Migranti, tutte le fragilità dell'accordo europeo sulla redistribuzione: "Non è la soluzione"

L'accordo europeo sulla redistribuzione dei migranti soccorsi in mare (che sono solo una piccola parte del totale) è lontano. E c'è chi chiede di non focalizzare l'attenzione solo sul Mediterraneo centrale, numeri alla mano. Di Maio: "Rimpatri unica soluzione"

L'accordo sulla redistribuzione dei migranti soccorsi in mare (che sono solo una piccola parte del totale degli arrivi, gli sbarchi autonomi sono molto più numerosi) è ancora lontanissimo. E alcuni Paesi chiedono di non focalizzare l'attenzione solo sul Mediterraneo centrale, sottolineando che ci sono "segnali allarmanti di una crisi emergente" nel Mediterraneo orientale. 

Oggi alle ore 18 presso la "Casa della Fraternità" di Lampedusa, "su richiesta dei sopravvissuti e desiderio della Comunità", saranno celebrati i funerali delle vittime dell'ultimo naufragio costato lambita a 13 donne. Diciassette sono i dispersi.

La strada verso un'Europa unita sul tema migranti è lunga e in salita. La riunione dei ministri degli Interni dell'Ue, ieri a Lussemburgo, è stata l'inizio di un percorso, che si spera di concludere entro novembre-dicembre, verso la condivisione con un numero importante di paesi membri del pre-accordo di Malta sugli sbarchi e la ripartizione dei richiedenti asilo salvati in mare nel Mediterraneo centrale. Parola del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese.

Migranti, pochi Paesi hanno dato pieno appoggio al "pre accordo"

Oggi come oggi, a parte Francia e Germania che avevano partecipato all'incontro di Malta insieme all'Italia, solo tre paesi hanno dato il loro pieno appoggio al pre accordo, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda. Ma secondo quanto ha riferito Amélie de Montchalin, sottosegretario francese agli Affari europei che ha partecipato alla discussione, gli Stati membri interessati a partecipare sono almeno "una decina".

"Come ho detto più volte - ha spiegato la titolare del Viminale - questa era semplicemente la presentazione di un progetto che abbiamo messo a punto a Malta. Alcuni paesi hanno dato immediatamente la propria condivisione, perché ogni volta che abbiamo avuto degli sbarchi avevano dato la loro disponibilità; altri paesi in via generale hanno espresso un parere positivo, però ovviamente molto è rimandato a valutazioni e verifiche che ci saranno prossimamente". "Certo - ha proseguito è un percorso che si concluderà non immediatamente e richiede degli approfondimenti. Noi siamo fiduciosi, vediamo quanti più Stati è possibile. Ma l'avevo detto:  non era prevista la firma, sarebbe stato assurdo, anche perché i vari ministri dovranno tornare nei propri paesi, dovranno fare le verifiche con i propri tecnici".

Secondo Lamorgese, "non c'è un numero minimo: questo è un pre-accordo, ma già adesso praticamente opera, perché quando arrivano degli sbarchi facciamo già una suddivisione con tutti i paesi che hanno dato disponibilità; in primis quelli che hanno condiviso con noi questo progetto; e partecipano anche gli altri tre o quattro paesi", il Lussemburgo, l'Irlanda, il Portogallo. "Il problema non è l'attuazione perché di fatto già c'è, concretamente".

Migranti, redistribuzione con quote obbligatorie: il piano Ue

Non esistono ancora le quote obbligatorie e continua perciò a essere necessario l'intervento della Commissione europea per gestire gli accordi volontari di ripartizione. Ma questa circostanza cambierà con la formalizzazione del meccanismo. "L'accordo prevede delle quote obbligatorie, che verranno stabilite quando poi avremo un quadro preciso di tutti i gli Stati che aderiranno, quando sapremo esattamente quanti paesi avranno firmato", ha detto il ministro. "Certo, ci sono dei paesi che hanno già detto di no, che non accettano l'accordo. In particolare quelli di Visegrad. Sono i soliti che non accettano", ma che però potrebbero essere disponibili eventualmente a fornire aiuti finanziari invece di accogliere una loro quota. "Però di questo oggi non si è parlato", ha precisato Lamorgese.

