Martedì, 26 Ottobre 2021
Politica Bolzano

"Non chiamateci altoatesini (né italiani)", i sudtirolesi ora vogliono il referendum

L'Italia riscopre un vecchio problema: "L'Alto Adige è una invenzione fascista" spiega Myriam Atz Tammerle, promotrice dell'eliminazione del nome e di un referendum per chiedere ai sudtirolesi se "lasciare Roma"

"Non esiste nessuna norma che preveda la cancellazione del termine Alto Adige". È il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, che deve intervenire con una nota sulle polemiche sorte dopo l'approvazione di una legge con la quale è stato ridenominato l'Ufficio di rappresentanza che opera a Bruxelles lasciando la sola indicazione della "Provincia di Bolzano".

In sostanza nel testo di legge 'Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea' è stata sostituita la parola 'Alto Adige' con 'provincia di Bolzano' e la frase 'sistema territoriale altoatesino' è diventato 'provincia di Bolzano'

"La denominazione Alto Adige è prevista dalla Costituzione italiana con riferimento alla Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, la quale a sua volta è composta dalle due province di Bolzano e Trento" sottolinea Kompatscher che spiega come durante il Consiglio provinciale si sia optato per il termine Provincia di Bolzano per l'ufficio di rappresentanza europeo. "Ciò non comporta alcun tipo di abolizione della denominazione Alto Adige, che continuerà ad essere utilizzata quando ci si riferisce al nostro territorio".

Tuttavia come sottolinea lo stesso presidente della Provincia di Bolzano nell'elaborazione dell'articolo di legge "in italiano si è utilizzato il termine Provincia di Bolzano, mentre nella versione tedesca è rimasto il termine Südtirol".

"Quando ci si riferisce alle istituzioni è giusto parlare di Provincia di Bolzano in italiano e di Provinz Bozen in tedesco, mentre quando ci si riferisce al territorio la terminologia corretta è Alto Adige in italiano e Südtirol in tedesco".

Il caso ha rinfocolato le tensioni sulle spinte autonomiste della regione di confine. Anche perché la modifica pprovata solo con i voti dei partiti autonomisti, ha visto ritoccare solo la versione della legge in lingua italiana.

Tanto è vero che la consigliera separatista Myriam Atz Tammerle - promotrice della proposta - ha rilanciato la richiesta di un referendum per far scegliere agli altoatesini (pardon, sudtirolesi) se restare una regione italiana.

"Esiste il diritto alla autodeterminazione dei popoli e i sudtirolesi non hanno mai potuto decidere se essere cittadini italiani o no perché ci hanno venduto all'Italia e fino a a oggi non abbiamo potuto decidere se restare in Italia o dire a Roma arrivederci e grazie.

Decideremo se voler diventare cittadini austriaci oppure se prendere un altra via, magari da soli, in una nuova Europa delle regioni". 

Tammerle ha anche asserito che il termine Alto Adige sia un nome ‘fascista’. Ma la sua storia è un po’ più complessa.

L'origine del termine Alto Adige

Come ricorda all'agenzia Agi lo storico Andrea Di Michele, docente all'Università di Bolzano, il termine "Dipartimento dell’Alto Adige" venne coniato nel 1810 durante l'occupazione dalle truppe napoleoniche che diedero alla zona il nome del fiume più importante che la attraversa, come spesso fanno i francesi con i loro dipartimenti. 

Poi il termine venne abbandonato e riscoperto nel Novecento, con la nascita del nazionalismo italiano. Fu Ettore Tolomei a fondare "l’Archivio dell’Alto Adige" una rivista che sosteneva la necessaria annessione all'Italia dei territori sudtirolesi.

"Italianizzare la provincia di Bolzano diventa l'ossessione di Tolomei che scrive un Prontuario dei nomi locali dell’Alto Adige, dando forma alla toponomastica italiana dell’area"

Con l'annessione dell'area nel 1919 le autorità italiane riprendono il lavoro di Tolomei. Con l'avvento del regime fascista i nomi tedeschi vennero poi sostituiti e cancellati.

Poi nel 2001 con la riforma costituzionale si è infine aggiunto al Trentino Alto-Adige il nome Sudtirol, un passo avanti verso il riconoscimento delle identità locali nell'ambito di una richiesta di sempre maggiori autonomie.

I soldi italiani all'autonomia dell'Alto Adige

Come spiega in un tweet il giornalista Bruno Vespa sono tanti i benefit da "terra di frontiera" che la Provincia di Bolzano riceve da Roma. 

Lo ricorda anche il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli che sbraita: "Se vogliono mettere in discussione l'esito del primo conflitto mondiale tirassero fuori le palle e ci dichiarassero guerra".

"L'Italia non può più accettare le prepotenze dei tedeschi dell'Alto Adige. La misura è colma. L'elevatissimo tenore sociale raggiunto dai sedicenti sudtirolesi è dovuto ai finanziamenti dello Stato, cioè ai soldi versati da tutti i cittadini italiani e trasferiti in abbondanza a Bolzano e nella sua provincia, al turismo, italiano per il 90% del totale, al consumo di prodotti locali distribuiti nel mercato italiano, alla costosa tutela della salute gentilmente pagata dall'Italia, esattamente come le forze dell'ordine, la forestale, le forze armate, gli uffici postali, le infrastrutture. Inutile ricordare assurde decisioni subite supinamente dai governi centrali che prevedono che un cittadino italiano che si trasferisce a Bolzano non abbia diritto di voto o le norme che di fatto escludono gli imprenditori italiani dalle agevolazioni o la guerra frontale alla lingua italiana con tanto di rimozione di cartelli bilingue sui percorsi montani".

In Alto Adige vivono 520mila persone: il 64% appartiene al gruppo linguistico tedesco, al gruppo italiano appartiene il 24% degli altoatesini, mentre i ladini sono circa il 4%.

Il bilancio della provincia di Bolzano ammonta attualmente a 6 miliardi di Euro l’anno. È alimentato dalle entrate fiscali che vengono versate in Alto Adige. I nove decimi di queste tasse rimangono in provincia, mentre il restante decimo viene ceduto allo Stato.
Con i soldi del bilancio provinciale  viene finanziata una lunga serie di competenze, tra cui l’intero sistema formativo dalla scuola per l’infanzia all’Università, la Sanità ed il Sociale e la gestione dell’intera rete stradale. Queste competenze costituiscono anche i più consistenti capitoli di spesa, in particolare il settore socio-sanitario (1,7 miliardi di Euro), la scuola e la cultura (circa 1 miliardo di Euro),l’amministrazione (circa 500 milioni di Euro) ed il finanziamento dei Comuni (circa 500 milioni)

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