Martedì, 26 Ottobre 2021
Andrea Maggiolo

Opinioni

Andrea Maggiolo

Giornalista Today

Il nuovo partito di Alessandro Di Battista

Il tempo del ritiro a vita privata è ampiamente finito. Dopo il voto su Rousseau dello scorso 11 febbraio con cui la base pentastellata ha dato il suo via libera all'ingresso del M5S nel governo Draghi, l'ex deputato aveva preso le distanze dal Movimento ("da oggi non parlo più a nome del M5S"). Alessandro Di Battista ora torna in campo, e lo fa fuori dal Movimento 5 stelle. L'ex parlamentare, fuori dall'agone politico da ormai quasi 4 anni, ha annunciato un tour in tutta Italia insieme a "ex-colleghi, attivisti, cittadini dagli occhi aperti". Un tour che, come scrive su Facebook, proverà a "stimolare un dibattito pubblico su temi oscurati, nascosti, abilmente coperti da un sistema di potere che gode nel vederci distratti".

Cosa ha in mente Alessandro Di Battista

"Se ci saranno 40 persone in piazza, ne prenderò atto, ma se saranno in 400, allora dovrò assumermi responsabilità diverse" spiega l’ex grillino. "Per adesso faccio quello che più mi piace fare: battaglie politiche. Poi si vedrà", sottolinea. E dalla sua pagina Facebook chiarisce: "Non mi manca il palazzo, anzi. Mi manca la politica, le nottate passate a parlare di idee, di progetti, gli incontri in giro per l'Italia, i bagni di speranza". Il ritorno in politica di Alessandro Di Battista partirà da Siena, dalla città che è - secondo l’ex deputato M5S - il simbolo di una vicenda importante: l'acquisizione del Monte dei Paschi da parte di Unicredit, presieduta dall’ex ministro dell’Economia del Pd Piercarlo Padoan.

Ma Di Battista intende affrontare anche altri argomenti con i suoi possibili futuri elettori, con cui ora vuole prendere un primo contatto, per sondare atmosfera e umori. Si aggiungono al calderone "i conflitti di interesse tra politica e finanza, le connessioni tra fondi di investimento, case farmaceutiche e lobby delle armi, una legge elettorale che ci dia la possibilità di scegliere i nostri rappresentanti, la lotta alla corruzione moderna”. E ancora: "I diritti degli ultimi, i diritti dei padri separati, la classe media al collasso". Di Battista è molto critico con tutto il percorso fatto dal Movimento soprattutto da quando è entrato nel governo Draghi. Sull'assalto alla sede della Cgil e sulla presenza di tanta estrema destra nelle proteste di piazza contro il Green Pass, è caustico: "Se sindacati, partiti (di sinistra?), pseudo-intellettuali e giornaloni si fossero scagliati contro l’abolizione dell’articolo 18, lo sblocco dei licenziamenti, le delocalizzazioni, i salari da fame e la trasformazione della Fiat come oggi si stanno scagliando contro il "presunto" ritorno del fascismo, beh, l’Italia sarebbe un Paese migliore".

C'è uno spazio lasciato sguarnito dal Movimento 5 stelle

"È la teoria dell’indistinto - commenta su Repubblica Annalisa Cuzzocrea -  che tanto bene ha portato in chiave elettorale al Movimento 5 stelle delle origini. E che Di Battista rispolvera ora che ha voglia di tornare in piazza". La sua uscita dal Movimento 5 stelle nel 2018 fu chiaramente una mossa politica. Si allontanò dai "palazzi romani" anche perché, secondo molti osservatori, se fosse rimasta in piedi l'idea dei due mandati "e poi a casa" si sarebbe assicurato un futuro ritorno in scena al giro seguente. Le cose poi sono andate molto diversamente da quanto chiunque potesse immaginare, ma ora il ritorno potrebbe concretizzarsi. Altrove.

