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Domenica, 5 Dicembre 2021
Politica

Berlusconi, il giorno della decadenza: "Io non ho paura"

La fine del ventennio parlamentare - sancita oggi in Senato - non coinciderà con l'abbandono della politica. Il Cavaliere "modello Grillo" prepara l'offensiva mediatica, in piazza e in tv

ROMA - Se è vero, come ha confessato, che non riesce a prender sonno dall'agosto scorso - quando arrivò la sentenza di condanna della Cassazione - difficilmente avrà vinto l'insonnia stanotte. L'amore di Francesca, l'affetto di Dudù, le prodezze europee di Kakà e Balotelli: no, non possono bastare a placare l'ira per quel "quarto grado di giudizio", atteso oggi al Senato, che proprio non riesce a digerire.

Silvio Berlusconi da stasera sarà un ex senatore, ma non un ex politico. E' il giorno della decadenza, della fine di un ventennio parlamentare entrato nei libri di storia. Perdere lo scranno personalizzato a Palazzo Madama, però, non vuol dire abbandonare l'agone politico per godersi la vecchiaia nell'oasi dorata che il suo amico Putin gli metterebbe a disposizione da domattina. Che sia l'innato spirito battagliero o la strategia irrazionale di un politico con le ore contate, il Cavaliere non ha certo intenzione di mollare, soprattutto dopo aver rimesso la casacca azzurra di Forza Italia e staccato la spina al governo di Letta e Alfano.

L'OFFENSIVA DI "SILVIO IL GRILLINO" - Ecco perché Berlusconi ha scelto di aggrapparsi all'ultima zattera, quella della leadership di partito. Sarà un Cavaliere "modello Grillo": gestirà il partito "da fuori", picconando il governo sulle politiche economiche con una campagna mediatica martellante condotta in tv e nelle piazze. Una campagna che, nel suo progetto da padre nobile "decaduto", dovrebbe diventare quanto prima elettorale (legge Severino e interdizione dai pubblici uffici permettendo). I sondaggi, d'altra parte, gli danno ragione: la scissione con gli alfaniani farebbe guadagnare consensi alla coalizione di centrodestra. Dividersi per essere primi: strategia vincente anche questa?

Oggi Berlusconi non andrà né in Senato per l'arringa difensiva, né nel salotto di Bruno Vespa. Parlerà, invece, da Palazzo Grazioli - dove è stata indetta una manifestazione per sostenere il leader - ai fedelissimi del "menomale che Silvio c'è". Arrivato il verdetto, in serata, dopo il comizio di via del Plebiscito Berlusconi volerà ad Arcore, su consiglio dei figli.

I NUMERI IN SENATO - In Senato, invece, rimane poco spazio per l'emotività. I numeri condannano il leader di Forza Italia. I parlamentari pronti a votare contro il Cavaliere sarebbero 201 o 198 (dipende se votano i tre senatori a vita recentemente nominati da Napolitano). E in ogni caso la quota 161 della maggioranza assoluta verrebbe ampiamente superata. A quota 201 si arriva sommando ai voti dei 107 senatori del Pd (il presidente del Senato Pietro Grasso non vota, altrimenti sarebbero 108), i 20 di Scelta Civica (a meno che Casini non riservi sorprese dell'ultim'ora), i 50 del Movimento 5 Stelle, i 7 di Sel, i 4 degli ex M5S ora iscritti al gruppo Misto, oltre i 10 del gruppo Autonomie (anche qui salvo sorprese dell'ultim'ora) e i tre senatori a vita (sulla cui presenza però nessuno è pronto a scommettere, visto che sinora non sono mai venuti a votare). Dovrebbe assestarsi intorno a 117, invece, la quota dei contrari alla decadenza: 62 di Forza Italia, 10 di Gal (Grandi autonomie e libertà), 16 della Lega, 20 del Nuovo centrodestra di Alfano. Numeri o non numeri, c'è da giurarci, l'impressione è che la decadenza farà crescere il consenso intorno al Cav.

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