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Lunedì, 15 Aprile 2024
Fibrillazioni

Perché l'alleanza Pd-M5s rischia di saltare davvero (e pure a breve)

Nel Partito democratico cresce la convinzione che Conte non sia più un valido alleato e prova a mettere il turbo sulla riforma elettorale proporzionale

Adesso sì che l’alleanza fra Movimento 5 Stelle e Partito democratico rischia di saltare davvero. Nel Pd si allarga il fronte interno degli scettici sul progetto di Enrico Letta. Così una riforma elettorale in senso proporzionale non è più un’opzione. Diventa il jolly per evitare un disastro annunciato al prossimo appuntamento elettorale del 2023. 

Nel Pd c’è disagio e turbamento. Per i democratici Giuseppe Conte ne ha combinata un’altra delle sue ed è peggiore delle precedenti. Qui si tratta di mettere in discussione un principio basilare: quello del posizionamento atlantista sul fronte della politica estera. M5s non è più affidabile per un pezzo di Pd. E allora basta. 

Il secondo passo falso di Conte e Letta sbotta

Anche perché, nelle ultime ore, nelle stanze del Nazzareno, ci si è interrogati sulle prossime elezioni politiche del 2023: immaginando un candidato pentastellato in un collegio uninominale, come si comporterebbe l’elettorato democratico? “Io temo che i nostri elettori non andrebbero mai a votare a quel punto. Conte ci sta mettendo a disagio e io penso che, a questo punto, sia obbligatorio lavorare per la legge elettorale proporzionale" risponde con decisione un parlamentate del Pd. 

Quello che i democratici non perdonano a Conte è di aver sfiorato la crisi di Governo con la sua presa di posizione sull’aumento delle spese militari. Non solo, anche dopo aver avuto la garanzia che il riarmo si sarebbe fatto entro il 2028 (e non il 2024), Conte ci ha tenuto a parlare di un "risultato portato a casa". Neanche fosse in campagna elettorale. L'impressione è quella. Altrimenti perché Andrea Romano, in un'intervista a Today, avrebbe parlato di "rischio di seguire le sirene del consenso e della propaganda"? 

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Non è un problema di per sé. Ma il Pd non accetta che si faccia su temi che possano far perdere credibilità all’Italia a livello internazionale. E così ieri al telefono Enrico Letta ha sbottato con Conte. "Ascolta, mi sono morso la lingua tutto il giorno per non dire quanto sono indignato per questo metodo. Hai messo a rischio il governo. Bada che in Francia la Le Pen ha recuperato sei punti battendo solo sul potere di acquisto delle famiglie. Quindi c'è un potenziale conflitto sociale, che però può premiare la destra nazionalista: ci vuole responsabilità, non si può dire che noi vogliamo spendere per le armi e non per la crisi sociale". Per il segretario democratico le due cose non possono essere alternative "tanto che per la difesa andranno 1,5 miliardi l'anno, mentre gran parte delle risorse andrà alle famiglie e alle imprese". A salvare capre e cavoli ci avrebbe pensato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, trovando una mediazione sui tempi: il 2028. L’idea è piaciuta a Letta, è suonata come una vittoria per Conte ed è arrivato l’ok anche da Palazzo Chigi. Tutti d’accordo e crisi scongiurata.

Legge elettorale proporzionale con la sponda Fdi

Ma il problema resta. Conte e Letta non sono mai stati così lontani e questo gap rischia di far schiantare la sinistra alle prossime elezioni. Non si può neppure considerare un incidente di percorso perché questo è il secondo passo falso dell’ex Presidente del Consiglio. Il primo era stato quello di lavorare con Matteo Salvini per portare la diplomatica Elisabetta Belloni al voto per il Quirinale. 

E allora se Conte, al primo richiamo elettorale, è capace di sganciarsi, il Pd corre ai ripari e mette il turbo sul proporzionale. Ognun per sé e Dio per tutti allora. "Magari non facciamo saltare l’alleanza, ma a questo punto ci concentriamo su noi stessi e facciamo la nostra campagna elettorale senza guardare gli altri" dice una fonte parlamentare del Pd. Dopo di che una legge non si fa in un giorno e via. Deve essere votata. Fra i parlamentari democratici c'è fiducia che ci possa essere una sponda a destra. Chi? Giorgia Meloni, che si contende il primato di partito più votato d’Italia insieme al Pd ed è spazientita dai "colpi bassi" dei suoi (ex?) alleati Salvini e Berlusconi.  

Per Letta, che è il più grande sponsor della grande coalizione di centrosinistra, è sempre più dura, schiacciato fra l’incudine del suo partito e il martello Giuseppe Conte. L’unica possibilità è che l'avvocato del popolo non ne sbagli più una, mentre tenta di ricucire con il fronte interno del suo partito. Non sarà facile. Il leader M5s ha deluso, al punto che, agli occhi del Pd, la sua credibilità nel campo della creanza politica è scesa sotto il rango "Salvini". "Allora è meglio Salvini, che va a destra e sinistra, ma almeno non mette in discussine i fondamentali e non mina il centrodestra come Conte sta facendo a sinistra” chiosa un parlamentare Pd. 
 

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