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Domenica, 22 Maggio 2022
Nè con Pd nè con Leu

La maggioranza litiga sulle armi all'Ucraina

Riunione dei senatori pentastellati per fare il punto sulla crisi in Ucraina. Ferrara (M5s): "Nel programma c'era scritto "meno armi"

Dopo il voto della Camera a favore dell'invio di armi all’Ucraina (367 favorevoli, 25 contrari e 5 astenuti), l'immagine di un Paese monolitico di fronte alla guerra sembra sempre più un'illusione. Da ieri, dopo il discorso all'Italia del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, è emerso un sentimento pacifista sopito fino al giorno prima.  Che la sinistra a sinistra del Pd fosse contraria fin dall’inizio si sapeva. Nicola Fratoianni, deputato di Sinistra Italiana (Si), dopo aver votato contro il decreto Ucraina, aveva spiegato a Today come la narrazione del Governo stesse anche alimentando un clima bellico. Si veda il caso della censura di Dostoevskij all’università. Ma che quel sentimento fosse ricambiato anche da altri parlamentari M5s è oggi più chiaro di ieri.

Il travaglio del M5s sulle armi all'Ucraina

Seppur non ci sia una distinzione così netta, nel Movimento le divisioni ci sono e adesso si vedono, soprattutto dopo la dura presa di posizione del presidente della Commissione esteri in Senato Vito Petrocelli, che ieri ha parlato di Governo "co-belligerante". Nessuno si è palesato con posizioni altrettanto estreme, ma dubbi sul fatto che Mario Draghi stia facendo la cosa giusta ce ne sono fra i 5 stelle e neanche pochi. Si ragiona. Ci sono parlamentari che vivono un travaglio interiore. Idee e dubbi differenti, a seconda che si parli dell’invio di armi all’Ucraina o dell’aumento delle spese militari. 

Ecco perché stasera i senatori M5s si riuniranno per fare il punto sulla crisi Ucraina: si parlerà, in particolare, dell'ordine del giorno al decreto Ucraina che i pentastellati intendono presentare a Palazzo Madama per "bilanciare" l'Odg della Camera sull'aumento delle spese militari. A dare molto fastidio è l’aumento delle spese militari al 2% del Pil, anche perché, lo ha detto lo stesso Giuseppe Conte l’altro giorno, “in Italia ci sono altre priorità come il caro bollette e l’approvvigionamento del gas". E così il capogruppo 5 Stelle nella terza Commissione, Gianluca Ferrara, torna a farsi portavoce dell'ala pacifista: "Auspico che sull'aumento delle spese militari il M5s sia chiaro come lo è stato Conte, questa non è una priorità adesso per il Paese e i cittadini. Le priorità sono altre: il caro bollette, il caro benzina, gli investimenti nelle energie rinnovabili per renderci indipendenti. Mi auguro che il M5s sia compatto, la nostra storia parla chiaro: nel programma del 2018 c'era scritto "meno armi".

M5s su Crisi Ucraina, nè col Pd nè con Leu 

Si dovranno dunque attendere le prossime ore per capire come si porrà il gruppo pentastellato, soprattutto in Senato, dove sembra esserci il maggior numero di pacifisti. Intanto, se M5s si potrebbe allineare con i colleghi di Leu, mentre oggi il capogruppo di Liberi e Uguali, Federico Fornaro, ha ribadito il no alle bombe e alle armi "comunità internazionale deve lavorare per la cessazione delle ostilità e l'apertura di corridoi umanitari il prima possibile. Dobbiamo gettare le basi per un futuro basato non sulla economia di guerra ma su una prospettiva di pace per tutti in Europa".

Aumenta il solco con i loro principali partner, cioè il Patito democratico di Enrico Letta, che si sta dimostrando il più filo atlantista di tutto l’arco parlamentare della sinistra. Debora Serracchiani, capogruppo alla Camera del Pd, nelle dichiarazioni di voto alla Camera sulle comunicazioni del premier Mario Draghi, ha ribadito totale sostegno al Governo: "Abbiamo deciso di sostenere con ogni mezzo la resistenza del popolo ucraino, prevedendo anche l'invio di armi e strumentazione militare e ringrazio qui tutte le colleghi e i colleghi del gruppo, perchè so quanto è costato ad alcuni di loro. Voteremo a favore della risoluzione della maggioranza con convinzione, sia per gli importanti obiettivi di impegni, sia perchè in questo momento, decisivo e drammatico, direi storico, riteniamo che debba essere chiarissimo, dentro e fuori i confini nazionali, che lei (Draghi, ndr) e i ministri avete il pieno sostegno del Parlamento, che condivide ogni vostro atto, decisione, e parola usata per condannare l'aggressione ingiustificabile della Russia a un Paese sovrano, e per costruire le condizioni per fermare la catastrofe umanitaria".
 

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