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Domenica, 23 Gennaio 2022
Politica / Italia

I grillini avvertono 'la casta': "Rendiconteremo tutto, anche le caramelle"

Grillo suona la carica: "Vogliamo decidere, vogliamo scegliere questori e vicepresidenti". E su un eventuale appoggio a un governo Bersani frena: "Nemmeno se cammina sui ceci"

Beppe Grillo torna a far politica, quella vera. Accantonate le beghe del dopo Grasso, il presidente del Movimento 5 Stelle è tornato a far quadrato. Come? Dettando la linea da qui a breve. Fatti i due presidenti delle Camere, ingollato con non pochi mal di pancia l’elezione dell’ex procuratore nazione antimafia – tra strappi interni, il nodo dimissioni e la “trappola” dei partiti – si cambia terreno di gioco. Una partita, due palloni: fiducia e l’elezione dei grillini negli uffici di presidenza di palazzo Madama e Montecitorio.

CARAMELLE - “E’ giunta l'ora – ha sottolineato Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera dei 5 Stelledi ‘rendicontare le caramelle’ e, dunque di portare le istanze di quel 25 e passa per cento di elettori che ha votato il Movimento 5 stelle. Ora che siamo stati eletti al Parlamento, vogliamo essere presenti nelle Commissioni bicamerali, nelle giunte e negli uffici di presidenza di Camera e Senato. Dopo la nomina della presidente della Camera Laura Boldrini siamo a una prima giornata cruciale”.

Il messaggio lanciato dalla capogruppo è chiarissimo. Sono i questori l’oggetto del desiderio dei neoparlamentari del MoVimento: “Il presidente Boldrini vuol fare della Camera la casa della buona politica, noi siamo qui per questo, per controllare e vigilare su tutto”, ha continuato. Per questo “noi cittadini del Movimento 5 Stelle presenteremo i nostri candidati per tutti questi ruoli perché vogliamo essere protagonisti del rinnovamento che abbiamo promesso in campagna elettorale”.

FIDUCIA - Spese sulle “caramelle”, e quindi sui questori, su cui il Pd dovrà dare il lascia passare. Ed è qui che la cosa si infittisce. E’ mai capitato nelle cronache politiche della storia repubblicana che l’elezione dei questori strappasse il titolo (non la l’apertura) dei giornali ( quella sarà roba di Papa Francesco)? La domanda non è retorica, anzi fotografa perfettamente la realtà. L’impasse istituzionale, un governo che per adesso non c’è, e così all’interno di ogni procedura si accende il vero nodo della questione: la fiducia.

Il no alla fiducia di un esecutivo di minoranza guidato da Pierluigi Bersani per adesso, al di là delle crepe sulla seconda carica dello stato, non è mai stato messo in discussione. C’è un però tuttavia che comincia a prender forma. Se il segretario del Pd si facesse da parte, dalle parti del M5S non si esclude un eventuale appoggio ad un governo fuori dalla logica dei partiti. Un esecutivo “differente”, lo chiamano Claudio Messora e Daniele Martinelli, nuovi coordinatori della comunicazione di Senato e Camera dei 5 Stelle.

CECI – L’ipotesi velata è fuoriuscita dagli studi radiofonici della ‘Zanzara’ su Radio 24. “Se ci fosse un governo di persone estranee ai partiti, un esecutivo di grandi personalità?”, chiedono i conduttori allo stesso Messora. “Vedremo, lo decideranno deputati e senatori. Ma la fiducia una volta che la dai è un casino, perché poi toglierla è complicato”. E sul progetto Bersani? “Nemmeno se cammina di notte sui ceci. E’ stato bravo, ha fatto una mossa astuta con Boldrini e Grasso, ma il movimento non darà mai la fiducia a un governo guidato da lui. Nemmeno se adotta il nostro programma, perché a quel punto il governo lo facciamo noi”.

Bersani non si scompone e tira diritto per la sua strada: “La nostra proposta politica resta quella votata dalla direzione del Pd. Poi naturalmente spetta al capo dello Stato decidere”. E per quel che riguarda la richiesta decisa di un’elezione a tinte 5 Stelle dei membri degli uffici di presidenza delle Aule, ha il tempo di ironizzare: “Curiosa posizione. Ma noi siamo gente di buona volontà. Vedremo”. Vedremo i grillini, Vedremo Bersani. Manca poco. Il condizionale ha le ore contate.

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