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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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Alitalia resta a terra: arrivano le Ferrovie

Per evitare il fallimento della ex compagnia di bandiera si fa strada un'asse con le Ferrovie dello Stato: un'ipotesi che però non piace al garante della concorrenza. Il punto sulla situazione

E se alla fine Mauro Moretti mettesse le mani su Alitalia? Attenzione, non si tratta di metter ali ai Freccia Rossa. No, si tratta di un’operazione con al centro tre protagonisti: Alitalia, il governo Letta e Fs, appunto. Il perché sta nei numeri, quelli che non tornano nei bilanci dell’ex compagnia di bandiera. L’azienda è in crisi, e questa non è una novità. Un’apnea che dura da mesi e che ora sta portando il conto: le casse hanno bisogno di un immediato innesto di liquidità per evitare il fallimento.

Il board societario, giusto lo scorso 26 settembre, ha sollecitato i soci a mettersi le mani in tasca per tirar fuori 100 milioni di euro. Alle banche, sempre il board, ha chiesto un ulteriore sforzo misurabile sui 300 milioni di euro. A vederla bene, tuttavia, lo sforzo imminente, non dovrebbe bastare. Tanto che, da fine settembre in poi, si è fatta sempre più insistente la voce che vedrebbe i francesi di Air France-Klm incrociare il futuro con quello di Alitalia. Possibile? Secondo Salvatore Mancuso, vicepresidente della compagnia italiana l’ipotesi – come riportato dal Messaggero – non starebbe né in cielo né in terra: “Air France il futuro d’Alitalia? Non credo. Noi abbiamo commesso errori, loro molti di più”. Cristallino.

ALITALIA: AIR FRANCE PRENDE TEMPO

Tanto da proporre – visto che la società, sola, non può più camminare – un asset con Etihad, la compagnia aerea emiratina con sede ad Abu Dhabi: “Darebbe ad Alitalia qualche chance in più. Anzitutto favorirebbe una mutua alimentazione dei rispettivi hub attraverso la canalizzazione su Roma dei flussi provenienti dal Sud Est asiatico”. Secondo, consentirebbe “alla compagnia di mantenere un controllo stabile in mani italiane”. Ipotesi negata dall’ingresso di capitale transalpino.

Il nodo che s’infittisce e il dottore che tarda ad arrivare. Sarà per questo che Letta, preoccupato dalle sirene francesi e da quelle dei conti in rosso, ha convocato un tavolo ministeriale per cercare di scongiurare la buriana. Affiancato dai ministri Maurizio Lupi e Flavio Zanonato e dal sottosegretario Claudio De Vincenti, scrive il Sole 24 Ore:

Tornerà alla carica con le banche per capire chi è davvero disposto a sostenere il nuovo sforzo - al tavolo parteciperanno i rappresentanti di UniCredit e Intesa (che è anche azionista del vettore con l'8,9%) - per consentire alla compagnia di superare indenne i prossimi mesi. Gli istituti non sono contrari a entrare nella partita ma hanno lasciato chiaramente intendere che non dovrà essere un esborso fine a se stesso, ma che serve un chiaro progetto industriale.

C’è questo, c’è la Cassa Depositi e Prestiti che ha categoricamente negato una scialuppa di salvataggio e ci sono le parole di Giorgio Squinzi, numero uno di Confindustria: “Il tema Alitalia è molto complesso, credo che il trasporto aereo stia soffrendo in tutto il mondo. Certamente se si può mettere mano ad un progetto di medio-lungo termine, strategico per il Paese, personalmente sono favorevole”. Anche se, avverte: “Oggi per avere una compagnia globale forse l’Italia è diventata un Paese troppo piccolo”. Cristallino pure Squinzi.

Sarà troppo piccolo ma a Palazzo Chigi si sta guardando ad una soluzione tutta italiana. Sì perché sta prendendo sempre più corpo la via dei treni, quelli di Moretti e Fs. Letta vorrebbe Moretti della partita. Come? Con un intervento strutturato su due tempi. Prima partendo con un ‘piccolo’ contributo iniziale (si parla di innesto da 70 – 100 milioni di euro); poi, con un intervento strutturale molto più ampio. Per adesso non c’è nulla di definito, tuttavia non è passato inosservato l’invito formalizzato proprio a Moretti per il vertice odierno.

FS – La via che porterebbe Fs dentro Alitalia non nasce oggi. La questione all’ex sindacalista di Rimini è stata esposta dal ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, proprio a fine settembre, quando, tornando da Parigi aveva parlato di “condizioni molto severe” dei francesi. Con i sindacati che già gli mordevano i polpacci, il ministro ha tentato la carta Moretti. Che prima l’ha presa male, “abbiamo ben altro a cui pensare”; poi è tornato sui suoi passi. L’idea, per adesso solo sussurrata, infatti, racconterebbe una nuova società, quotata in Borsa, che accorperebbe Alitalia a Trenitalia.

Un’operazione di certo complicata. Le riserve più importanti le ha espresse su ‘Corriere-Economia’ l’ex presidente dell’Antitrust, Cipolletta, che ha ipotizzato un intervento dell’Autorità nel caso di una fusione l’azienda dei treni e quella degli aerei.

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