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Domenica, 5 Dicembre 2021
Politica

Il Pdl congela lo strappo, Berlusconi prova a ricucire

Doveva essere il giorno della resa dei conti ma il faccia a faccia tra fedeli e "transfughi" è stato rimandato. Così come è stata annullata la manifestazione "siamo tutti decadenti". E' la quiete prima della tempesta

Doveva essere il giorno delle precisazioni, dei perché e dei per come. All’indomani dello strappo, due giornate lunghe e piene di coltelli, era arrivato il momento dei chiarimenti. Non delle ricuciture, la ferita, profondissima,rimarrà. Da una parte Berlusconi e chi gli è rimasto vicino (i soliti, gli irriducibili). Dall’altra la cordata guidata da Alfano che se non si è fatta maggioranza, poco ci manca. Diciamo che il delfino facendosi Bruto, ha imposto la sua logica: “Mai più con il coltello alla gola”.

E ha spodestato il Cav, ridimensionandolo, dalla cabina di regia delle larghe intese: dopo la fiducia di ieri non sarà più lui l’azionista di riferimento del governo Letta. Quando un Capo indiscusso, titolare di una dinastia lunga venti anni, si fa gregario, l’ago dei sismografi si fa incandescente. Sì perché, oggi, la destra e il centro-destra italiano sono costretti a fare i conti con il terremoto politico più importante della seconda Repubblica.

Doveva essere il giorno della verità, non lo è stato. I cadaveri di Lampedusa, troppi, tutti figli di una storia antica quanto bastarda, hanno congelato il dibattito. E non poteva essere altrimenti. Perentorio l’alt del ministro Quagliariello lanciato via Twitter: “Tragedia #Lampedusa impone oggi di sospendere ogni attività politica. Soprattutto, nessuno parli di beghe interne”. Così Angelino Alfano, che questa mattina si era diretto a palazzo Grazioli per un incontro “chiarificatore” con il Berlusconi, è sceso in fretta e furia sull’isola siciliana. Così è stata annullata la conferenza stampa dei ministri Pdl programmata alle 12 di oggi.

Quagliariello-2

Tutto fermo? Il grosso sì. Eppur qualcosa si è mosso. I primi effetti della Caporetto del Cav si sono potuti assaggiare in mattinata, quando è stato annunciato l’annullamento della manifestazione anti-decadenza programma per domani, venerdì 4 ottobre, a Roma, in Piazza Farnese, in contemporanea con i lavori della giunta del Senato. I falchi, in sostanza, hanno dovuto ingoiare l’ennesimo boccone amaro. La cartolina del nuovo corso, dentro al Popolo delle libertà, sta tutta qui.

LA RESA DI BERLUSCONI - IL PUNTO

Nessuna manifestazione, discussione aperta sui nuovi gruppi parlamentari. Al Senato per adesso nessuno ha ‘mosso paglia’. Alla Camera dove Cicchitto, ieri, ha parlato per conto del nuovo gruppo, si sta provando a frenare la slavina. Uno standby interlocutorio spiegato in mattinata da Roberto Formigoni, uno che ieri non si dava pace per la mancata formalizzazione dello strappo: “Ieri mattina – ha sottolineato il senatore – pensavamo di essere in venti. Ieri sera ci siamo ritrovati in 70 e oggi sono annunciate nuove adesioni. Non abbiamo ancora deciso la costituzione dei gruppi perché la consistenza sta cambiando”. Poi, dopo il breve faccia a faccia tra Alfano e Berlusconi, ha precisato: “La linea del nuovo gruppo è sospesa. Abbiamo trovato un Berlusconi dialogante e anche per questo abbiamo sospeso l’iniziativa”. Insomma la verità starebbe nelle buone intensioni del Capo, dialogante. Come dire, non è tempo e non c’è spazio per vendetta contro i traditori. Anche perché i traditori, oggi, hanno ancora in mano il manico del coltello.

Così al vertice. Un po’ più sotto, tuttavia, si discute. Aspramente. E così, a stretto giro si segnalano due virgolettati esemplificativi del clima interno. Rovente. Il primo, quello del berlusconiano convinto Lucio Malan: “Se dovessero presentarsi alle elezioni europee tra qualche mese, la lista dei transfughi non prenderebbe neanche il 2%. Anche per questo noto che sull’idea di formare un gruppo autonomo ora frenano”. Il secondo, quello di un dissidente doc, Caro Giovanardi: “Ieri è stata una grande giornata. Al Senato noi non siamo i dissidenti, anzi abbiamo noi la maggioranza del gruppo. Nei prossimi giorni faremo delle verifiche. Quello che è certo che Forza Italia non sta nel Partito Popolare Europeo”. Passerà il lutto, purtroppo, e si tornerà a far chiasso. E non mancheranno le sassate. La lunga traversata del centro-destra è solo all’inizio.

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