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Martedì, 30 Novembre 2021
Il Punto

Da capo dei "falchi" a padre spirituale: il nuovo Cav per il centrodestra

L'idea di Alfano e Casini è semplice: creare un polo politico che organizzi il dopo Berlusconi. Che lo disinneschi dalla minaccia del Cav in versione capo dei falchi e lo trasformi nel padre spirituale del nuovo corso

La scena politica italiana si sta attorcigliando attorno a tre dibattiti: il futuro del Pdl, con il braccio di ferro tra Alfano e Berlusconi (falchi e colombe comprese), quello del Pd, alle prese con la partita/primarie per la segretaria e quello sul nuovo centro. Erano due i tavoli di confronto, poi Monti ha rotto con Casini e con il ministro Mauro e si è cominciato a parlare di nuova Dc. O meglio dei Popolari, che tuttavia vorrebbero ridare lustro a qual che era la Democrazia cristiana. Come? Dando vita ad un terzo polo, centrista – appunto e cristiano. Ma è proprio così? L'aria che si respira riguarda più la conformazione del centrodestra tutto.

Se la faccenda si fosse presentata un mesetto fa, sarebbe durata il tempo di un sospiro. E invece, oggi, (tra condanne del Cav e fiducia a Letta) la questione non solo prende corpo, ma potrebbe essere decisiva per il futuro del governo Letta e per lo scenario politico di domani. Lo ha spiegato bene Europa.it pubblicando un dietro le quinte di un parlamentare molto vicino a Pier Ferdinando Casini: “Noi siamo come i caschi blu dell’Onu, una forza di interposizione tra Alfano e Fitto”. E ancora: “A Monti che dice “mai intese con il Pdl se non emendato da Berlusconi e dai falchi”, rispondiamo che il momento è ora. Non possiamo restare alla finestra”.

NUOVO CENTRODESTRA - L’idea è semplice: creare un polo politico che organizzi il dopo Berlusconi (con un primo beneficiario, Letta, appunto). Che, in poche parole, lo disinneschi dalla minaccia del Cav in versione capo dei falchi (svuotandolo di quei numeri che fino ad una paio di settimane fa gli assicuravano azionariato di maggioranza sul governissimo). Senza contare che il 'giochino' danneggerebbe indirettamente anche Renzi. Non a caso, il sindaco, preoccupato per i tempi allungati del governo Letta, questa mattina a Repubblica Tv ha parlato di “balla mediatica” per quel che riguarda il dibattito sul centro.

E invece, caro 'Matteo', la cosa comincia ad avere un suo perché. Ma soprattutto un suo peso specifico. Questo Paese, infatti, resta e rimane a trazione democristiana. Il grosso dei voti, la maggioranza, sta lì. Quelli che Renzi vorrebbe andare a prendere, i famosi "delusi da Berlusconi e dal berlusconismo". Quelli che Alfano e Casini vorrebbero far rientrare assicurandosi i numeri per in governo del dopo-Letta. Con un'operazione che punta a ricostruire tutta la baracca, dalle fondamenta.

Da una parte Casini, quindi, che non vuole uscire da Scelta civica“io non esco” – e che inviata gli altri, Mario Monti in testa a far le valige. Dall’altra Alfano che, per quel che riguarda la situazione in casa propria, ha un pensiero speculare a quello del leader dell’Udc: “Noi non facciamo nessuna scissione”. Tradotto, chi vuol far Forza Italia 2.0 in stile Verdini, Bondi e Santanché sa dov’è la porta. Berlusconi compreso? No, e qui sta la novità: con l’avallo del Cavaliere che battezzi questo nuovo corso vestendo i panni del buon padre spirituale.

Così come spiega bene Europa:  

Più passano le ore, più l’operazione Casini-Mauro all’interno di Scelta civica di sponda con Alfano nel Pdl e triangolazione che passa per il coinvolgimento di Berlusconi, assumono il nitido contorno di due facce della stessa medaglia: un piano di largo respiro per la rifondazione del centrodestra post-Berlusconi, cercando il consenso di Berlusconi – condannato, incandidabile e interdetto – che ne resterebbe il padre  nobile, rinunciando ad esercitare i poteri di presidente del Pdl. Il percorso proposto al Cavaliere dal dinamico duo Casini-Mauro? Alleanza col Pdl uscendo dal limbo terzista e schierandosi contro la sinistra già alle regionali del 17 novembre in Basilicata; testimonianza di amicizia votando contro la decadenza di Berlusconi in senato; niente crisi del governo Letta né voto anticipato a marzo – l’asse Alfano-Casini-Mauro ha comunque i voti per impedirlo – e rassemblement di liste di centrodestra di area Ppe alle europee del maggio 2014: obiettivo sorpassare e battere il Pd.

BASILICATA – Non è un caso, infatti, che per le regionali in Basilicata tra Berlusconi, Alfano e Mauro si sia già trovato l’accordo sulla candidatura a governatore del senatore Di Maggio, imprenditore, uomo di Scelta civica. Con Casini – e l’Udc – che ha fatto da grande tessitore all’operazione. Il tutto, tanto per dar la plasticità degli eventi, senza la minima comunicazione al Prof che, da ex premier, si ritrova con un ex partito. Quello che fondato, con tanto di cognome sulla scheda, e che oggi, di fatto, lo sta cacciando (al netto delle dimissioni). Così in Basilicata. Casini e Alfano vorrebbero così anche per l’Italia. Berlusconi ci pensa (al netto dei falchi).

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