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Giovedì, 27 Gennaio 2022
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"Aiuto di Stato è illegale": British tuona contro Alitalia

Nel giorno in cui il Cda dirà sì alla manovra finanziaria e all'aiuto di Poste, lo Iag, la holding che controlla British Airways, Iberia e Vueling, attacca: "Siamo sempre stati contrari ad ogni forma di aiuto statale"

Doveva essere il giorno della verità ma la bomba sull’affaire Alitalia l’ha gettata lo Iag, la holding che controlla British Airways, Iberia e Vueling: “Ci aspettiamo che la Commissione europea intervenga per sospendere questo aiuto manifestamente illegale”. Insomma gli inglesi se la prendono contro i 75 milioni delle Poste. Tanto da evocare lo spettro del protezionismo: “Siamo sempre stati contrari ad ogni forma di aiuto statale. È protezionismo, mina la competizione e favorisce quelle compagnie aeree in fallimento che non sono al passo con la realtà economica". 

LA GIORNATA - Intanto in casa nostra dopo le chiacchiere su Trenitalia e la scialuppa di salvataggio lanciata da Poste italiane – 75 milioni di euro che, assicurano i vertici di Poste, “non riguarderanno i risparmi dei correntisti” –  per Alitalia è arrivato il giorno più lungo. Quello della verità. Il consiglio di amministrazione dell’ex compagnia di bandiera, infatti, è chiamato ad approvare la manovra finanziaria da 500 milioni di euro annunciata lo scorso venerdì. Trecento milioni a titilo di aumento di capitale, duecento da nuove linee di credito a cura del sistema bancario. Il tutto per dare una boccata di ossigeno alle casse si una società ad un passo dalla bancarotta.

Trovato il partner disposto a tamponare l’emorragia, la partita si è spostata su altro versante. Anzi, la palla è stata rinviata Oltralpe. Sì perché da qui in poi, con il sì del Cda che pare cosa fatta, ci sarà da capire cosa ha intenzione di fare Air France-Klm. L’asse franco-olandese, socio industriale di maggioranza tra i privati con il 25% delle quote, venerdì ha dato il via libera all’operazione salvataggio. Ma sul tavolo permangono alcune perplessità. Anche perché i ‘cugini’ di Alitalia non se la stanno passando troppo bene e l’esborso chiesto dal Cda ai soci pesa: si parla di 75 milioni che si sommerebbero ai 40 che i francesi hanno allungato per il prestito ponte dello scorso febbraio. Prestito infruttuoso e rilevatosi insufficiente.

Sarà per questo che una fonte vicinissima alla compagnia ha dichiarato al quotidiano economico francese Les Echos: “Non è un piano definitivo bisogna ancora trovare un’intesa su una  ristrutturazione del debito e una revisione del piano industriale”. Come dire, bene l’intervento di Poste, ma di qui in poi serve un piano di ristrutturazione aziendale e del debito. Ma c’è di più. Sempre secondo Les Echos Air France-Klm sarebbe ad un bivio: o aderire al piano entro un mese, come previsto dagli accordi, oppure alleggerire la propria quota in Alitalia passando dal 25 all’11%.

QUANDO BERLUSCONI DICEVA: "HO SALVATO ALITALIA"

NO DI LUFTHANSA – Questo per quel che riguarda il Cda. C’è poi il rumore di fondo, a lato e di coda che sta accompagnando la vicenda. Alitalia, infatti, potrebbe inserirsi in un complicato intreccio economico internazionale. Per questo nel vortice di voci, tra mercati continentali, arabi e asiatici, è spuntata l’ipotesi tedesca. Scenario smentito in giornata da Martin Riecken, portavoce Europe della Lufthansa: “In questo momento Lufthansa è fortemente impegnata in sfide interne, soprattutto con il nostro programma che mira a garantire una maggiore efficienza. Pertanto non abbiamo alcun interesse a guardare ad altre compagnie aeree, inclusa Alitalia”.

IL CRAC CI E' COSTATO 4,1 MILIARDI DI EURO

CREDIT SUISSE: LE CONDIZIONI LE DETTA AIR FRANCE – Les Echos scrive, gli analisti di Credit Suisse danno la loro ricetta e i loro verdetti. Poste o non Poste. “Il semplice taglio delle rotte in perdita non è una via certa per raggiungere la profittabilità, visti gli indici di riempimento di Easyjet e Ryanair. E ancora: “La combinazione tra l’incoraggiamento del governo Italiano a Poste Italiane ad entrare nel capitale di Alitalia e la concessione a Emirates per iniziare a servire da Malpensa l’aeroporto Jfk di New York questo mese suggeriscono che la priorità politica sia il mantenimento di posti di lavoro piuttosto che la profittabilità della Compagnia, evidenziando il fatto che un investimento di Air France in Alitalia debba essere effettuato per forza alle condizioni di Air France”.

WALL STREET JOURNAL – Durissimo invece il Wall Street Journal. Il giornale economico Americano, all’interno di un’inchiesta sul caso Alitalia, ci va giù pesante. La vicenda Alitalia, scrivono dagli States “incarna il fallimento della politica industriale” dell’Italia, scrive il Wall Street Journal in un articolo dedicato alla disastrata compagnia di bandiera. E ancora: il Paese “ha esacerbato la mancanza di competitività” delle aziende italiane, “già svantaggiate da un enorme peso fiscale, complicatissime leggi sul lavoro, alti costi energetici e ingerenze politiche”. Alitalia ne è “l’esempio più eclatante”.

ENI CHIUDE IL RUBINETTO DEL CARBURANTE

POLITICA – E la politica? Il paletto più deciso l’ha piantato il candidato alla segreteria del Pd, Matteo Renzi: “Lo Stato non deve metter un centesimo per salvare gli azionisti privati che hanno fallito. Deve intervenire per salvare i lavoratori, non gli azionisti”. E in mattinata sono arrivate le perplessità dell’ex primo ministro, Mario Monti: “Trovo curioso l’intervento di capitale pubblico attraverso le Poste. Il professore ha invitato a “non ripetere gli errori del passato” quando, fra l’altro, furono incentivati “improbabili investitori italiani ad unirsi” nella cordata. Soprattutto Monti invita ad evitare formule da “colbertismo de noantri”.

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