Giovedì, 21 Ottobre 2021
La difesa

Assalto alla Cgil, Forza Nuova: "Noi d’accordo con la polizia"

Gli arrestati dopo l'assalto alla sede della Cgil si sono difesi davanti al Gip in occasione dell’udienza di convalida

“Ci fu una trattativa con la polizia per il corteo verso la Cgil e l'autorizzazione ci venne data. Abbiamo operato affinché le cose fossero contenute e ordinate, per agevolare polizia, e con la polizia abbiamo trattato". Lo hanno detto al Gip gli arrestati, tra cui Roberto Fiore e Giuliano Castellino, durante l’udienza di convalida degli arresti, eseguiti la notte successiva all’assalto della sede della Cgil, in occasione della manifestazione dei No Green Pass a Roma.

Dunque secondo Fiore e Castellino, rispettivamente leader nazionale e romano di Fn, ci sarebbe stato un momento fra il palco di piazza del Popolo e l’arrivo alla sede del sindacato in cui, il gruppo guidato dai neofascisti avrebbe trattato con la polizia per arrivare fino alla sede del sindacato guidato da Landini. Loro, hanno detto al giudice romano, volevano fare ”solo un sit-in, all'esterno. Poi il cordone della polizia si è aperto e dei facinorosi sono sfuggiti al controllo e hanno preso il sopravvento". Castellino e Luigi Aronica, in video conferenza dal carcere di Poggioreale, hanno dichiarato di non essere entrati nella sede del sindacato, mentre Roberto Fiore ha ammesso di essere entrato in un secondo momento, per far uscire gli ultimi manifestanti, quando all'interno c'era già la polizia.

Dunque secondo gli esponenti di estrema destra loro non avrebbero preso parte all’assalto alla Cgil e hanno anche rimarcato come, in tutto questo, il partito di Forza Nuova non c’entra nulla perché “il movimento non opera più da venti mesi". Oltre ai due, sono stati arrestati con l'accusa di devastazione e saccheggio, anche Luigi Aronica, Pamela Testa, Biagio Passero e Salvatore Lubrano.

Il presunto contatto tra gli esponenti della destra ultraparlamentare e le forze dell’ordine è un tassello del puzzle che si lega a quanto già spiegato in Aula dal Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che aveva spiegato come Giuliano Castellino non era stato fermato a piazza del Popolo perché c'era il "rischio di provocare reazioni violente”. Il Ministro aveva poi aggiunto che l’idea di bloccarlo non era “stata ritenuta percorribile dalle autorità di pubblica sicurezza e dai responsabili dei servizi di sicurezza che erano nella piazza, nella considerazione che un intervento coercitivo eseguito in un contesto di particolare eccitazione e affollamento presentava l'evidente rischio di provocare reazioni violente da parte dell'interessato e dei suoi numerosi sodali, con la conseguente degenerazione della situazione dell'ordine pubblico".

Restano così ancora dubbi su come siano andate le cose e resta ancora in piedi il dubbio di come gli scontri siano stati effettivamente parte di una strategia. Lo dice Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana quando domanda: "Abbiamo l'ex braccio destro di Salvini al Viminale prefetto della Capitale, si dimette? Qualcuno si dovrà dimettere. E' bene ricordare che la strategia della tensione è un pezzo drammatico della storia italiana fatto di fascisti e di pezzi deviati degli apparati dello Stato. Anche qui una matrice che vedo che la leader di FdI fatica a riconoscere".

Lo dice anche la stessa Giorgia Meloni per cui “Noi siamo sempre stati per fermare qualsiasi organizzazione eversiva, la domanda che ho da fare è: perché non l'ha mai fatto la sinistra. Negli ultimi nove anni la sinistra ha avuto il Ministero dell'Interno in mano e se ne sono accorti oggi: hanno consentito a esponenti di Forza Nuova di trovarsi in piazza quando non dovevano trovarsi in piazza, e gli hanno consentito di arrivare alla Cgil senza proteggerla. A me pare che alla sinistra e al Governo questa roba giovi parecchio".

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