempio per la pesca artigianale. Per risolvere queste ed altre perplessità gli Stati membri hanno chiesto di ottenere degli studi e delle relazioni, in particolare per valutare l’impatto sulle singole nazioni. Quello che serve, secondo Lollobrigida, è una "azione che permetta a tutte le nazioni di sopportare eventuali oneri dovuti alla sostenibilità per esempio ambientale, che siano compensati però dalla possibilità di avere una sostenibilità economica e quindi sociale conseguente che sia tollerabile".

Tra gli obiettivi del piano è prevista anche una revisione dell'obbligo di sbarco, cioè il divieto per il Mediterraneo di rigetto in mare di quelle specie per cui è prevista una taglia minima comunitaria. Quando avvengono catture di specie che il pescatore intende scartare, anziché gettarle in mare (tranne in casi specifici), dovranno essere tenute a bordo, registrate nei “Giornali di pesca”. Una volta sbarcate, queste catture possono essere utilizzate a fini diversi dal consumo umano diretto, come la farina di pesce, l’olio di pesce, gli alimenti per animali, gli additivi alimentari, i prodotti farmaceutici e cosmetici. La Commissione intende potenziare questo obbligo estendendolo anche ad altre tipologie di catture. Pure su questo punto Lollobrigida ha espresso alcune perplessità. "Determina, così come disegnato, più costi che benefici, nonostante gli obiettivi che si pone siano lodevoli", ha dichiarato il ministro nel corso del suo intervento davanti agli omologhi europei. Infine l'Italia, insieme soprattutto a Grecia e a Cipro, ha sollevato dubbi sulla capacità dell'Ue di realizzare controlli relativi alle modalità di pesca dei Paesi terzi nel Mediterraneo. A tal proposito il ministro italiano ha sottolineato "quanto sia rilevante non continuare a penalizzare le nostre flotte pescherecce con regole rigide inapplicabili verso Paesi terzi".

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