Venerdì, 18 Giugno 2021
LAVORO

Jobs Act, sì a controlli a distanza sul lavoratore con pc e cellulari

Un decreto attuativo solleva l'azienda dall'obbligo di chiedere consensi o autorizzazioni. "Siamo al colpo di mano", dice la Cgil che aggiunge: "Verificheremo con il garante della privacy se ciò si può consentire

ROMA - Dopo l’articolo 18, il governo rivoluziona anche l'articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, che vieta l’utilizzo degli strumenti aziendali per controllare i dipendenti. La relazione illustrativa che accompagna il testo del decreto attuativo del Jobs Act prevede che le aziende potranno controllare liberamente i mezzi elettronici (pc, tablet e smartphone) dati in dotazione ai lavoratori, senza bisogno di accordi sindacali o autorizzazioni.

CONTROLLI A DISTANZA - La nuova disciplina dei controlli a distanza del lavoratore è contenuta nell’articolo 23 del decreto. "L'accordo sindacale o l'autorizzazione ministeriale non sono necessari per l'assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa, pur se dagli stessi derivi anche la possibilità di un controllo a distanza del lavoratore", si legge relazione illustrativa, la quale accompagna il testo di uno dei quattro decreti legislativi che completano la delega e che sono attesi al parere delle commissioni di Camera e Senato prima di ritornare in consiglio dei ministri per il via libera definitivo. La relazione introduce quindi la disciplina dei controlli a distanza ridisegnando l'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori.

LE NOVITA' - Le principali novità prevedono poi che "nel caso di imprese con unità produttive site in diverse province della stessa regione o in diverse regioni, gli accordi sindacali per l'installazione degli impianti audiovisivi e degli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori, possono essere stipulati, anziché con le rappresentanze sindacali aziendali o le rappresentanze sindacali unitarie, con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Per le medesime imprese è previsto, in difetto di accordo, che l'autorizzazione ministeriale sia concessa dal ministero del Lavoro". La normativa prevede inoltre "la possibilità che i dati che derivano dagli impianti audiovisivi e dagli altri strumenti di controllo siano utilizzati a ogni fine connesso al rapporto di lavoro, purché sia data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d'uso degli strumenti e l'effettuazione dei controlli, sempre, comunque, nel rispetto del codice privacy". Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, si legge nell'articolo 23 del testo licenziato dal Cdm, "possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale”. 

CRITICA LA CGIL - "Sui controlli a distanza siamo al colpo di mano", ha detto la segretaria nazionale della Cgil Serena Sorrentino, sottolineando che le novità del Jobs act "pongono un punto di arretramento pesante" rispetto allo Statuto dei lavoratori. "Non solo daremo battaglia in Parlamento", ma anche "verificheremo con il garante della privacy se ciò si può consentire", aggiunge.

LA PRECISAZIONE - La norma sui controlli a distanza contenuta in un decreto attuativo del Jobs Act è "in linea con le indicazioni del garante della privacy", precisa il ministero del Lavoro. "La norma sugli impianti audiovisivi e gli altri strumenti di controllo contenuta nello schema di decreto legislativo in tema di semplificazioni, adegua la normativa contenuta nell'art.4 dello Statuto dei lavoratori - risalente al 1970 - alle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute". La norma, a giudizio del ministero, "non liberalizza, dunque, i controlli ma si limita a fare chiarezza circa il concetto di strumenti di controllo a distanza ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti attraverso questi strumenti, in linea con le indicazioni che il Garante della Privacy ha fornito negli ultimi anni e, in particolare, con le linee guida del 2007 sull'utilizzo della posta elettronica e di internet".

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