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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Crisi Alitalia

Alitalia e la scialuppa Poste: "Non useremo i soldi dei correntisti"

Il numero uno di Poste italiane rassicura i titolari dei conti correnti, buoni e libretti postali. Intanto però l'Unione europea frena sull'operazione. Critico Squinzi, presidente di Confindustria: "Molto perplesso"

Alitalia è praticamente al collasso. Non ci sono soldi in cassa ed Eni è intenzionata a chiudere i rubinetti del carburante. Aerei a terra, serbatoi e casse vuote. Con il governo lanciato alla ricerca di un partner pubblico per vedere di far (ri)decollare la baracca. Partner che, dopo il no di Trenitalia, ci sarebbe: Poste italiane. Tanto vera da far aprire a Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, quella porta che aveva chiuso ad inizio settimana: “Se verranno fuori elementi che mi rassicurano sul fatto che Alitalia continuerà ad operare continueremo a rifornirla come sempre, se no non la riforniremo. Sono fiducioso, sarei sorpreso che le cose non si svolgano in modo positivo”.

POSTE – Dopo le parole di Scaroni sono arrivate le rassicurazioni di Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste italiane. Nell’investimento, ha assicurato Sarmi, non sarà  “utilizzata alcuna risorsa proveniente né da conti correnti postali né da Buoni e Libretti Postali. Le risorse finanziarie per l’investimento saranno reperite esclusivamente dalla liquidità disponibile di Poste”. Precisazione d’obbligo: un po’ per scacciare le paure dei correntisti, un po’ perché gli italiani hanno già dato. E la polemica aveva già scavallato l’angolo.

UE PRUDENTE – Insomma, dopo l’annuncio del soccorso delle Poste all’ex compagnia di bandiera, il nodo si è fatto meno stretto. Anche se non mancano le perplessità. Prime su tutte quelle espresse dall’Unione europea: “In principio Alitalia può ricevere aiuti di Stato — ha sottolineato Antoine Colombani, portavoce del commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia,— ma solo se vengono rispettate le norme comunitarie sui salvataggi e sulle ristrutturazioni”. L’Europa, quindi, terrà gli occhi aperti ed è in attesa di verificare la “notifica” dell’operazione economica.

A stretto giro, tuttavia, il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha risposto alla UE. Il soccorso di Poste italiane non è “un aiuto da parte del pubblico ma di un’azienda sana che può fare da partner industriale in un settore sempre più complementare”. Sempre Lupi ha spiegato che Air France resta “il principale possibile partner internazionale di Alitalia. Vediamo cosa farà sull’aumento di capitale, altrimenti si dovrà cambiare partner”.

ALITALIA, C'E' POSTE PER TE

CONFINDUSTRIA – Prudente l’Unione, critico Giorgio Squinzi, numero uno di Confindustria: “Sono sempre molto perplesso di fronte agli interventi della mano pubblica in una società privata. Certo, se è un cerotto per tamponare una situazione di emergenza, passi. Però bisognerà una volta per tutte fare una riflessione seria per avere un piano di medio-lungo termine”.

UIL  E CISL– Di tutt’altro avviso Luigi Angeletti, segretario generale della Uil: “La situazione era sull’orlo del fallimento. Alitalia non è una qualunque società ma collega gran parte del Paese con l’estero. Il fallimento avrebbe causato una piccola catastrofe economica e non possiamo permettercelo. L’intervento del governo era necessario. Bisogna parlare dell’intervento dello Stato in modo meno ideologico”. Alle parole di Angeletti hanno fatto eco, sulla stessa linea d’onda, quelle di Raffaele Bonanni, segretario della Cisl: “E’ una buona cosa. Alitalia ha bisogno di un po’ di giorni per prendere fiato e vedere un po’ cosa costruire per utilizzare un’energia davvero potentissima. Il nostro bacino utenti è il quinto del mondo, quindi molto appetibile. Ed è un peccato distruggerlo insieme ad un’azienda che oggi è in difficoltà per varie ragioni. Bisogna poi costruire una joint venture con altre realtà”.

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