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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Politica

Da delfino a leone: la storia del tradimento di Angelino

Berlusconi ha detto sì ad Alfano più che a Letta. Il delfino di casa Pdl lo ha convinto mercoledì mattina quando si è consegnato come "il traditore". Silvio ha riso e ha capito

ROMA - E' stato un po' come tradire un padre. Di fronte due strade: andare avanti "mano nella mano" con chi lo ha creato, e rinnegare le proprie idee, oppure diventare grande. Lasciare la mano di "papà" e andare via, da solo. Alla fine Angelino Alfano ha scelto la seconda via, non la più facile, ma quella che sentiva sua. Perché al governo Letta ha creduto, e crede. E perché, lo aveva spiegato solo pochi giorni prima, lui è un "diversamente berlusconiano". 

La fiducia al governo Letta: un diktat dell'Ue

"Papà" Silvio ha capito, ha metabolizzato, ha riflettuto: e ha detto sì. Sì al governissimo, ma soprattutto sì al suo "figlioccio". Lo dicono i fatti, i numeri. Letta avrebbe continuato comunque l'esperienza di governo: la fiducia c'era tanto alla Camera quanto al Senato, a prescindere da Berlusconi e i falchi più duri e puri. Così, il Cav ha scelto che il momento di lasciare la mano ad Angelino non è ancora arrivato. In un solo colpo ha salvato se stesso e ha protetto Alfano tanto dal fuoco amico quanto da quello nemico. 

Berlusconi si arrende: vince il delfino Angelino

Per una volta, la prima, è stato lui, il presidente, a piegarsi al volere dell'altro, il segretario. Un delfino diventato leone, insomma. Un Alfano che lo ha convinto con la sincerità e con l'ironia. "Eccomi presidente, sono il traditore. Mi consegno". Poche parole buttate lì mercoledì mattina quando il Cav era ancora fermamente convinto nel porre fine all'esperienza Letta. 

Berlusconi e la fiducia a Letta: "no", "forse", anzi "si"... rigore per il Milan

Un sorriso di Silvio e poi la decisione, la retromarcia: sì alla fiducia e, forse, sì al passaggio di consegne. Risultato, 235 sì al Senato e 435 alla Camera: Letta avanti, Alfano "avantissimo". Perché alla fine il Cav ha capito il tradimento, a fin di bene, del suo delfino. Ha capito che Alfano è stanco degli estremismi e non vuole più sentirsi "il coltello puntato alla gola". Ha capito, è stato rassicurato su questo, che Angelino è ancora fermamente convinto che Berlusconi sia "vittima di un accanimento giudiziario" e per questo ha comunque intenzione di difenderlo. Perché, ha giurato Alfano, "la sua storia è anche la mia storia".

Il colpo di coda del Caimano: sì a Letta

Così, il segretario del Pdl ha lasciato ad altri, Cicchitto in testa, il compito di creare un nuovo gruppo parlamentare. Ora che ha dimostrato la sua forza, Alfano è disponibile a restare ancora accanto al Cav. presidente Silvio, leone lui. 

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