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Domenica, 19 Maggio 2024
Politica Italia

Perché la richiesta di autonomia delle Regioni può mettere in crisi il governo

Non solo Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno chiesto la gestione diretta di maggiori competenze: oltre alle tre 'pioniere' 5 regioni hanno già fatto formale richiesta. Ma la strada è lunga e tortuosa

La richiesta di maggiore autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna continua a far discutere la politica, tuttavia va ricordato che le tre regioni non sono le uniche a chiedere la gestione diretta e con risorse certe di competenze su determinate materie, nel solco di quanto previsto dall'articolo 116 comma 3 della Costituzione. Oltre alle tre Regioni 'pioniere' nell'intraprendere questo percorso inedito, altre cinque hanno già fatto richiesta formale in questo senso al ministero degli Affari regionali. Si tratta della Liguria, guidata dal centrodestra, di Toscana, Piemonte, Marche e Umbria, guidate dal centrosinistra.

Al Sud invece, nonostante qualcuno abbia strizzato l'occhio a questa possibilità, il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha puntato il dito contro il processo intrapreso dal governo, dicendosi pronto a bloccarlo sul piano di un ricorso alla Corte Costituzionale e della mobilitazione.

Quale autonomia per le Regioni

Le Regioni Veneto e Lombardia, passate per un referendum popolare, hanno chiesto competenze su tutte le 23 materie previste. L'Emilia Romagna, che ha scelto una strada diversa dal referendum, vuole la gestione diretta per 15 competenze.

Le materie per le quali, come previsto dalla Costituzione, possono essere riconosciute tali forme ulteriori di autonomia sono quelle che l'articolo 117, terzo comma, della Costituzione attribuisce alla competenza legislativa concorrente e un ulteriore limitato numero di materie riservate alla competenza legislativa esclusiva dello Stato ossia l'organizzazione della giustizia di pace; norme generali sull'istruzione; tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.

L'iter per l'autonomia differenziata prevede che ogni Regione che ha avanzato formale richiesta di autonomia proceda in un percorso di trattative che si basa sulla declinazione delle competenze che si vogliono acquisire direttamente.

Le trattative si svolgono in tavoli tecnici con i ministeri di competenza e che si concludono con la stesura di un testo d'intesa. Quando si arriverà ad un accordo, il passaggio successivo sarà una riunione del consiglio dei ministri in cui verrà dato mandato al presidente del consiglio Giuseppe Conte di firmare le intese con i presidenti delle Regione interessata. Intese da recepire in un disegno di legge, una legge 'rafforzata', che dovrà essere approvata dalla maggioranza assoluta del Parlamento.

Solo questa definitiva approvazione avvierà ufficialmente l'autonomia con la gestione diretta da parte della Regione delle competenze concesse e il contestuale trasferimento da parte dello Stato delle risorse finanziarie, umane e strumentali. Il costo dovrà essere a saldo zero.

Perché l'autonomia fa tanto discutere

Silvio Berlusconi ne è certo: sul tema delle autonomie regionali il governo può cadere: lo ha detto parlando con i giornalisti al suo arrivo a Cagliari: "Avevo detto che il governo sarebbe caduto sui fatti. L'autonomia è uno di quei provvedimenti che potrà costituire un fatto su cui è pensabile ed è possibile che questo governo cada. Io me lo auguro di cuore". 

Il Movimento 5 stelle in passato ha sì appoggiato i referendum regionali in Veneto e Lombardia per una maggiore autonomia dallo Stato, ma oggi non mancano i dubbi. Il presidente della Camera, Roberto Fico,ha puntualizzato come la Costituzione preveda l’equa distribuzione delle risorse. Intanto il Movimento ha realizzato un dossier, una sorta di "analisi costi-benefici" in cui elenca tutti i punti critici della normativa.

"Il trasferimento di funzioni non può e non deve essere un modo per sbilanciare l’erogazione di servizi essenziali a favore delle regioni più ricche. Insomma, guai alla creazione di un contesto in cui ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B"

Per il il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi il quadro è chiaro: "C'è la volontà di fare due staterelli in Lombardia e Veneto".

"La Lega Nazionale di Salvini torna ad essere la Lega Nord dell'egoismo padano. Anche lo slogan 'prima gli italiani' si comprende meglio. Vuol dire: 'prima gli italiani ricchi'. Ai nazionalpopulisti interessano i soldi e per quelli sono pronti a tradire la patria e il principio costituzionale di uguaglianza. Così l'Italia tornerà ad essere un'espressione geografica, rinnegando il Risorgimento e la Costituzione. Ma gli italiani se ne accorgeranno e, prima o poi, Salvini dovrà togliersi il giubbotto della polizia e rimettersi la usata felpa leghista".

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