Autonomie, fumata nera per il "regionalismo differenziato": resta il nodo scuola

Dopo la riunione della scorsa settimana fallisce il nuovo round di incontri tra Lega e M5: restano ancora molti i nodi da sciogliere sull'autonomia regionale differenziata

L'ex governatore della Lombardia Roberto Maroni sul palco con il Governatore veneto Zaia (Foto Ansa 2017)

Si tratta ancora. Il vertice sulle autonomie a Palazzo Chigi si conclude, dopo oltre tre ore, con un nuovo rinvio: c'è anche l'istruzione tra i nodi che l'incontro (annunciato come decisivio) non è riuscito a sbrogliare.

In particolare il Movimento 5 stelle critica l'articolo 12 del testo Stefani sull'assunzione diretta dei docenti che, in sostanza, prevede i concorsi regionali. Il sottosegretario 5 Stelle Salvatore Giuliano, riferiscono alcune fonti, nel corso del vertice ha evidenziato una sentenza della Consulta del 2013 che definiva "incostituzionale" il principio su una richiesta già espressa in passato dalla Lombardia.

Ma c'è anche un'altra questione relativa all'istruzione, quella sulle norme generali non cedibili rispetto a cicli, piano di studio, valutazioni di sistema, alternanza scuola-lavoro, formazione degli insegnanti, contenuto dei programmi, norme sulla parità scolastica, organizzazione su offerta formativa. Sempre a quanto si apprende, oggi si è anche deciso che le Sovrintendenze culturali non possono essere trasferite alle Regioni, con ogni probabilità anche le Ferrovie e le Autostrade.

Autonomie regionali, nuovo vertice giovedì

Conte, i due vice e i ministri interessati si riaggiorneranno giovedì mattina alle 8.30 ma resta lontana l'adozione di un testo definitivo sull'autonomia differenziata. Una dilazione dei tempi che potrebbe acuire le tensioni tra i due alleati di governo. E soprattutto far lievitare i malumori dei governatori interessati -Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna- che già nei giorni scorsi non hanno mancato di sottolineare il loro disappunto per i continui rinvii.

Che cos'è l'autonomia regionale differenziata

Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono le tre Regioni che hanno chiesto maggiori competenze. Ricordiamo infatti i due referendum indetti da Maroni e Zaia, e la decisione del Governatore emiliano Bonaccini. Una via tracciata cui hanno poi aderito altre sei regioni: ora la richiesta di maggiore autonomia è stata avanzata da nove regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Campania).

Se il nuovo governatore lombardo Attilio Fontana vede la luce in fondo al tunnel il vertice potrebbe essere tutt'altro che in discesa. Restano le distanze tra Lega e 5 stelle con il Movimento che si batte per la possibilità del Parlamento di modificare l'accordo con le Regioni temendo che un accordo tra Stato e le ricche regioni del Nord possa togliere spazi di manovra finanziaria per aiutere il Meridione. Inoltre resta il tema dell'istruzione, ovvero il pericolo che venga minata l'unità del sistema scolastico. 

Ma vediamo cosa comporta quando si parla di autonomie differenziate, ovvero una potestà riconosciuta dall'articolo 116 della Costituzione in favore delle regioni a statuto ordinario.

Gli enti regionali possono infatti essere investiti di particolari forme di autonomia, il cosiddetto "regionalismo differenziato", in merito a: rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. 

Allo Stato la Costituzione riserva la competenza esclusiva in particolare su organizzazione della giustizia di pace norme generali sull'istruzione tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. Resta tutta una serie di materie cossidette concorrenti per cui l'attività legislativa regionale è sottoposta a vincoli di indirizzo. 

Ciò detto, l'attribuzione forme rafforzate di autonomia diversificata - cosa che fino ad oggi non è mai avuto luogo -deve essere stabilita sulla base di un'intesa fra lo Stato e la Regione interessata, e approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti.

I vincoli entro cui il negoziato potrà svolgersi è inoltre definito dal risultato di una Commissione Bicamerale che ha stabilito come ogni forma di ulteriore autonomia non potrà essere "in alcun modo come lesiva dell'unitarietà della Repubblica e del principio solidaristico che la contraddistingue".

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