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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Centrodestra

Forza Italia torna e implode: il partito nasce già scisso

Annullato l'ufficio di presidenza previsto per venerdì sera. E' il segno della fine ingloriosa del Pdl. Poche ore dopo l'ex delfino del Cavaliere saluta: "Non aderiamo a Forza Italia, nascerà Nuovo Centrodestra"

Poco prima delle 19 di ieri sera le agenzie hanno lanciato la notizia che di fatto ha sancito la fine del Pdl: il no ad un nuovo ufficio di presidenza. Ancor prima delle parole di Angelino Alfano, oramai ‘solo’ vicepremier del governo Letta, rilasciate mezz’ora dopo, attorno alle 19:30, all’ex albergo Santa Chiara, oggi dépendance del Senato, dove erano raccolti una sessantina di parlamentari tra colombe e governativi (30 senatori, 26 deputati. Formigoni arriva a dichiarare 37 senatori): “Non aderiamo a Forza Italia. Sono pronti nuovi gruppi che si chiameranno ‘Nuovo Centrodestra’”.

Ancor prima le parole di colui che fu il segretario del Popolo della libertà e delfino del Cav perché negato l’ufficio di presidenza è stato risposto picche alle richieste mosse da ‘Angelino’ per aderire in Forza Italia. Primarie, tre coordinatori di partito – uno per i falchi, uno per i lealisti, uno per le colombe-governativi –, fiducia al Letta fino al 2015. Bocciata la prima, bocciata la seconda, bocciata la terza: nessuna modifica al documento da portare in Consiglio Nazionale. Via alla scissione. Anzi a vederla bene, via a due cose distinte: non si scinde ciò che nei fatti non esisteva più. Diciamo che quel che è successo ieri non è altro che la logica consequenziale dello strappo consumatosi plasticamente lo scorso 2 ottobre, il giorno della riconferma a mezzo fiducia delle larghe intese. Quel no a Berlusconi che costrinse a fare i conti con un’inevitabile realtà: non era e non è più l’azionista di maggioranza del ‘governissimo’.  

Così, tra Berlusconi e Alfano, tra il ‘padre’ e il ‘figlio’, l’ora della verità è arrivata 24 ore prima del Consiglio nazionale. Prima del previsto, verso le 17 di ieri, a Palazzo Grazioli. Da una parte del tavolo Berlusconi. Dall’altro tutti ministri Pdl (da ieri, ex Pdl): Alfano, Lorenzin, Lupi, De Girolamo e Quagliariello. ‘Silvio’ alza il telefono e chiama il Mausoleo (la nuova sede di Forza Italia) dove stanno già facendo base falchi e lealisti (così, tanto per mettere in chiaro le logiche, i pesi e i contrappesi del nuovo che avanza): Fitto, Carfagna, Brunetta Capezzone, Verdini Gelmini. Li chiama e li mette in vivavoce, per far sentir bene a tutti.

Alle 17 di ieri pomeriggio, a Palazzo Grazioli, c’è stato tutto quel che è successo in questo ultimo mese e mezzo: il partito in tre pezzi diviso in due fazioni, lo strappo, i traditori di Berlusconi, quelli della missione dei moderati, del liberismo in salsa 1994, gli estremisti. In mezzo al filo del telefono, a predicare unità, ma non troppo, ma non per davvero, Silvio Berlusconi. Che ha predicato fino all’ultimo l’unità politica, il rispetto del mandato elettorale, ma dal pulpito, il suo, dell’invincibilità, dell’immortalità. Di chi crede che anche questa volta gli italiani staranno con lui, nel bene e nel male, facendogli fare un altro giro, a lui. Relegando, loro, alla storia di Gianfranco Fini.

Quell’ora appesa e consumata ad un vivavoce di un telefono, come ha scritto questa mattina La Stampa. Parla Berlusconi:

“Non voglio fare del male a nessuno, non intendo essere l’ostacolo, il problema”, e qui è parso ad alcuni di cogliere dell’ironia, addirittura una vena di sarcasmo mentre lo diceva, “forse per questo motivo dovrei fare un passo indietro, perché mi si propone di mettere nero su bianco che io accetterò la decadenza senza nemmeno far cadere il governo”. Pausa, e poi: “Dovrei convocare l’ufficio di presidenza stasera stessa, alle 21, per approvare un documento dove si stabilisca che la sorte del governo non dipenderà dalla mia, e dove si affidi la gestione del partito a tre coordinatori nazionali, uno per ogni corrente... Che ve ne pare? Posso dire a questi amici che pure voi siete d’accordo?”.

Il coro dei no dei falchi, le urla di Brunetta, quelle di Verdini. Fino alla sentenza del Cav: “Vedete? Ve l’avevo detto, loro non sono d’accordo...”. E ai falchi: “Bene, ne prendo atto”. È finita qui, è finita con Silvio che non ha potuto e voluto dire di no ai fedelissimi. E' finita con la lettera di ieri: o come me o liberi di essere e stare contro di me.

È finita con la corsa liberatoria e drammatica di Alfano e ministri da Palazzo Grazioli al Santa Chiara dove le colombe – trepidanti e impaurite da possibili inciuci ai titoli di coda (accordi in extremis che avrebbero segnato la fine politica del 90% di loro, visto Berlusconi, loro, i ‘pesci piccoli’, domani non li avrebbe perdonati) – hanno esultato alle parole del loro nuovo leader: “Mi trovo qui per compiere una scelta che non avrei mai pensato di compiere. Non aderire a Forza Italia. Sento fortissimo il bisogno di ribadire che in questi 20 anni non abbiamo sbagliato speranze, ideali e persona. Siamo amici del presidente Berlusconi a cui ribadiamo amicizia e sostegno. Lo sosterremo all’interno del governo a iniziare da una giustizia più giusta e dall’abbassamento delle tasse e di tutte le storiche battaglie. Ma questa non è la Forza Italia che abbiamo conosciuto nel ‘94”. Amici….ma nemici, Alfano lo sa e avverte: “Saremo attaccati, ma non avremo paura, combatteremo per affermare le nostre idee. Questa sera abbiamo un buon alleato, la nostra buona coscienza”.

E ora? Il passato e il presente è già futuro. Quest’oggi il Consiglio nazionale del Pdl sancirà la nascita di Forza Italia. Tra chi ci è rimasto. Quindi, in Consiglio, nessuna scissione, ma solo la retorica dei traditori. Letta andrà avanti con numeri decisamente più risicati ma più certi, più stabili. Andrà avanti anche dopo il 27 novembre, dopo il voto al Senato sulla decadenza del Cav (sempre che non sia rimandato per l’ennesima volta). Già la decadenza: Il ‘Nuovo Centrodestra’, (Nc? O Ncd?), da ieri pomeriggio quanto si batterà in favore dell’ex Capo? A parole parecchio. Nei fatti molto di meno. Prima missione della nuova piattaforma politica di ‘Angelino’ sarà quella, assieme ai centristi alla Casini e alla Montezemolo, con la gradita partecipazione del premier Letta, di eliminare l’avversario politico più ostico: ‘Silvio’. L’unico ostacolo al fututo, macchina del fango compresa. E allora che decadenza sia.

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