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Martedì, 7 Dicembre 2021
Caos Pdl

Si è spento il calumet della pace: il futuro lo scrive Berlusconi

In una lettera, a poche ore dal Consiglio nazionale che domani sancirà la fine del Pdl e l'inizio della "nuova" Forza Italia, il Cavaliere detta le regole: "Unire i moderati o ognuno per la sua strada"

“E’ indispensabile restare uniti e lavorare insieme, non comprendo le divisioni, chi non si riconosce nei nostri valori e chi non crede in Forza Italia è libero di andarsene”. Chi ci sta, ci sta; chi non ci sta, non ci sta, è libero di inseguire e fare il proprio destino. Che vuol dir tutto e non vuol dir niente. Forse Corrado Guzzanti, l’ultimo genio della satira italiana, l’aveva davvero vista bene: “Casa della libertà: facciamo un po’ come c….ci pare”. E questa è la versione cattivissima. E tuttavia terribilmente attuale.

Poi però, facendo i seri, tocca fare l’analisi di quel che ha fatto Berlusconi inviando una lettera aperta a tutti i parlamentari del Pdl. A ventiquattro ore dal giorno della verità per il centro-destra ‘Silvio’ ha suonato il corno inglese. Il suo. Ha chiamato la sua adunata e a vederla bene ha messo nero su bianco quel che stiamo raccontando da giorni: il Pdl, gira che ti rigira, è irrimediabilmente spaccato in due. Così da quando Alfano, con la cortese collaborazione di Enrico Letta, il giorno della fiducia (lo scorso 2 ottobre) l’ha costretto per la prima volta a recitare il ruolo di gregario e non più di Capo - capitano.

Così oggi quando il Cavaliere, dopo i vertici ad Arcore e a Palazzo Grazioli con i fedelissimi (o falchi, o lealisti che dir si voglia) e i tentati calumet della pace con la cordata delle ‘colombe’, serratissimi, sfociati matematicamente con un nulla di fatto, ha detto a tutti – a chi sarà con lui e a chi vorrebbe star con lui ma a modo proprio – che non è disposto a cedere di un millimetro. Dopo il Pdl sarà Forza Italia, ma sarà a modo suo. O dentro, o fuori. O con lui o contro di lui.

Così nell’attacco del vergato. E tuttavia, scorrendo la missiva, Silvio si è detto pronto al confronto: “Domani sarà l'occasione per confrontarci e discutere. Come si fa in ogni famiglia. Ognuno porterà le sue idee. Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo al disegno comune. Con civiltà, senza pregiudizi, senza retro pensieri. Domani sarà il momento del confronto davanti ai nostri elettori, perché a loro, ricordiamolo sempre, dobbiamo la nostra lealtà e a loro dobbiamo garantire il nostro impegno. E dopo aver parlato e ascoltato decideremo insieme il nostro futuro. Domani dal palco ripeterò ancora una volta le ragioni per cui è indispensabile restare uniti e lottare insieme, noi moderati per unire i moderati”.

Il messaggio, chiaramente, è indirizzato ai filo-governativi capitanati dal quel figlioccio senza “quid”, dall’uomo – per il Cavaliere – sempre pronto e mai pronto. Quell’Alfano che mentre le agenzie e le redazioni rilanciavano lo scritto si trovava proprio a Palazzo Grazioli, per l’ultimo vertice prima del ring di domani. Mentre Gasparri predicava, letta la nota, “l’unità del nostro movimento e per rispettare il mandato dei nostri elettori”.

La parola d’ordine, quindi, è unità. Quella che tuttavia dovrebbe modellarsi sui precetti del Capo. E allora, come detto, si torna al principio del vaso di Pandora. A quel coperchio scoperchiato che sta facendo saltare il banco. A quelle condizioni che ha posto Alfano e che Berlusconi non è disposto ad accettare. Primo: le primarie per stabilire tutti gli incarichi di partito, le candidature e le cariche monocratiche. Secondo: la conferma delle larghe intese fino al 2015.

Due punti fermi a cui ‘Silvio’ non ha dato risposta: “Non c’è stata stanotte e non c’è stata stamani” ha detto Formigoni, colomba doc. “Noi – ha continuato – ci stiamo per riunire e prenderemo le nostre determinazioni”. Risultato? Scissione, per responsabilità e colpe di Raffaele Fitto e Denis Verdini, perché “la loro rigidità ha impedito la ricomposizione e l’unità del partito”. O con me, con ‘Silvio’, o liberi di dar vita ai Popolari, al Ppe italiano, alla nuova Dc….o liberi di far la fine di Gianfranco Fini.

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