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Martedì, 30 Novembre 2021
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IL PUNTO - Crisi di governo: Berlusconi si arrende, vince il delfino Angelino

Alfano, piegando tutto il Pdl sulla fiducia, ha vinto; Berlusconi ha perso. Da oggi Forza Italia (o il Pdl, se preferite) perde la sua natura personalistica. E' qui la fotografia della slavina per il Cavaliere

La dinastia di Silvio Berlusconi è finita. Qualcuno lo avverta. E avverta anche i falchi del Pdl pronti a confluire e colonizzare Forza Italia. Mai così debole e vulnerabile, da capitano si è fatto gregario. E ha detto sì alla fiducia. Concessa a Letta, imposta da Alfano e dalle colombe. La musique c'est finie. Così all’incirca a mezzogiorno. Poi il colpo di coda del Caimano. La domanda decisiva su cui è chiamata a rispondere la politica italiana tutta è la seguente: l’ultimo o l’ennesimo, il nuovo?

Una mattinata fluida, un pomeriggio incerto. Una giornata storica e complicata. Ma a vederla bene sembra di star a guardare l’acqua dei torrenti che schizza veloce da un sasso all’altro, che curva a destra, svolta repentinamente a sinistra. Si fa cascata e si butta a corpo morto verso valle, pozza dopo pozza. Ecco, verso valle, la direzione vera non muta mai. Così come per il Pdl: la slavina è partita. Questa mattina sembrava velocissima e destinata a travolgere Berlusconi. Nel pomeriggio, l’emorragia ha rallentato la sua corsa. Ma attenzione, non ha perso forza, anzi, aspetta solo dove colpire. E non è detto che spazzi via solo il Cav ma il centro-destra tutto, almeno per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Da una parte ‘Muoia Sansone’ e basta; dall’altra con ‘tutti i suoi filistei’.

La genesi del dubbio decisivo sta in quella scelta in zona Cesarini: il sì alla fiducia. “Grande” ha esclamato Letta, ridendo…amaro. Alfano ha applaudito, scuro in volto (“la tensione, la stanchezza”, hanno detto). Ma cosa è scaturito da quel sì? Il caos tra gli scissionisti. Gli stessi che mezz’ora prima avevano già in tasca un nuovo gruppo parlamentare (i Popolari, il partito dei Popolari europei, il Pdl, visto che non avrebbero aderito a Forza Italia). Senza farsi mancare le sperequazioni ottimistiche: chi si prenderà il simbolo; come sarà regolata la partita dei finanziamenti pubblici; dimissioni dal gruppo di Alfano e delle colombe o di Berlusconi e dei suoi, pronti a confluire in Forza Italia. Era certo: Berlusconi sfiducerà Letta, via al progetto Forza Italia. All’opposizione, magari con Marina, la figlia, alla testa per puntare ad una nuova maggioranza e vendicarsi dei “traditori”.

La fiducia ha ribaltato il quadro. La dimensione di un nuovo gruppo parlamentare al Senato si è pian piano sgonfiata. E’ rimasta sul tavolo ma con meno benzina. Cicchitto, alla Camera, presenta la lista dei 26 nomi per il nuovo gruppo, Sacconi, tra i 23 che in mattinata hanno firmato la mozioni di fiducia, al Senato provava a far rientrare la spaccatura: “Berlusconi ha confermato la forza carismatica, Alfano ha trovato il ‘quid’. Da oggi, visto che non andremo verso una Forza Italia laicista ed estremista, avremo un segretario politico molto più autorevole e un governo più rafforzato”. Ma di scissione Sacconi non vuol sentir parlare. Così come Lupi. Cauto Quagliariello.

E Alfano? In mattinata pensava meglio. Era pronto a prendersi il partito e la guida dei moderati, e forse farsi garante di una nuova Dc. O comunque tra i padri fondatori. E invece è costretto a temporeggiare. Questione di conta e di domani. I dubbi degli scissionisti, quelli sul futuro. I dubbi che non ha mancato di riferire ai suoi fedelissimi: “Si tratta di una frattura inevitabile ma non ancora irreparabile”. Forse in serata si recherà a palazzo Grazioli: o la ricomposizione delle parti o la frattura.

Di sicuro ci sarà la resa dei conti. Anzi, Alfano porterà il conto, il suo e quello di Letta. Perché Alfano, piegando tutto il Pdl sulla fiducia, ha vinto; Berlusconi ha perso. Da oggi Forza Italia o il Pdl perde la sua natura personalistica. E' qui la fotografia della slavina per Berlusconi (stanchissimo in aula, sonoramente fischiato fuori da palazzo Madama). Anche perché il dado è tratto: Berlusconi, sempre più solo, non è più l’azionista di maggioranza delle larghe intese. La lezione gliel'ha suonata Letta, nel suo terzo intervento giornaliero, quello alla Camera: “Si lavorerà con una maggioranza politica coesa: "Se questa maggioranza è diversa dalla maggioranza che mi dà fiducia, lavorerò lo stesso con la maggioranza politica. E’ essenziale che ci sia chiarezza”.

Tradotto, farà affidamento su una maggioranza politica, non numerica. Anche perché “l’Italia ha bisogno che non ci siano più ricatti, tipo ‘o si fa questo o cade il governo’, anche perché si è dimostrato che il governo non cade”. E se non bastasse, ci ha pensato il capogruppo del Pd al Senato, Zanda, a fotografare la situazione: “Si è formata una nuova maggioranza politica indipendentemente da tutte le operazioni tattiche e furbette.  Con questo Berlusconi vuole nascondere una sconfitta politica che invece è chiara e netta”.  C’è la maggioranza politica. E c’è uno smottamento micidiale in corso. Bisognerà vedere se da qui si formerà un nuovo centrodestra o se prevarrà la logica del ‘muoio io, muori tu’.

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