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Martedì, 23 Aprile 2024
Le voci

M5s chiama Schlein: "Dica no alle armi in Ucraina e cresceremo insieme"

Il Movimento 5 Stelle auspica che il nuovo Pd di Elly Schlein converga sul "no" alle armi all'Ucraina, per andare verso un nuovo dialogo giallorosso

A ben guardare le due mozioni presentate da Elly Schlein e Stefano Bonaccini, prima dell'esito delle primarie, si faceva fatica a trovare differenze sostanziali. Le somiglianze, che pure c'erano, venivano esaltate più nella narrazione elettorale che non nella sostanza dei programmi. Ma c'è un punto su cui Elly Schlein potrebbe essere elemento di vera rottura: l'approccio alla guerra in Ucraina e la posizione sull'invio delle armi italiane a Kiev.

Un problema per i democratici, che rischiano di spaccarsi se la neo segretaria dovesse andare fino in fondo e dare sostanza al proprio istinto pacifista. Un problema, almeno in teoria, per il Movimento 5 Stelle, che ormai è diventato il riferimento elettorale di chi vuole far "tacere le armi". Secondo gli analisti infatti, l'elezione della deputata sposterebbe il baricentro del partito a sinistra, erodendo il consenso del Movimento 5 Stelle, che nei mesi si è ritagliato il proprio posto alla sinistra del Pd. Tuttavia nella casa pentastellata sembrano non esistere questi problemi.

"Controproducente il Pd che vota contro le armi all'Ucraina? No - risponde il deputato M5s Enrico Cappelletti a Today - Ricordo che la Lega aveva votato con noi il reddito di cittadinanza e non ci ha indebolito, anzi ci ha rafforzato entrambi. Se prendessimo entrambi (noi e il Pd) le posizioni che chiedono gli elettori, ci rafforzeremo tutti. Non abbiamo timore, al contrario, crediamo che possa essere una nuova forza per entrambi". Certo non è scontato che Schlein si sposti dalla linea di Enrico Letta ma il M5s non solo non teme il cambiamento ma ci spera: "Auspichiamo di vedere se, sulla guerra in Ucraina, il Pd manterrà la stessa posizione o si avvicinerà. Auspichiamo che il Pd si avvicini alla nostra posizione" ha ribadito Cappelletti.

Verso un nuovo dialogo fra Pd e M5s

Per Gianmauro dell’Olio, deputato M5s, si va verso una nuova fase di riavvicinamento fra i due partiti. "Un'interlocuzione oggi? Secondo me ci sarebbe in qualunque caso. Letta fece una chiusura inspiegabile e chiunque fosse arrivato, avrebbe pensato di dialogare con noi".

Dunque in casa 5 Stelle non si guarda con paura a un disgelo, anzi, l'elezione di Schlein a guida del Partito democratico è la maturazione di un tempo in cui Movimento 5 Stelle e democratici possono tornare a sognare in grande. Magari un rinnovato dialogo, che non porterebbe a un'erosione di voti di nessuno bensì una fase di crescita per entrambi".

"Se il Pd comincia a sposare battaglie comuni, l'opposizione in Parlamento sarà comune e, se la gente crede in quello che stiamo facendo, questo rafforzerà entrambi. Dimentichiamo tutti che a casa c'è un pezzo del Paese che non è andato a votare. Quella parte di Paese la recuperi lavorando sugli argomenti e sui fatti. Se metti in campo dei provvedimenti in cui la gente crede, niente di più facile che recuperiamo tutti consenso". Ne è convinto Gaetano Amato, deputato M5s che si definisce un "pacifista in assoluto" e immagina anche quanto potrebbe riprendere quota nel consenso un eventuale asse Pd-M5s: "Noi avevamo il 32%, il Pd aveva il 20, quindi eravamo praticamente al 50% insieme. Adesso, stando ai sondaggi, siamo più o meno al 36: ne mancano 16" conclude Amato.

Il Movimento 5 Stelle è quindi convinto che quel 16% si recuperi facendo un lavoro di squadra. Ritornando forse all'asse giallo rossa che, con l'elezione di Elly Schlein, potrebbe ripartire alla grande proprio convergendo sul tema delle armi all'Ucraina. Un'apertura di fronte alla quale la neo segretaria democratica dovrà ponderare bene come comportarsi. A sentire i pentastellati, sarebbe il rilancio di una nuova sinistra in Italia. Ma c'è una parte del Pd che non la pensa così e, come ha detto una deputata democratica, "alla fine Schlein si dovrà adeguare" a mantenere la posizione filo Ucraina di Enrico Letta. C'è in gioco la vita stessa del Pd.

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