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Domenica, 28 Novembre 2021
Trasporti

"Ora basta, è ora di nazionalizzare Alitalia"

L'Unione sindacale di base durissima sulla crisi della ex compagnia di bandiera: "Salvaguardare i posti di lavoro evitando ulteriori speculazioni". E il 18 ottobre Alitalia sarà al centro dello sciopero generale

Alitalia è sull’orlo della bancarotta: 128 milioni di liquidità in cassa alla chiusura del primo semestre, briciole; 946 milioni di debiti e perdite stimate per 294 milioni. Con i franco-olandesi di Air France-Klm – primo socio dell’ex compagnia di bandiera con una quota del 25% che per altro ha votato contro un aumento di capitale da almeno 100 milioni di euro deliberato dal cda Alitalia – alla finestra. E con un di più di peso. Quella mazzata che è arrivata da New York per bocca di Paolo Scaroni, numero uno dell’Eni: “Alitalia avrà carburante fino al 12 ottobre. Non possiamo rinnovare il fido a una società che non dà sicurezza. Abbiamo già un’esposizione importante ma se la società non riscuote nemmeno la fiducia dei suoi azionisti, non possiamo tenerla in vita noi con il carburante”.

AAALITALIA, ACQUIRENTE CERCASI

Combustibile fino a sabato. E poi? Per adesso solo lo spettro del precipizio. Con le banche che hanno chiuso i rubinetti, il governo Letta sta cercando di salvare il salvabile attraverso l’ingresso di un socio pubblico. Ed è sfumato anche il possibile accordo con Fs. Il matrimonio tra treni e aerei italiani non si farà. Moretti, ad di Ferrovie dello Stato, ieri non ha partecipato al vertice di palazzo Chigi con . Le parole del ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi, poi, hanno chiarito il quadro, affossandolo definitivamente: “Il governo non ha mai proposto l'ingresso delle Ferrovie dello Stato in Alitalia”. Ieri sembrava fatta, poi i ripensamenti come scrive Repubblica:

D’altra parte, gli stessi legali di Moretti avrebbero sottolineato al numero uno delle Ferrovie come un'ipotetica aggregazione avrebbe causato enormi problemi di concorrenza in sede europea.

La soluzione? Lontana e ad oggi non pare parlerà italiano. Sarà per questo che il sindacato Usb, a pochi giorni dallo sciopero generale del 18 ottobre, si è buttato a capo fitto su un concetto vecchio ma sempre nuovo: la nazionalizzazione della compagnia:  

“Ciò che oggi serve, secondo l’USB, è un intervento diretto dello Stato, attraverso la nazionalizzazione della Compagnia e delle altre aziende e vettori del trasporto aereo, l'alleanza industriale con Ferrovie dello Stato che devono rimanere in mano al pubblico, salvaguardando posti di lavoro in tutto il settore. Serve un piano industriale che ricostruisca la compagnia nell'ambito di un progetto complessivo, che ridisegni le politiche dell'intero trasporto aereo, che colpisca l'illegalità di alcune pratiche che favoriscono le compagnie low cost e che punti essenzialmente sui voli intercontinentali, stabilendo alleanze internazionali che siano complementari alle caratteristiche della compagnia italiana. Lo sciopero generale del 18 ottobre parla anche di questo: servono politiche industriali serie e un intervento dello Stato e del pubblico che garantisca occupazione e sviluppo”.

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