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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Politica

Nessun leader politico siede in Parlamento: il paradosso della repubblica italiana

Renzi, Grillo e l'ultimo arrivato Berlusconi: i leader di riferimento dei tre maggiori partiti sono tutti fuori dal Parlamento. L'arte di gestire il potere "da fuori": l'Italia non è più una repubblica parlamentare

ROMA - Gestire potere senza sedersi nelle stanze predisposte alla gestione del potere. Grillo lo fa di professione e lo sta insegnando a tutti. Renzi sta imparando. Berlusconi è l’ultimo arrivato ma è deciso ad imparare. Ed è sicuro che lo farà in fretta (vista la tempistica stretta, corta, ma soprattutto inevitabile). Attenzione, qui non stiamo parlando del fascino del proibito. Qui stiamo provando a raccontare un pezzo di Italia nuova. Partendo da un dato di fatto. I primi due di questa lista non hanno mai messo piede in Parlamento. L’ultimo c’è stato segnato di corto e in Parlamento c’è stato fino a ieri: o dallo scranno di primo ministro o sui banchi dell’opposizione (sia alla Camera che al Senato). Poi, in piena estate, la condanna in Cassazione per aver frodato lo Stato; ieri la decadenza.

Ora, per un attimo facciamo finta di metter da parte la gigantesca questione della cacciata dal Senato del Cavaliere. Lo sforzo è grande – perché qui si tratta di fare i conti con un ventennio, anzi con il ‘Cesare’ della vita politica dal post Tangentopoli in poi – ma necessario. Ancor più impegnativo se immaginiamo di sospendere lo stesso attimo all’infinito. Pietrifichiamo il tempo alle 17:43 di ieri, nel momento esatto in cui Pietro Grasso, da presidente di palazzo Madama, ha ufficializzato l’espulsione. Fuori dalle dinamiche storiche, sociali, antropologiche, quindi politiche.

Ecco quel momento è stato un passaggio storico per una marea di motivi. Uno, tuttavia, più attuale che mai: i tre leader dei tre partiti di riferimento (Pd, M5S e Fi) sono contemporaneamente fuori dal Parlamento. Tutti e tre svincolati da dove ha casa, vive e si fa il potere legislativo. Il sistema italiano, infatti,  appartiene alla famiglia delle repubbliche parlamentari, ovvero “un sistema politico o forma di governo, appartenente alla forme di democrazia rappresentativa, in cui la rappresentanza democratica della volontà popolare è demandata, tipicamente tramite elezioni politiche, al parlamento e ai suoi membri che in quanto tale elegge con modalità differenti sia il governo che il presidente”. Ve lo immaginate, dopo aver fatto un salto indietro di almeno 30 anni, un Parlamento senza Berlinguer, Andreotti e Craxi? La domanda è retorica, il paragone non è del tipo si stava meglio quando si stava peggio (o no?). L’esempio storico serve a sottolineare questa sorta di cortocircuito che si sta palesando nell’ultimo spezzone del 2013.

GRILLO/RENZI – Il primo ad inaugurare la pratica è stato, in tempi lontanissimi, Beppe Grillo. Stare fuori dal ‘palazzo’ per entrarci e aprirlo come una scatoletta di tonno, mani nella marmellata comprese. Il tutto con tanto di tempio-tabernacolo, il blog, il suo, a far da vettore dentro la rete e a dettare la linea politica del Movimento. Poi è arrivato Renzi e la fenomenologia della rottamazione come contraltare della politica dello yogurt magico, quello che non scade mai. Il noi e loro; le colpe di chi ha fallito, la speranza riposta su chi cambierà tutto. Con questa logica si è giocato – perdendolo – il giro che lo avrebbe condotto diritto a Palazzo Chigi (correva l’anno 2012). Seguendo questo schema, la sera dell’8 dicembre, sarà il nuovo segretario del Partito democratico. E da fuori, prima ancora di sedersi sulla poltrona occupata attualmente da Epifani, ha già avvertito Letta e le due Camere: “Finora ho fatto il bravo, ma ora la pazienza è finita. In questi anni mi hanno detto ‘fai il bravo sulla Cancellieri’, ‘fai il bravo su Alfano’, ‘fai il bravo sull’Imu’. E io ho fatto il bravo. Ora basta. Se non si fa quello che chiediamo noi, finish”.

BERLUSCONI – Da ieri il circolo di chi da fuori maneggia il potere e detta la linea si è arricchita della new entry di peso; il carico da 9. Il Cavaliere davanti ai duri e puri di Forza Italia – i berluscones della prima e seconda generazione (quella 2.0), i falchi, i lealisti, i forzisti convinti, quelli impellicciati con nuovi Dudù tra le braccia, le signore  onorevoli vestite a lutto, in nero, per la sorte del ‘Capo’ – prima dell’inno del ‘94, tra una “libertà” e l’altra, prima delle promesse, della fiaccolata e del nuovo appuntamento per festeggiare il migliaio di club ‘Forza Silvio’ (l’8 dicembre, anche lui, strano), ha detto quel che sarà l’immediato futuro. “Io resto qui, noi non ci ritireremo”. Come? “Anche altri leader, Grillo e Renzi, non sono parlamentari”.

Tre teste un numero: sommati insieme, stando si sondaggi di Lorien Public Affairs e Swg,  rappresentano il 68,5% dell’elettorato italiano. E chi si fa garante e volano di quelle percentuali non è tra i banchi parlamentari.

Stanno fuori, per rientrare dentro, ognuno a suo modo. Oppure staranno fuori e basta, stando alla larga da Montecitorio e Palazzo Madama. Perché la critica da fuori, a mani e piedi liberi (per il Cav. ‘a piede libero’) è un merito e mai un mero esercizio intellettuale. Per via dell’odio verso la casta, dell’antipolitica di maniera e di quella che fischia forte come la bora (secondo il ‘vangelo’ di Grillo). Perché con il superamento del bicameralismo perfetto due camere non servono, perché c’è da dimezzare il numero dei parlamentari, perché l’istituzione è bellissima ma chi la riempie è indegno (quello secondo Renzi, che del Parlamento salverebbe solo la simbologia, dopo averla svuotata con il tutti a casa). Per via dei colpi di stato, dei lutti democratici, dell’invidia, dei comunisti e dei magistrati in stampo Br (l’ultima ‘scrittura’, quella del Cav).

Insomma il partito dell’antiparlamentarismo (con tutte le distinzioni del caso, compresa la ventata antieuropeista che corre parallela a Grillo e Berlusconi), e delle elezioni anticipate, è stimato ben oltre la maggioranza qualificata dei 2/3 del Paese. Siamo arrivati ad una sorta di assurdo. Paradosso, se vogliamo star più bassi: il potere legislativo ha traslocato, ha cambiato residenza. Non siamo più una repubblica parlamentare. E’ nata l’Italia di Berlusconi, Grillo e Renzi. Almeno per un po’. Almeno finché il Cavaliere continuerà ad essere l’azionista di riferimento del centrodestra italiano.

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