Mercoledì, 22 Settembre 2021
Politica Rieti

Amatrice, Pirozzi tra presente e futuro: "A Roma solo da premier, voglio tornare ad allenare"

Il sindaco traccia un bilancio a un anno dal terremoto che ha distrutto la cittadina in provincia di Rieti. E guarda al futuro: "A Roma ci vengo solo da presidente del Consiglio. Fare il sindaco di Amatrice significa prendere 660 euro al mese... Confermo l'impegno per la mia gente, ma mi mancano le emozioni del terreno di gioco"

Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, durante la partita organizzata presso lo Stadio delle Tre Fontane per raccogliere i fondi da destinare alle popolazioni colpite dal sisma di Amatrice. Roma, 30 giugno 2017. ANSA/CLAUDIO PERI

"Sì pronto, sono qui a un incontro con un dirigente della Regione Lazio... La richiamo io". "Eccomi, anzi no, un attimo. Ci sono gli amici di Save the Children che ci danno una mano per i bambini... A breve ci sentiamo". Al terzo tentativo Sergio Pirozzi c'è.

Sindaco, mancano pochi giorni al primo anniversario della forte scossa del 24 agosto scorso. Amatrice è diventata il simbolo del terremoto che ha sconvolto il Centro Italia. A un anno dal disastro il suo paese si è rialzato?

"Amatrice è sempre stata in piedi, con la presenza assidua del mondo della solidarietà e del volontariato. E' soprattutto grazie a questo che siamo ancora qui a combattere, e non mi stancherò mai di ripeterlo. Nonostante tutto la mia gente sta qui, resiste, appassionatamente innamorata di questa terra".

Molti politici hanno scelto Amatrice come passerella elettorale, lei aveva minacciato invece di creare la "Contea di Amatrice" come protesta fiscale. Qualche tempo fa ci parlò degli incontri avuti con il premier Gentiloni e delle richieste al governo volte ad accelerare lo smaltimento delle macerie e la ricostruzione per la rinascita della zona. Quali sono state, se ci sono state, le risposte concrete di governo e regione Lazio?

"Sul tema delle macerie, come ho denunciato più volte, i ritardi sono assurdi, ma c'è una buona notizia: pochi giorni fa è stato appaltato dalla Regione Lazio il primo lotto per la rimozione da dieci milioni di euro. Sul fronte governativo, invece, ho incontrato più volte il premier Gentiloni. Le risposte ci sono state al 50%, se così si può dire. Lo stato di emergenza è stato prolungato fino al febbraio 2018 e abbiamo richiesto e ottenuto la collaborazione del genio militare allo smaltimento delle macerie: i militari erano andati via dopo le scosse e ora ritornano, da subito. Si può sempre fare meglio, ma io credo che il compito di un uomo delle istituzioni, di un povero sindaco di montagna come me, non è quello di fare proteste ma di dare risposte. E lo stiamo facendo".

Il terremoto del Centro Italia è passato alla cronaca come il sisma di Amatrice. In realtà il suo è solo uno dei comuni colpiti. Lei è stato bravo a catalizzare l'attenzione pubblica, addirittura le hanno proposto un seggio in Parlamento. E' servito? 

"Amatrice ha avuto 239 morti, la distruzione totale, ed è stato il centro più colpito. Era un paese attivo e vivace nella sua precedente vita. Io invece sono lo stesso di dodici mesi fa, sempre abituato a dire le cose in faccia. Sono sempre stato libero e testardo, come quando ho combattuto per l'ospedale - vincendo - contro Polverini e Zingaretti. Se questo è servito a tenere viva l'attenzione del mondo esterno non so. So che sono sempre stato così, me stesso". 

I parenti delle vittime del terremoto saranno costretti a pagare la tassa di successione per le abitazioni distrutte dal sisma. Un errore del governo, che nella manovra correttiva non ha previsto l’auspicata esenzione. E' stato trovato un rimedio a questa ingiustizia?

"L'avevo definita "tassa sulle macerie e sui morti", qualcosa di profondamente ingiusto. Fortunatamente il governo ha rimediato inserendo una modifica nel decreto Mezzogiorno". 

Ci sono state polemiche sulla scelta di delocalizzare in quelli che appaiono centri commerciali le attività che sussistevano nel borgo di Amatrice. Parliamo dell'area food e dell'area commerciale. E' una scelta che sostiene ancora o anche alla luce dei ritardi c'è qualcosa che è stato sbagliato?

"In questi giorni d'estate l'area del gusto è sempre piena di persone. Siamo in un territorio di montagna ed è fondamentale per il turismo. Ci sono stati ritardi, certo, ma io e i miei cittadini ci godiamo i negozi e i ristoranti che gradualmente riaprono anche grazie alla cosiddetta "zona franca" su tasse e contributi. Il problema non è dove delocalizzare, queste sono polemiche sterili fatte da chi non ha visione per il futuro e per il lavoro. Io rivendico tutte le scelte fatte".

Ad aprile abbiamo passato qualche giorno con le Brigate di solidarietà attiva, nel loro spaccio che serviva gratuitamente gli abitanti della zona. Quanto è stata importante la solidarietà tra le varie associazioni per Amatrice e per gli altri paesi colpiti dal sisma? 

"Senza il mondo del volontariato eravamo morti. La solidarietà è stato il vero defibrillatore di questa comunità. Sono un po' amareggiato perché a volte si mettono in evidenza solo le cose negative, invece ad Amatrice abbiamo avuto e continuiamo ad avere tante persone che hanno sacrificato affetti e famiglie per stare qui e aiutare". 

Sindaco, cosa farà a fine mandato? Si ricandiderà o la ritroveremo davvero nei palazzi romani?

"A Roma ci vengo solo da presidente del Consiglio, non sarebbe male... Battute a parte, il 24 agosto 2016 ho temporaneamente messo da parte il mio lavoro: l'allenatore di calcio. Fare il sindaco di Amatrice significa prendere 660 euro al mese, anche se quest'anno c'è stato un adeguamento dell'indennità ma che vale solo per dodici mesi. Vorrei tornare a fare l'allenatore, mi mancano le emozioni del terreno di gioco. La panchina d'oro consegnatami dall'Associazione italiana allenatori è stato un gran riconoscimento, il mondo del calcio mi è stato molto vicino". 

Ci risentiamo tra un anno. Quale promessa è sicuro di poter esaudire per gli abitanti di Amatrice? Guardi che veniamo a controllare...

"Non faccio promesse, a parte confermare il mio impegno che da dodici mesi, 24 ore su 24, è quello di stare vicino alla mia gente. Lo faccio soprattutto per chi non c'è più. Ho gli scarponi ai piedi da quando sono nato, e la gente di montagna è abituata ad andare in salita".

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