Non è tutto. Il ministro ha infatti poi confermato un punto importante, riguardo alla tipologia dei migranti da ripartire fra i diversi paesi dopo gli sbarchi. "Questo pre-accordo di Malta - ha detto - parla dei richiedenti asilo, quindi praticamente tutti, non solo chi ha avuto già la protezione o deve ancora averla. Poi si faranno le procedure tramite le commissioni territoriali per vedere chi ha titolo e chi non ha titolo, e chi non ha titolo verrà rimpatriato".  "Quello che stiamo cercando di ottenere dall'Europa, e su questo c'è condivisione - ha aggiunto Lamorgese -, è che le procedure di rimpatrio vengano veramente verificate con un accordo a livello Ue, perché così ogni Stato è più forte".

A chi le domandava se dell'accordo di Malta si tornerà a parlare alla riunione ministeriale di novembre e al Consiglio europeo di dicembre, il ministro ha replicato che, pur non essendo in agenda "faremo di tutto perché se ne parli, perché è nostro interesse, abbiamo fatto un percorso che vorremmo vedere chiuso; saranno sette, otto, 10, 12 paesi, non lo sappiamo, ma vogliamo arrivare a una conclusione". Entro dicembre, quindi? "Io spero di sí", ha risposto Lamorgese. Solo una speranza, al momento.

Mediterraneo orientale, emergenza in vista

Alcuni paesi membri (Bulgaria, Cipro, Grecia) hanno chiesto in un documento comune di non focalizzare l'attenzione solo sul Mediterraneo centrale, sottolineando che ci sono "segnali allarmanti di una crisi emergente", la seconda, dopo quella del 2015-2016, nel Mediterraneo orientale. Fra il 19 agosto e il primo settembre sulle tre rotte migratorie (Occidentale-atlantica, centrale e orientale) ci sono stati rispettivamente 1.133, 1.369 e 4.879 arrivi, e ancora dal 2 al 9 settembre rispettivamente altri 736, 480 e 2.707 arrivi.

Lamorgese ha osservato che " l'incontro era finalizzato all'esame del nostro testo. Però si è parlato ovviamente anche di quello che avviene negli altri paesi. E la Grecia ovviamente - ha riferito il ministro - ha posto il problema degli arrivi che loro hanno soprattutto nelle isole, in particolare a Lesbo. Pur apprezzando lo sforzo che noi facciamo, ovviamente ognuno pensa ai problemi di casa propria, e poiché c'è stato un aumento esponenziale degli arrivi dalla Turchia, i greci erano molto preoccupati".

"L'immigrazione è in Italia in Grecia, in altri paesi sulla rotta balcanica, ci sono vari territori che vanno guardati e su quello dobbiamo operare tutti insieme, perché l'Europa esiste nella dimensione complessiva", ha detto Lamorgese: "L'immigrazione è un problema complesso, che non si risolve da un giorno all'altro; c'è bisogno di accordi, di contatti con i paesi, di tanti protocolli a livello Ue; ritengo molto importante il ruolo dell'Europa, e quindi quello che ho detto" in Consiglio "è che questo è un momento per fare vedere che l'Europa c'è, sarebbe un segnale molto importante".

Perché aiutare Italia e Malta quando flussi ben maggiori riguardano Grecia e Spagna? Se lo chiedono in tanti, primo tra tutti Matteo Villa di Ispi.

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Di Maio: "La soluzione non è la redistribuzione, sono i rimpatri"

"Per me la soluzione non è la redistribuzione, ma fare i rimpatri. Per quello servono accordi, e noi stiamo riducendo da due anni a quattro mesi i tempi per i rimpatri". Lo dice Luigi Di Maio a Di Martedì. "Con Tunisia, Marocco e Algeria gli accordi c'erano, ma non erano ratificati, e comunque le procedure per stabilire chi deve tornare indietro e chi puo' restare vanno fatte qui e vanno velocizzate".

Porto sicuro e prima accoglienza: l'intesa europea sui migranti è possibile 

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