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Domenica, 28 Novembre 2021
Il caso

Berlusconi, la vigilia della fine

Il Cavaliere non si dimetterà prima del voto sulla decadenza da senatore: passerà all'opposizione e presenterà il ricorso per riaprire il processo Mediaset. E intanto finisce in prima pagina sul Wall Street Journal

ROMA - "Temo l'arresto? Non saprei. Certo è che nei miei confronti c'è un odio totale da parte della magistratura che ha impiantato 57 processi contro di me". Alla vigilia del voto sulla decadenza da senatore, Silvio Berlusconi ribadisce in tv - a "La Telefonata" su Canale 5 - di non aver mai chiesto "salvacondotti" e di aver lavorato esclusivamente per il bene del Paese.

"No, non penso di potermi dimettere, ho la fiducia di milioni di italiani che vedono in me il leader del centrodestra", ha aggiunto Berlusconi, ribadendo che c'è "un'odio totale" verso di lui da parte della magistratura e i parlamentari che domani voteranno la decadenza si "dovranno vergognare".

"Ora gli elettori del centrodestra devono guardare in faccia la realtà e dare il voto a una sola forza politica", ha aggiunto il leader di Forza Italia, spiegando poi che "non ho intenzione di fare alcun passo indietro prima del voto sulla decadenza". Per questo stasera i gruppi di Fi si riuniscono ed esaminano il testo della legge di Stabilità per decidere sul voto.

E mentre ripete che nei prossimi giorni verrà presentato il ricorso per riaprire il processo sui diritti televisivi Mediaset, la vicenda è finita anche in prima pagina sul Wall Street Journal. "Berlusconi annuncia nuove prove che potrebbero discolparlo": così titola oggi in prima pagina il Wsj, riportando la conferenza stampa tenuta ieri dall'ex presidente del Consiglio per chiedere ai suoi avversari politici di non farlo decadere da senatore.

Il voto sulla decadenza è in programma domani per le 19. Saranno messi in votazione gli ordini del giorno presentati in difformità alla relazione della Giunta per le immunità. E secondo il Wsj, Berlusconi "ha lanciato un tentativo disperato per ribaltare la sua sorte due giorni prima di un voto che potrebbe espellerlo dal Senato italiano", dopo la condanna definitiva per frode fiscale.

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