Giovedì, 21 Ottobre 2021
Alleanza nazionale

Occhi puntati su An: in cassaforte ci sono 230 milioni

Storace, ex finiani e un pezzo di quello che era la destra sociale hanno ridato vita al partito della "Fiamma". E mentre in tv parlano di politica, gli ex colonnelli si spartiscono il "tesoretto"

Nome. Alleanza Nazionale. Simbolo. Ovviamente la "fiamma". C'è poi la questione bandiera e quella dei leader. C'è il marchio. C'è la storia politica. E poi c'è, lo scrivevamo già questa estate, il tesoretto custodito nella cassaforte di via della Scrofa. Un tesoretto di ben 230 milioni di euro tra casa, sedi, immobili vari. Una vera e propria fortuna.

Del nome e del simbolo se ne è appropriato, politicamente, Francesco Storace che pochi giorni fa ha rilanciato Alleanza Nazionale. Con lui, chi al momento dello strappo tra Berlusconi e Fini scelse l'ex delfino di Almirante e un pezzo di quella destra sociale che non ci sta ad andare con Berlusconi, che non accetta l'investitura di Giorgia Meloni ed è stanco del nome di Gianni Alemanno. Chi, insomma, vuole rifare la vera Alleanza Nazionale e non un surrogato di quel che resta del lato destro del Pdl.

C'è però "un però". Chi rifàrà o sta rifacendo l'Alleanza Nazionale partito deve sapere che c'è da gestire, o meglio da spartire, un vero e proprio tesoretto. E' quello posseduto dall'Alleanza Nazionale fondazione. Un tesoretto composto da 55 milioni di euro e una settantina di immobili. In tutto, qualcosa tra i 170 e i 230 milioni di euro.

La questione è molto semplice da raccontare guardando indietro, molto difficile da immaginare volgendo lo sguardo al futuro. Quando si decise di spegnere la Fiamma, si diede vita alla fondazione Alleanza Nazionale. Tutto venne messo nella cassaforte. Come racconta oggi Repubblica ci troviamo "la storica sede di via della Scrofa, quella di via Sommacampagna e via Livorno, lo stabile milanese di via Mancini. E ancora, l'immobile romano di via Paisiello, cuore pulsante dei Parioli, occupato di recente dal Giornale d'Italia della Destra di Storace". E ancora: "C'è il giornale Secolo d'Italia. Ci sono gli immobili stimati qualche anno fa dai periti in quaranta milioni. Forse valgono una cinquantina. Circa cinquanta milioni di liquidità. E poi ci sono i dieci milioni dell'Associazione".

Soldi e nome. Immobili e simbolo. Via della Scrofa e la Fiamma. C'è tutto questo nella partita che stanno giocando i reduci di quel partito. Da un lato chi vuole far rinascere tutto, Francesco Storace de La Destra, Adriana Poli Bortone di Io Sud, Roberto Menia di Fli, Luca Romagnoli di Fiamma Tricolore. Insieme hanno dato vita al Movimento Alleanza Nazionale. Movimento che guarda con interesse, ovviamente, anche alla Fondazione. Anche se Storace continua a ribadire il contrario.

Dall'altra parte ci sono gli altri colonelli che a rifare Alleanza Nazionale non ci pensano nemmeno. La Russa, Meloni, Alemanno. Tutti già incamminati nel sentiero di Officina per l'Italia. Obiettivo: costruire un nuovo soggetto politico di destra nel centrodestra. 

STORACE - "A me questa storia del patrimonio della fondazione An sta dando davvero ai nervi. I 14 amministratori che se ne contendono la gestione sono molto abili, polemizzano sul simbolo per evitare di dover spiegare come spendono i soldi di una comunità. Noi cominceremo a parlarne sul Giornale d'Italia, così la smetteranno con un'arroganza senza pari". Lo scrive il segretario de "La Destra" in un intervento pubblicato sul quotidiano del partito. "Lì stanno facendo manovre, puntano a aumentare i membri del cda per partite politiche: a La Destra non interessano quei posti. Racconteremo quel che combinano senza la pretesa di combinarlo assieme a loro. Anche perché se fossimo nel Cda sarebbero costretti a spiegare ogni singolo euro, magari online. I media separino, per favore, la questione del simbolo da quella dei soldi. L'avvenuta costituzione del Movimento per Alleanza nazionale testimonia che noi vogliamo solo offrire agli italiani un contrassegno che torni a identificare una comunità. I quattrini se li tengano quelli della fondazione, magari facendo sapere come li spendono, perché non sono roba loro".

FINI - L'ex leader della Fiamma non entra in campo sulla questione e parla quasi da esterno. Da ex. "Cosa mi rimprovero degli ultimi anni? Il fatto di aver sciolto Alleanza Nazionale e averla fatta confluire nel Pdl. Non era un progetto sbagliato, è che non avevo valutato che la personalità di Berlusconi lo porta a fare in politica quello che fa nel Milan o a Mediaset. Lui comanda, gli altri devono obbedire. Ma la politica non è una caserma". Lo dice Gianfranco Fini intervistata da Radio Capital. Quanto al simbolo e al tesoretto, Fini spiega come "il patrimonio c'è ma per fortuna c'è anche una fondazione che lo gestisce, quelle sono fantasie. C'èuno spazio politico per la destra ma bisogna capire i contenuti di questa destra per cui agli amici che si sono riuniti ho detto: fate pure ma vanno chiariti i contenuti. Se alla fine si fa di nuovo l'alleanza con Berlusconi allora non serve a nulla, si ripete un errore".

GASPARRI - Se per il tesoretto la strada indicata è quella di "ridare tutto allo Stato" o di "dar vita a un'associazione benefica magari intitolata ai fratelli Mattei", sulla questione politica il vicepresidente del Senato frena a un ritorno di An: "Rispetto le opinioni di tutti ma rimango favorevole a un sistema bipolare e bipartitico. E lì stiamo tornando, come dimostra il fallimento del terzo polo di Monti". Quanto ai beni di An, Gasparri spiega: "Quando un partito cessa l'attività i suoi soldi dovrebbero tornare allo Stato. Questo - ha concluso il senatore Pdl - non vale solo per Alleanza Nazionale ma dovrebbe essere fatto anche per la Dc".

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Occhi puntati su An: in cassaforte ci sono 230 milioni

Today è in caricamento