Lunedì, 21 Giugno 2021
crisi grecia

Non c'è solo Syriza: ecco cosa può succedere in Grecia (e in Europa)

Sono otto i Paesi dell’Eurozona che dovranno esprimersi sull'accordo raggiunto a Bruxelles e il risultato non è sempre scontato. Tsipras ha 24 ore per convincere i suoi alleati e pensa ad un rimpasto di governo per escludere la sinistra più radicale

Non c’è solo Syriza e la faida tra vecchi e nuovi oppositori di Tsipras. Sono ben otto i Paesi dell’Eurozona che dovranno esprimersi sull’accordo tra Atene e i governi dell’Unione Europea. E le insidie sono dietro l’angolo.

A cominciare da quelle che attendono il premier greco il quale ha poco più di 24 ore per convincere i suoi parlamentari ad approvare il piano di pesanti tagli di spesa e aumenti fiscali deciso a Bruxelles.

CAOS SYRIZA - Il prezzo del via libera del Parlamento sarà quasi certamente una spaccatura del suo partito di sinistra Syriza la cui ala oltranzista (circa una ventina di deputati) chiede al premier di ripudiare l'intesa. A guidarla il ministro dell'Energia Panagiotis Lafazanis, che ha definito i partner europei, guidati dalla Germania, "brutali ricattatori e assassini finanziari". Ma anche i 13 deputati di Anel, forza nazionalista che appoggia il governo, potrebbero votare contro l'accordo.

GLI SCENARI - Tsipras sgombrerà il campo con un rimpasto di governo per escludere la sinistra più radicale dopo il voto di domani, ha pronosticato il ministro dell'Economia Giorgios Stathakis, che non ha escluso comunque un cambio della guardia nell'esecutivo anche oggi. Tra gli scenari evocati dalla stampa anche un "governo di scopo", sostenuto da un'ampia coalizione che possa sopportare il peso dell'approvazione delle riforme, ma anche della loro attuazione.

GERMANIA - E dopo il parlamento ellenico sarà la volta della Bundestag, la camera bassa tedesca. Angela Merkel e la Spd hanno un'ampia maggioranza di 504 seggi su 631, ma i malumori all’interno della Cdu non mancano (non è un mistero che l’ala più oltranzista del partito avrebbe visto con favore l’ipotesi di una Grexit).

FINLANDIA - Nel caso della Finlandia ad esprimersi sarà una commissione parlamentare composta da 25 membri che riflettono gli equilibri politici del parlamento: il voto di quest'ultimo sarà necessario solo se la commissione sarà contraria al parere del governo. Ma il governo di Juha Sipila - che vede in coalizione il partito euroscettico dei Finlandesi - non può dormire sonni tranquilli. 

SLOVACCHIA E LETTONIA - Tra mercoledì e venerdì sono inoltre attesi i voti di Francia, Austria, Estonia, Lettonia e Slovacchia. Proprio in questi due ultimi Paesi potrebbero esserci delle sorprese. La Lettonia - spiega Il Sole 24 Ore - "è uno dei Paesi che hanno applicato le misure di austerità più severe per poter entrare nell'Eurozona e non vede di buon occhio le concessioni fatte alle Grecia".

Un discorso simile può esser fatto anche per la Slovacchia che non a caso nel 2010 si chiamò fuori dal primo salvataggio della Grecia. La strada per Tsipras ancora tutta in salita. 

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