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Lunedì, 29 Novembre 2021
PROCESSI

L'assalto finale a Berlusconi

Il giorno dopo il rinvio a giudizio per il "caso De Gregorio" è da Pdl vecchio stile: tutti uniti a difesa del capo. Silvio: "Vogliono farmi fuori, è l'assalto finale". Le lettere di Lavitola: "Ti ho convinto a comprare i senatori"

ROMA - La sindrome d'accerchiamento è quella dei giorni belli. O meglio quella dei giorni post condanna Mediaset, post voto in Giunta sulla decadenza e post dibattimenti sul caso Ruby. Come in ogni day after delle vicende processuali o politiche del Cavaliere, il leit motiv è lo stesso: "Vogliono farmi fuori". 

Lo ripete anche questa volta Berlusconi, a poche ore dalla decisione del palazzo di Giustizia di Napoli che lo ha rinviato a giudizio per la compravendita del senatore De Gregorio, ex Idv passato al Pdl nel 2008 per fare cadere il governo Prodi. 

"Me l'aspettavo, vogliono farmi fuori a tutti i costi, mi chiedo dove vogliano arrivare e cosa dovrò aspettarmi ancora. Ormai le procure hanno lanciato la sfida finale contro di me" ha detto il leader del Pdl ai suoi. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. 

Ma a ben guardare, però, qualcosa di nuovo c'è. Perché dopo giorni di tradimenti, o mezzi tradimenti, di falchi e colombe e di spaccature, più o meno reali, il Pdl si torna a compattare a difesa del proprio "capo". Se è vero, come è vero, che uno dei primi a prendere le difese del Cav è stato quel Gaetano Quagliariello che si era fatto "Masaniello" della rivoluzione in casa Pdl. 

"Credo che la giustizia si sia comportata molto male con Berlusconi in questi venti anni, è stato un accanimento" ha attaccato il ministro per le Riforme Costituzionali. A stretto giro di posta, un'altra difesa: questa volta di Renato Brunetta, un fedelissimo. "Nella passata legislatura hanno cambiato casacca più di centoventi tra deputati e senatori, in gran parte da destra verso sinistra e cioè contro Berlusconi. E adesso incriminano Berlusconi, rinviano a giudizio Berlusconi. Beh, questa è la prova provata dell'accanimento nei suoi confronti".

Proprio qui, nella "lucida" analisi del capogruppo Pdl alla Camera, sta la motivazione della sindrome d'accerchiamento percepita dal Popolo della Libertà e dal suo leader. In termini tecnici: Berlusconi e i suoi legali hanno puntato tutto sul "libero convincimento dei parlamentari" e sulla "insindacabilità" dei loro voti. Tradotto: il Cav continua a urlare la sua innocenza perché ha convinto De Gregorio a passare dall'Idv al Pdl non "comprandolo", non con i soldi. 

Di quei tre milioni di euro che sarebbero stati regalati al senatore dell'Italia dei Valori, però, i pm e il gup hanno trovato traccia. 

In delle lettere preparate, ma mai recapitate a Berlusconi, Lavitola, rinviato a giudizio anche lui, scriveva: "Subito dopo la formazione del governo lei, con Verdini e Ghedini presenti, mi disse che era in debito con me e che lei era uso essere almeno alla pari. Era in debito per aver io 'comprato' De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie della procura di santa Maria Capua Vetere e, assieme a Ferruccio Saro e al povero Comincioli 'lavorato' Dini. Ciò dopo essere stato io a convincerla a tentare di comprare i senatori necessari a far cadere Prodi". 

Risultato: Berlusconi rinviato. E si sente accerchiato. 

Le tappe del caso: 

De Gregorio al Pdl: Berlusconi indagato per corruzione

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