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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Movimento 5 Stelle / Italia

"Trappola" e dietrofront: Grillo cade nella Rete

L'anatema del leader M5S contro i dissidenti che hanno votato Piero Grasso al Senato scatena la rivolta della base. E lui corregge il tiro: "Hanno agito in buona fede"

Steccare alla prima non è il massimo. Questione di arie e palcoscenici. Un tenore chiamato a ‘recitare’ la parte di Calaf nella ‘Turandot’ di Puccini che stecca il terzo “vincerò” del ‘Nessun dorma’, semmai alla Scala di Milano, non si salverebbe dai fischi del loggione. Così nel melodramma, così per la politica. Per questo l’elezione di Piero Grasso alla presidenza del Senato si è portata con sé una polemica rovente. Ore 16 di un sabato pomeriggio destinato a far discutere. Poco prima Laura Boldrini era salita sullo scranno più alto di Montecitorio. Tre ore dopo, quando a palazzo Madama si giocava il grosso della partita, era già storia. Tre fumate nere e un ballottaggio: l’ex Procuratore Nazionale antimafia, in quota Pd, contro Renato Schifani, il nome forte del Pdl.

E allora le riunioni dei gruppi parlamentari si son fatte frenetiche. Fino al colpo di scena: categorico Vito Crimi, capogruppo al Senato dei 5 Stelle: “Non faremo da stampella a nessuno”. Decisione presa a maggioranza, per alzata di mano. Ma il gruppo si spezza in due, e le cronache raccontano di pianti e di chi, della truppa siciliana, sussurrava tra i denti: “se passa Schifani come faccio a tornare a casa”. Il resto, il grosso, lo ha fatto il web. Da Facebook a Twitter la polemica è montata in presa diretta: mai Schifani. Cinque minuti e tra i senatori del Movimento 5 Stelle c’era già chi annunciava il voto libero. Alle 19, dopo un pomeriggio lunghissimo, Grasso è il nuovo presidente del Senato con 137 preferenze. Tra i numeri a disposizione del centro-sinistra e il risultato finale corrono 12 voti in eccesso, quelli dei grillini dissidenti.

ESPULSIONI? SARA' LA RETE A DECIDERE

Bersani prende e porta a casa la doppia elezione. Con un di più di peso: l’aver aperto una breccia in seno al Movimento. In questa legislatura strana, infatti, ogni partita in ballo ha come sfondo la partita vera, quella per la governabilità. Beppe Grillo è il primo a saperlo e nessuno dei suoi può mettere in discussione il vero comandamento di questo primo assaggio di legislatura, quel “no alla fiducia” ripetuto quotidianamente.

IL PRIMO GRILLO – Passa qualche ora e Grillo, direttamente dal suo blog, fa quadrato. E se incertezza c’è stata il passo falso va punito. Per questo lancia contro i ‘traditori’ un comunicato durissimo: “Nel ‘Codice di comportamento eletti Movimento 5 Stelle in Parlamento’ sottoscritto liberamente da tutti i candidati, al punto Trasparenza è citato: ‘Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S’. Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze”. Tradotto, chi ha votato in ottemperanza all’articolo 67 della Costituzione, che vieta il vincolo di mandato (tanto odiato da Grillo per poi tuttavia inserirlo pari pari al dettame costituzionale dello statuto del Movimento 5 Stelle), è fuori.

VACCIANO – Apriti cielo. In poco meno di 20 ore si ammassano quasi 10mila commenti sotto al ‘post’ del leader. E molti di questi sono in profondo dissenso con la linea intrapresa dal “garante”, megafono e presidente dei grillini. Tanto che forti del consenso i primi dissidenti, quelli cioè che nel segreto dell’urna hanno scritto sul cartoncino bianco il nome di Grasso, si fanno avanti. Il primo è il senatore Giuseppe Vacciano che su facebook spiega, si difende e contrattacca: “Se si cercano i colpevoli di ‘alto tradimento ai principi del M5S’, ecco, uno l’avete trovato. Nel mio futuro, se non sarà tra i cittadini del M5S, non ci saranno ‘gruppi misti’ o gruppi di altri colori. La parola su cui si deve decidere è dimissioni sì o no. Con lui l’on. Mario Michele Giarrusso che sempre via facebbok ha definito “un’infamia” il possibile lascia passare a Schifani: “Collaborare a questa infamia, pur avendo la possibilità di impedirla (con 54 senatori), sarebbe stata una cosa insopportabile per la mia coscienza. Sarebbe stato come tradire tutta la mia vita, tutte le mie scelte, tutto quello che ho sempre ammirato e tutto quello in cui ho sempre creduto. Votare scheda bianca era per me assolutamente impossibile”.

GRILLO 2 – Passano le ore, si accumulano le polemica, i commenti sprezzanti, la stima per chi ha scelto liberamente la via da seguire in tutta coscienza, e Grillo, dopo aver sbattuto contro un muro di critiche, prova ad ammorbidire i toni. “Il M5S non deve cadere in queste trappole. La scelta tra Schifani e Grasso – ha scritto in giornata nel suo blog – era una scelta impossibile. Si trattava di decidere tra la peste bubbonica e un forte raffreddore. La coppia senatoriale è stata decisa a tavolino dal pdl e pdmenoelle. I giochi erano già fatti per mettere in difficoltà il MoVimento 5 Stelle. Qualcuno, anche in buona fede, ci è cascato. Comunque, il problema non è Grasso. Se, per ipotesi, il gruppo dei senatori del M5S avesse deciso di votare a maggioranza Grasso e tutti si fossero attenuti alla scelta, non vi sarebbe stato alcun caso. In gioco non c'è Grasso, ma il rispetto delle regole del M5S”. Insomma un peccato di gioventù ma che tuttavia non può incrinare il vincolo di mandato (negato in Costituzione).

RIUNIONE – La presa di posizione del blogger genovese ha anticipato di un paio d’ore la riunione dei parlamentari 5 Stelle in corso alla Camera e al Senato. All’ordine del giorno la possibilità o meno di ricucire lo ‘strappo’ maturato al Senato. Dimissioni in vista? Un atto “fuori luogo” ha commentato il senatore del M5S, Maurizio Buccarella. “Nessuno di noi si sente in colpa – ha spiegato Buccarella fuori da Palazzo Madama a Roma – e sulle dimissioni decideremo insieme, ma personalmente sono contrario”. Secondo Buccarella “non c’è nessuna isteria” nella reazione di Beppe Grillo (come aveva scritto su Facebook un altro senatore dei 5 stelle, Francesco Molinari). “Si tratta di collaudare un meccanismo – continua Buccarella ai microfoni de ilfattoquotidiano.it – siamo un bambino appena nato, magari può inciampare nei suoi primi passi. Beppe Grillo in questi giorni non l'abbiamo sentito, ma lui è come il papà, è giusto che parli con il suo piccino. Dobbiamo rimanere uniti con Beppe e fra di noi”.

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