Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

La proposta del Pd per rendere 'Bella ciao' inno istituzionale del 25 aprile. La Russa: "Troppo di sinistra"

Il testo è stato depositato alla Camera: a firmarlo un nutrito gruppo di parlamentari dem, ma anche esponenti di Italia Viva, Leu e 5 Stelle

Foto di repertorio ANSA/ANGELO CARCONI

Si tratta di una di quelle proposte "destinate a far discutere" e alimentare le divisioni. I fatti sono questi: un nutrito gruppo di parlamentari del Pd, insieme ad altri deputati di Italia Viva e ad Alberto Manca dei Cinque stelle e Nicola Stumpo di Leu, hanno depositato una proposta di legge alla Camera per rendere Bella Ciao  'inno istituzionale' del 25 aprile. La canzone andrebbe dunque eseguita dopo l'inno di Mameli nelle celebrazioni ufficiali della festa della Liberazione. E del resto 'Bella ciao' è da sempre associata al periodo della Resistenza e alla festa della Liberazione del 25 aprile anche se ha una genesi complessa e, spiegano gli autori della proposta di legge, può essere considerata un inno che è "espressione popolare dei più alti valori alla base della nascita della Repubblica".

La storia di 'Bella Ciao'

Nel testo della proposta i deputati spiegano che la melodia sembra risalire a ben prima del XX secolo "e si perde tra i canti della tradizione popolare slava". "E' documentato - scrivono i parlamentari - come la traccia più antica di tale musica sia un'incisione del 1919, in un disco a 78 giri, del fisarmonicista tzigano Mishka Ziganoff". Si tratterebbe di un genere musicale yiddish (un dialetto parlato dalla maggioranza degli ebrei stanziati nell'Europa centrale e orientale e di quelli successivamente emigrati negli Stati Uniti d'America), detto Klezmer, in cui confluiscono vari elementi tra cui proprio la musica popolare slava.

Il testo della canzone, invece, "a partire dal periodo della Resistenza, trova maturazione e diffusione in periodi diversi che si collocano tra la metà degli anni cinquanta, in un momento in cui la politica ha necessità di unificare le varie anime della Resistenza - quella comunista, socialista, cattolica, azionista, liberale e monarchico-badogliana - e la metà degli anni sessanta, con il riconoscimento popolare, ottenuto nel 1964 in occasione del Festival dei due mondi di Spoleto". Negli anni '70, infine, la canzone trova corrispondenza nella necessità di rinsaldare il concetto di unità nazionale nato con la Resistenza e per la difesa dei valori di libertà e democrazia. Anche se, sia detto en passant, la canzone viene spesso associata alla sinistra. E in effetti se gli esponenti dei partiti progressisti sono tutti d'accordo, a destra non hanno preso bene la proposta. 

La Russa: "Troppo di sinistra". Rachele Mussolini: "Spegnerò la tv"

''Non mi pare che sia il problema principale dell'Italia in questo momento'' dice ad esempio Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato ed esponente di Fdi. ''E non mi pare che 'Bella ciao' possa sostituire il canto 'Fratelli d'Italia'. Sto ancora aspettando che il testo di 'Fratelli d'Italia' si insegni a scuola, c'è una legge che lo prevede ma nessuno lo fa. Se proprio si vuole tornare indietro nella storia c'è la canzone del Piave per ricordare i caduti della guerra".

"Bella ciao - aggiunge -, non per colpa del testo ma per colpa della sinistra, è diventata una canzone che non copre il gusto di tutti gli italiani: è troppo di sinistra" precisa La Russa. "Non è la canzone dei partigiani, è la canzone solo dei partigiani comunisti. Sono contrario''.

Caustico il commento di Rachele Mussolini, figlia di Romano e nipote del Duce. "Come al solito penso che questi signori del Pd e chi gli va dietro, parlamentari di Italia Viva, Leu e gli altri, vivano su un altro pianeta, perché è evidente come i problemi siano altri piuttosto che farsi una 'cantata' e riconoscere l'ufficialità di Bella Ciao che loro già intonano il 25 aprile". "Per quanto mi riguarda" ha aggiunto, "spegnerò la televisione o la radio, perché quell'altra melodia non è nelle mie corde".

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