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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Politica Italia

Alfano: "Conclusa collaborazione col Pd", Ap accusa Renzi: "Ci ha chiesto di far cadere Gentiloni"

Strappo di Angelino Alfano al termine della direzione nazionale di Alternativa popolare. Incarico a Lupi per aggregare aree di centro. Poi l'accusa a Renzi: "Da febbraio pressioni per far cadere il governo Gentiloni in cambio di una legge elettorale"

"Ritengo conclusa la collaborazione col Pd. Accettiamo la sfida della soglia al 5% sulla legge elettorale. E non presenteremo emendamenti, neppure quelli che si potrebbero votare a scrutinio segreto". Lo ha detto il leader di Ap, Angelino Alfano, al termine della direzione nazionale del partito.

Ap avvia "una grande operazione per riaggregare tutte le forze moderate e liberali" e dà incarico al capogruppo alla Camera Maurizio Lupi di sondare tutte le realtà di quelle aree per organizzare, ha spiegato il segretario Angelino Alfano durante una conferenza stampa, un progetto politico "che tutti i sondaggi danno al 10%".

 "La nostra fedeltà è stata mal ripagatà dal Pd" ha dichiarato il segretario di Alternativa popolare. "Ma non cambiamo idea" e "continuiamo a sostenere il governo Gentiloni. Chiediamo al Pd di sostenere il governo Gentiloni. Noi come Ap non vogliamo farlo cadere. Chiediamo al segretario Renzi se vuole continuare a sostenere il governo Gentiloni. Il segretario del Pd vuole fare cadere il anche governo Gentiloni? La domanda è semplice, speriamo che la risposta sia altrettanto semplice"

Fate cadere Gentiloni: è giallo sull'ordine di Renzi

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"Non smentisco le parole di Sergio Pizzolante". Angelino Alfano risponde così ai cronisti che gli chiedono di ribadire quanto detto dal suo collega di partito che oggi ha affermato che da Renzi già da febbraio erano giunte pressioni per far cadere il governo Gentiloni in cambio di una legge elettorale più favorevole ad Ap.

leggi anche: Legge elettorale, cosa prevede il sistema tedesco all’italiana

Slitta da lunedì a martedì della prossima settimana l’approdo in aula alla Camera della riforma elettorale alla tedesca con sbarramento al cinque per cento da ieri all’esame della commissioni Affari Costituzionali che dunque ora modificherà il suo calendario, avendo un giorno in più per esaminarla. Resta invece fermo il termine di giovedì 8 giugno per l’approvazione finale fissato dalla conferenza dei capigruppo.

Lo slittamento è il frutto di una mediazione condotta con successo dalla presidente della Camera Laura Boldrini, anche a seguito di sollecitazione di alcuni gruppi parlamentari che avevano lamentato lo scarso tempo messo a disposizion per l’esame in prima commissione. Boldrini, secondo quanto si è appreso a Montecitorio, ha sentito telefonicamente i capigruppo parlamentari che hanno acconsentito allo slittamento di un giorno dell’inizio dell’esame in aula, mantenendo però fermi tempi massimi e termine ultimo di approvazione del lavoro in assemblea sulla nuova legge elettorale a Montecitorio

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