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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Politica

L'obiettivo finale di Silvio: elezioni a marzo

L'ultima mossa del Cav: spingere per un atto di clemenza a firma Giorgio Napolitano. E se salvezza sarà, elezioni subito. A marzo 2014

Berlusconi, a Roma, parla. Parla di continuo. Non con le tv e alla stampa, ma in qualche modo fa arrivare i suoi umori. Parla con i suoi, con quelli della prima ora e quelli che – sempre della prima ora – hanno provato a detronizzarlo. Chi dice sia all’angolo, chi più battagliero che mai. Tuttavia, fuor di chiacchiera, l’ineludibile. La condanna per frode c’è, il tribunale di Milano riconteggerà la sospensione dai pubblici uffici e la decadenza da senatore. Senza dimenticare il processo Ruby e i suoi ultimissimi sviluppi. E questo per quel che riguarda le beghe giudiziarie.

Poi ce n’è una ancora più grossa: quella politica. Una vera grana che lo fa più solo anche dal punto di vista strettamente giudiziario. Dopo il voto di fiducia, con il Cav messo alle corde dalla cordata Letta-Alfano, la questione si è complicato. Berlusconi non è più primo tra i pari. E’ pari e basta. Pari ad Alfano, appunto. Che con sé ha le colombe e mezzo partito. Quel Pdl che voleva farsi Forza Italia e ora rischia la scissione: da una parte i ‘falchi’, per dar vita all’upgrade del progetto coniato nel 1994. Dall’altra il Popolo della libertà a trazione europea, in perfetto stile Ppe per intenderci.

E allora che fare? Con il partito in ebollizione, spaccato su tutto, in primis la legge di stabilità appena varata dal governo Letta, come detto incontra tutti e parla con tutti. Non una parola definitiva. Nessun ultimatum. Diverse porte aperte.

Incontra Fitto, pranza con Alfano e il ministro Mauro. Due battute con Cicchitto e Brunetta, prima. Con Verdini e Bondi poi. E non si mancare, con tutti, un paio di sassate all’ex finanziaria: “Alza eccome le tasse e non serve a invertire la rotta dell’economia”. Critico sul provvedimento economico, preoccupato per il futuro. Il suo,

Con due idee fisse, almeno a quanto è trapelato a chi gli è stato vicino nelle ultime ore. Spifferi, dicevamo. Spifferi che raccontano di un Cav deciso su un punto. Se Palazzo Madama non gli tendesse una mana, votando contro la decadenza, cosa altamente improbabile, Berlusconi punterebbe su Alfano. Che nei suoi progetti dovrebbe alzar la voce con Letta. Come? Con un atto che annullasse la retroattività della legge Severino. Oppure con il Colle. Spingere per quell'ormai celeberrimo atto di clemenza a firma Giorgio Napolitano. E se salvezza sarà, elezioni subito. A marzo 2014, andando a ricalcare quel progetto che il Cav aveva in serbo fino a tre minuti prima del sì alla fiducia all’esecutivo Letta.  

Così Berlusconi. Ma così le cose non stanno per Alfano che delle elezioni non vuol sentir parlare, come racconta il Corriere.it:

“Votare ora è assurdo. Se Berlusconi cede ai falchi ne esce distrutto”, ha ripetuto il segretario alla ventina e più di fedelissimi che ieri ha incontrato a Palazzo Chigi fino a tarda sera, molti dei quali ormai invocano la rottura e la creazione di gruppi autonomi, rendendo l’ipotesi di scissione sempre più concreta. Ma vincere le elezioni sarebbe ancora più difficile, sia nel caso in cui il partito resti unito e i ministri obbedissero al suo probabile diktat di abbandonare il governo a seguito del voto sulla sua decadenza, sia se si arrivasse a una separazione non pacifica tra lealisti e governativi del Pdl”.

VERTICI – Parla, come detto. E chi parla fa il punto. Fa i vertici. Così a palazzo Grazioli Berlusconi ha conferito per circa tre ore con la delegazione dei ministri. Delegazione che all’uscita, in via del Plebiscito, non ha lasciato dichiarazioni. Dopo di loro hanno raggiunto la residenza romana del Cav Sandro Bondi, coordinatore del partito, e la senatrice Manuela Repetti. Come nella miglior tradizione di un partito spezzato, in cui ci si incontra separatamente. Ed in cui convivono, alle strette, due dirigenze.

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