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Sabato, 27 Novembre 2021
Politica Italia

Assunzioni di statali e nazionalizzazioni, più che cambiamento un'occasione persa

"Per la rivoluzione fiscale occorre tagliare la spesa pubblica, non assumere 450mila statali e pensare a nazionalizzazioni". L'intervista a Andrea Bernaudo, presidente di SOS partita IVA

Nei manuali di politica i posti di lavoro sono sempre stati sinonimo di voti e il governo legastellato pare averlo ben capito. Il ministro Bongiorno la chiama "concretezza" ma il maxi piano di assunzioni pubbliche è una vera infornata di nuovi posti di lavoro statali destinata a benedire la luna di miele tra la maggioranza di governo e gli italiani.

Secondo le stime del ministero della pubblica amministrazione si potranno anticipare al 2019 parte delle assunzioni previste per un interno trienno. "450mila assunzioni" secondo i primi dati preliminari, mezzo milione di posti di lavoro a carico di "Pantalone". Se allarghiamo lo sguardo a quanto successo dopo i fatti di Genova con la nazionalizzazione di autostrade (per ora solo annunciata, ndr) prende forma il fantasma del neo statalismo (e di una maggiore spesa pubblica).

Statali, 450mila assunzioni nel 2019: il piano della Bongiorno

"Quando si parla lo statalese tutto il sistema politico fa quadrato" ragiona Andrea Bernaudo, presidente di SOS partita IVA che mette in evidenza come anche le stesse forze di opposizione si siano mostrate possibiliste in merito alla nazionalizzazione della rete autostradale.

"Per Autostrade – spiega Bernaudo - l’attuale situazione non è il frutto di una sana e vera liberalizzazione, ma dell’esatto opposto e cioè di una concessione statale (di estremo favore), frutto del capitalismo di relazione che blocca il mercato"

"Quello a cui si è assistito in Italia - spiega Bernaudo a Today.it - è l’opposto del liberismo". Bernaudo mette in evidenza anche come il piano di assunzioni annunciato dal governo sia tutt'altro che una politica di rottura con il passato. "Digitalizzate, privatizzate, vendete, liberalizzate e semmai riducete l’intermediazione asfissiante dello stato nella vita degli italiani". 

Fedele alla sua formazione liberale, Bernaudo che è stato prima Radicale poi consigliere regionale con il Pdl (aveva abbracciato Forza Italia prima di lasciarla per il mancato abbraccio al vero liberalismo, Ndr) ora si fa portavoce di un movimento d'opinione che ambisce a dar voce al mondo dell'imprenditoria privata.

“Noi ci opponiamo con forza all’abnorme piano di assunzione statale e proponiamo semmai il drastico ridimensionamento dell’apparato, il taglio del 90% delle società partecipate dalle regioni e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali".

Giudizio sospeso sul governo, anzi. Per Bernaudo il moto iniziale di "cambiamento" che ha denotato la nascita dell'esecutivo, si è perso nei fatti.

"Auspichiamo che questo governo cambi rotta e punti davvero sul taglio drastico della pressione fiscale, come aveva promesso. Per finanziare questa riforma bisogna tagliare la spesa pubblica, non assumere 450.000 nuovi statali e pensare alle nazionalizzazioni”.

Chi gestisce le autostrade in Italia e come funzionano i pedaggi

Non solo critiche ma anche proposte da una parte della società, quella dell'imprenditoria privata che mal digerisce il burocratese parlato nei palazzi e ancor meno l'impronta di una dottrina fiscale che ne penalizza la produttività.

"Questo è il paese dei "tetti" da non oltrepassare per pagare meno tasse". Bernaudo vede un limite nel sistema delle aliquote, e all'idea della flat tax contrappone quella dalla corporate tax, un'imposta unica per coloro che svolgono attività produttive con un'aliquota al 15%

"Ogni altra tipologia di reddito personale, che sia da pensione, da lavoro dipendente, sarà soggetta ad un’aliquota unica fissata intorno al 25 per cento, fatta salva una soglia minima di esenzione. Siamo fautori dell’abolizione dei meccanismi che fungono da sostituto d’imposta, in modo che i lavoratori dipendenti si vedano corrisposto l’intero ammontare lordo del rispettivo compenso, e si facciano carico personalmente di versare le relative imposte".

Tra le altre battaglie portate avanti val bene citare l’abolizione del principio legislativo del solve et repete - che di fatto considera il contribuente portato innanzi al giudice tributario "colpevole" prima ancora di un effettivo accertamento delle proprie responsabilità - e l’esonero dall’obbligo di iscrizione all’Inps.

"Basta con l'estorsione di Stato, e basta con il monopolio dell'Inps, gli italiani devono poter avere libertà di scelta tra pubblico e privato anche in materia previdenziale. 

Dopo il parastatalismo, o il capitalismo di relazione che ha contraddistinto gli ultimi decenni del potere in Italia con le privatizzazioni ad opera di amici del governo, ci aspettavamo un cambio di linea. Invece, altro che cambiamento, l'attuale Governo è un esecutivo di continuità perché neo statalista. Invece di snellire la cosa pubblica lascia marcire il patrimonio immobiliare dello Stato, pensa a misure come il reddito di cittadinanza e inserisce la flat tax come una pezza, ma che riguarda pochi". 

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