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Giovedì, 26 Maggio 2022
Politica

Bersani e Berlusconi, accordo vicino: Amato, D'Alema o Marini al Quirinale

I due ex premier e l'ex presidente del Senato con Cassese fare da outsider. Su questo quartetto di nomi le basi dell’intesa tra il Cavaliere e il segretario del Pd. Difficile l’ipotesi grillina Rodotà

Amato, D’Alema, Marini, e Cassese fare da outsider. Un quartetto di nomi su cui pare abbia ruotato il discorso di questa mattina tra Silvio Berlusconi e Pierluigi Bersani. Dell’incontro, se telefonico o vis-à-vis, non è dato sapere. Nessuna conferma, nessuna smentita. Anche se da palazzo Grazioli, dove il Cavaliere e rientrato e ha convocato i suoi, non fanno mistero che qualcosa ci sia stato.

A 24 ore della prima chiamata per l’elezione del nuovo capo dello Stato la faccenda comincia a farsi scottante. Per i silenzi, le mezze verità o le mezze smentite, il tempo è scaduto. Da qui in poi si deve giocare necessariamente a carte scoperte. Storia complicata quella che racconta dell’elezione del Presidente della Repubblica. Il futuro prossimo del Paese, passa da qui. Napolitano, con l’escamotage dei saggi, appoggiato dal silenzio assenso della politica, ha traghettato il carrozzone fino a metà aprile. Toccherà al suo successore metter un punto o un a capo allo stallo post elettorale: un accordo per dar vita ad un governo, o nuove elezioni. La strada è stretta, e senza alternative. Per questo la trattativa, tra i due maggiori blocchi parlamentari, è serrata. Di mezzo c’è la possibilità o meno di trovare un accordo per il dopo. Il Quirinale come punto di partenza per cominciare a ragionar d’altro, e semmai occuparsi del Paese.

LA "CARTA SEGRETA" DI BERSANI E' MATTARELLA

AMATO – Sempre che tra Pierluigi e Silvio scoppi l’intesa. Per questo il ‘signor sottile’, Giuliano Amato, è in pole position per la corsa al Colle. Andrebbe bene a Bersani. Piace a Berlusconi; meno al corpo elettorale del Pdl, ma a far ingollare il boccone agrodolce ci penserebbe – come ha abituato – il Cav. Tutto, anche la fiducia ad un nuovo Presidente di centrosinistra, a patto che Bersani metta ‘nero su bianco’ un accordo per il patto politico: larghe intese, in salsa tedesca, tra Pd-Pdl-Scelta Civica. Sì ad Amato, e governo a braccetto, altrimenti voto subito, a giugno.

D’ALEMA – E se su Amato non si dovesse trovare la quadra, il Cav., è disposto, ripercorrendo questa logica, a sostenere la candidatura di Massimo D’Alema. Nelle ultime ore le quotazioni dell’ex segretario dei Ds hanno spiccato il volo. Il perché è semplice e va rintracciato proprio nella storia di D’Alema. Politicamente fortissimo, è forse l’unico in grado di possedere quel carisma in grado di far da raccordo a quella tregua nazionale tanto caldeggiata dal Popolo della libertà. La sua influenza tra le mura del Pd non è mai scemata, al di là degli eventi che l’hanno fatto salire in cattedra o sprofondare all’inferno. Alle scelte di D’Alema, vestito della presidenza della repubblica, il Pd difficilmente saprebbe dire di no. Ed è noto come, l’ex premier, veda di buon auspicio un accordo di responsabilità tra le forze in campo. Gli scopi e le battaglie fanno il grosso della politica. Per questo, nel giro di una notte, D’Alema è diventato forse il miglior amico di Berlusconi.

RODOTA’ – C’è Amato, D’Alema, il costituzionalista Cassese, il nome ad effetto che ha cominciato a circolare nelle ultime ore. Ma c’è anche Stefano Rodotà. L’ex garante della privacy, medaglia di bronzo alle consultazioni web del Movimento 5 Stelle, potrebbe essere il colpo ad effetto che ribalterebbe il tavolo, e parte dei discorsi fatti fin qui. L’idea, potrebbe frullare in testa proprio a Bersani e andrebbe a tratteggiare scenari completamente nuovi. Rodotà in sostanza potrebbe essere l’uomo giusto per dar gambe e fiato al progetto del segretario del Pd: un governo di minoranza con l’appoggio dei grillini. Fantapolitica? Mica tanto. La mano tesa di Grillo sulla Gabanelli di ieri potrebbe aver indicato la strada. Una via senza il volto di ‘Report’, ma con Rodotà, appunto. Certo, oggi Grillo tuono all’inciucio, ma i giochi, ancora non sono fatti. E se alla fine la Bersani bussasse alla porta di Grillo con un bel sorriso sul nome del costituzionalista? Lo strappo con Berlusconi, certificato e definitivo, e una nuova offerta di accordo, o ‘accordicchio’ E senza troppo stupore: il leader del centrosinistra non ha mai aperto ad un ‘governissimo’, anzi il no è sempre stato netto e deciso.

GRILLO GRIDA ALL'INCIUCIO

Amato e D’Alema andrebbero bene a Berlusconi. Meno a Bersani, o per dirla scrollandosi dai personalismi, a quell’idea sposata dai democratici 24 ore dopo il tonfo di fine febbraio. Rodotà invece riaprirebbe la possibilità di imboccare quel sentiero. Da qui è facile comprendere come il grosso della partita in corso, in realtà, si giochi tra le mura di Largo Nazareno. O il passo indietro di Bersani, figlio di un isolamento polittico che domani potrebbe prendere la sua misura, o l’ennesimo tentativo di far da soli. Con Grillo.  

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