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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Politica

Berlusconi show a Roma: Forza Italia riparte dai club

"La sigla Pdl ormai non diceva più nulla": il Cavaliere lancia i club "Forza Silvio" e incorona Marcello Fiori. Durissimo sul governo Monti: "E' stato un colpo di Stato contro di noi"

ROMA - «La magistratura è diventata un contropotere che tiene sotto di sé il potere esecutivo e decisionale. Da noi i magistrati non dipendono da nessuno, sono incontrollabili e irresponsabili nemmeno di ciò che commettono per colpe gravi e dolo e si giudicano tra di loro». 

Berlusconi torna all’attacco nel giorno del lancio dei club di Forza Italia all'Auditorium della Conciliazione a Roma. Il Cavaliere ha incoronato Marcello Fiori (chi è), ex numero due di Bertolaso, responsabile dei club Forza Silvio. I militanti dei club di Fi hanno accolto l'ex premier in una sala in cui erano presenti pochissimi dirigenti di partito (come espressamente richiesto dal Cavaliere).

«Siamo tornati a Forza Italia perché speravamo con il Pdl di unire i moderati. Poi qualcuno ha tradito e qualcuno se n’è andato. Quando ho visto che il Pdl si reggeva con quelli che erano di Fi ho preso la decisione di ritornare a Forza Italia», spiega dal palco. 

QUATTRO COLPI DI STATO - I club, dice, sono un modo per avvicinare i giovani e persone nuove alla politica, per bissare «la grande vittoria del ’94, una vittoria storica e grandiosa», contro «l’ideologia comunista che è sempre la stessa». Il discorso di Berlusconi è una escalation, una sorta di ricostruzione personale della storia d'Italia degli ultimi decenni: «Non ci sono stati i carri armati in piazza e nelle strade, ma negli ultimi vent’anni ci sono stati quattro colpi di Stato nel nostro Paese», scandisce. «Nel 92-93 la democrazia fu sospesa. Nel 1964 una corrente di sinistra diede vita a Magistratura Democratica che poi si divise nel ’68 e una parte si unì alle forze extraparlamentari tanto che l’Unità nel ’78 li accusò di essere andati oltre. Questa magistratura fu istruita da Gramsci».

«Decisi di lasciare ad Alfano, ma il partito scese dal 30 al 13% e allora decisi di tornare», punge Berlusconi, che non riesce a terminare la frase visto che la platea copre la sua voce con una bordata di fischi quando viene nominato il vicepremier. 

Poi l’affondo contro Monti: «Fui costretto a dare le dimissioni e si installò un governo completamente oscuro agli elettori: se questo non è un colpo di Stato ditemi come si può chiamare». Berlusconi attacca anche il governo: «Accettammo le larghe intese, l’impegno fu solo con una stretta di mano tra Alfano e Letta. Sapete come è andata, questo governo non ha rispettato i patti: no aumento Iva, no tassa Imu. Volevamo cambiamento forte sui poteri di Equitalia, è naufragato su queste promesse». 

La soluzione immediata secondo il Cav? Un nuovo governo «formato da tutte le forze politiche esistenti in Parlamento, anche il Movimento 5 stelle, per riformare la legge elettorale e tornare alle urne».

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