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Lunedì, 4 Luglio 2022
Alta tensione

Berlusconi, Salvini e Meloni ai ferri corti: cosa c'è dietro la lite ad Arcore

I partiti più piccoli non sono stati avvisati dell'incontro

Alta tensione all’incontro dei leader del centrodestra, tenutosi oggi pomeriggio a Villa San Martino, la residenza estiva di Silvio Berlusconi ad Arcore. Un confronto dai toni anche aspri si è consumato fra Berlusconi e Salvini da una parte e Giorgia Meloni dall’altra. Si è parlato di vari temi, dall’Europa al futuro della coalizione. Ma quello che sarebbe dovuto essere l'incontro del disgelo, è diventato un altro trauma quando i tre hanno affrontato il nodo delle elezioni in Sicilia. Fratelli d’Italia vuole ricandidare il Presidente uscente Nello Musumeci. Sono contrari Lega e Forza Italia, che invece vorrebbero un’alternativa per intestarsi la guida della Regione Siciliana. 

Il nodo Sicilia che fa litigare Meloni con Salvini e Berlusconi 

Il vertice doveva ricompattare e invece ha riacutizzato l'infiammazione. La guida della Regione Siciliana è legata a doppia mandata alla partita su Palermo. Dopo che Fi e Lega avevano fatto un passo indietro sul capoluogo palermitano, convergendo sulla candidatura di Roberto Lagalla, Salvini e Berlusconi si aspettavano che Fratelli d’Italia facesse altrettanto sulla Regione, nel pieno rispetto del manuale Cencelli. Non è stato così. Meloni non ha rinunciato a un Musumeci bis e, al tavolo di Arcore, avrebbe anche protestato. Il motivo? In tutta Italia i riconfermati non sono oggetto di contestazione. Nello Musumeci invece sì. "Se è così allora rimettiamo in discussione tutti i riconfermati di tutta Italia" avrebbe tuonato la senatrice di Fratelli d’Italia. Lo scontro più duro è stato quello fra Meloni e Salvini, con quest’ultimo più determinato nello stoppare la candidatura di Musumeci. Berlusconi segue Salvini, anche perché, su questo, in Sicilia Forza Italia è spaccata in due.

Fdi dura contro gli alleati: "Regole fumose"

Berlusconi e Salvini avrebbero dunque provato a "stanare" la Meloni con la mossa su Palermo ma non ci sono riusciti. Anzi la Meloni è sempre più determinata, forte dei sondaggi che danno il suo partito saldo al primo posto in Italia. Per questo Fdi, con una nota, ci va giù dura. “Su ventisei città capoluogo sono solo cinque, ma purtroppo importanti, le città in cui il centrodestra andrà diviso al primo turno ma restano ancora diversi nodi aperti. - si legge nel comunicato di Fdi - Se è positiva la comune contrarietà ad una futura legge proporzionale per le elezioni politiche, restano ancora fumose le regole d'ingaggio sulle modalità con cui formare liste e programmi comuni. Fratelli d'Italia, nel confermare la sua indisponibilità a qualsiasi futura alleanza con il Partito democratico e/o Cinquestelle, confida nella stessa chiarezza da parte degli alleati, convinta che occorra essere uniti non solo nella forma ma anche nelle scelte, nei progetti e nei programmi".

Meloni e Salvini non sono mai stati così lontani

Da canto suo la Lega, tramite il suo coordinatore siciliano della Lega-Prima l'Italia Nino Minardo, replica di non voler ritardare nulla e che "i dubbi su Musumeci non sono di Salvini o della Lega, ma semmai della netta maggioranza dei Siciliani stando ad esempio all'ultimo sondaggio pubblico di SWG, che lo vede purtroppo terz'ultimo per gradimento in tutta Italia". La presa di posizione di Fdi, fanno sapere da Forza Italia, ha irritato molto anche Silvio Berlusconi, che teme per la coalizione. A fine incontro, aveva tenuto a precisare che “se si disunisse (il centrodestra) perderemmo le elezioni, solo un pazzo potrebbe pensare di mandare all'aria questa coalizione”. Era un messaggio chiaro per Meloni, rimasta a parlare sola con l’ex cavaliere per un'ora circa (dopo che Salvini e Calderoli se ne erano andati intorno alle 16). Ma non è bastato. 

Il centrodestra rischia e partiti di centro all'angolo

Fonti di Fratelli d’Italia fanno sapere che la questione siciliana è ormai dirimente per il futuro del centrodestra e che, se non si trovasse un accordo, si metterebbe male per il futuro dell’alleanza fra Fi, Fdi e Lega. L’addio all’idea di andare insieme viene definita una “extrema ratio”, il che significa che non è più così fantascientifica come prima. In Sicilia c’è una parte di Forza Italia convinta che Meloni abbia il pallino in mano. Al netto del consenso, ha tutto l’interesse a forzare la mano sulla Sicilia: se vince si prende l’isola, se perde ha la scusa per rompere con degli alleati ormai diventati più un problema che altro. 

In tutto questo, c’è anche l’amarezza dei partiti minori di centro, che non erano neanche stati avvisati dell’incontro di Arcore. “E' importante che il centrodestra si ricompatti” ha detto il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa. “Che almeno inizino a parlarsi. Poi, se è una coalizione, implica che ci siamo tutti e quindi credo che ci saremo” ha commentato il presidente di Noi con l’Italia Maurizio Lupi. Dalle parti del centro si minimizza perché c’è la consapevolezza che prima di qualsiasi altra discussione, si deve uscire dalla tempesta nella quale si è entrati dopo il voto del Presidente della Repubblica. Si deve essere sicuri che esista ancora un centrodestra nel quale discutere. 

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