Di sicuro c'è uno spazio lasciato sguarnito dal Movimento 5 stelle quando Conte ha deciso, pur tra mille cautele e distinguo, di proseguire l'avventura della strana alleanza con i dem di Zingaretti. Quel "a Roma voterò Roberto Gualtieri" pronunciato dall'ex premier non va giù a molti nostalgici della prima ora. Non risultano particolari sintonie o contatti tra Di Battista e l'ormai ex sindaca di Roma Virginia Raggi, con la quale però i rapporti sono sempre rimasti amichevoli. Di Battista va per conto suo, con un fedele drappello tra cui l'ex ministra e attuale senatrice Barbara Lezzi. A Siena ci sarà l'ex sottosegretario all'Economia Alessio Villarosa, vicino a Di Battista è anche il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra. Un ruolo nel ritorno potrebbe averlo anche Ignazio Corrao, ex capo delegazione del M5s al Parlamento europeo.

Forse un minimo margine di manovra c'è, se si guarda a Gianluigi Paragone con il suo sorprendente 3 per cento a Milano e la sola lista civica di Virginia Raggi al 4 per cento a Roma e, più in generale una parte di base che non vedrebbe di cattivo occhio un ritorno ai "vaffa" (o almeno all'opposizione).

"Io non mi sono mai piegato a questo sistema politico scegliendo di metter davanti a tutto (anche alla mia convenienza) le nostre idee", ha scritto su Facebook Di Battista. "Ho sempre ritenuto il bipolarismo una truffa. I due grandi schieramenti, sapendo che primo uno e poi l'altro (secondo il principio dell'alternanza) andranno al potere, evitano di pestarsi troppo i piedi. O meglio, fanno finta di farlo. Litigano sulle scemenze salvo poi avallare tutti insieme appassionatamente riforme della giustizia, tagli allo stato sociale, missioni militari all'estero mascherate da missioni di pace, sperpero di denaro pubblico, aumento di privilegi, prebende, regalie alla politica, nomine", sottolinea. "Il governo dell'assembramento (dicono che sia una parentesi ma ci sono fior di politici che sperano nella sua prosecuzione anche dopo il 2023) ne è una conferma". Forse all'eventualità di una prosecuzione delle larghissime intese in aeternum ci spera anche per primo lo stesso "Dibba". In quel caso il vuoto lasciato dal primo M5s sarebbe più evidente. 

Fonderà un suo partito?

Impossibile sapere se deciderà davvero di fondare qualcosa di tutto suo. C'è chi ci scommette. Lui, parole sue, "ha iniziato a combattere". Resta da capire quale sia l'obiettivo della battaglia e quali siano gli eventuali avversari: anche gli ex amici come Luigi Di Maio, Roberto Fico e Giuseppe Conte? La pazza idea, che qualcuno oggi ventila, di riunire il consenso e i voti dispersi per far risorgere il M5s, con un altro nome, in caso di future disfatte elettorali è affascinante, va detto. La politica esiste in quanto luogo delle relazioni fra più attori sociali intorno a temi che interessano la comunità di cui essi fanno parte. Sarà interessante capire quanto Di Battista sarà realmente in grado di porre i temi che gli stanno a cuore al centro dell'attenzione. O, più prosaicamente, vedere quanta gente ci sarà in piazza ad ascoltarlo. 

Chi scrive non ha particolari simpatie per Di Battista. Ma è inevitabile mettere l'accento su un punto specifico. In un'Italia, quella di fine 2021, guidata da un premier che va avanti come un treno, azzerando non nei modi, sempre super istituzionali, ma nei fatti, tutti i distinguo tra i partiti, l'astensione è alle stelle. La voglia di partecipazione alla cosa pubblica, ai minimi termini. Anche per questo un'eventuale piazza piena ad ascoltare l'ex parlamentare sarebbe una buona notizia. Il suo zampino nell'ascesa stratosferisca di consenso che ha caratterizzato il primo decennio di esistenza del M5s c'è stato, ed è forse stato sottovalutato. L'ironia social si scatena ogni volta che il "Dibba" torna sulla scena mediatica. A volte a ragione, a causa di strampalate sparate contro i poteri forti, un grande classico. Altre meno: stavolta sembra che Di Battista prima di altri abbia percepito il sottile, crescente, legittimo disagio di una buona parte dell'elettorato e di una piccola parte degli eletti M5s in vista di un'alleanza più stabile col Pd. Proprio quel Pd che, parola di Di Battista (a settembre 2019) è "il partito dei poteri forti".

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