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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Politica

Carceri e polemiche: giustizia nel caos dopo l'accusa di Di Matteo a Bonafede

Anche i sindacati di polizia chiedono l'intervento del premier dopo lo scontro tra il magistrato antimafia Nino Di Matteo e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. La Lega ha chiesto le dimissioni del ministro, Renzi attende le carte: "Gravissimo scontro istituzionale"

Sale il livello dello scontro politico dopo il duello a distanza, ieri sera, su La7, tra il magistrato Nino Di Matteo, oggi consigliere togato del Csm, e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Il centrodestra chiede le dimissioni del Guardiasigilli, nella maggioranza è Matteo Renzi a parlare di "un gravissimo scontro istituzionale" attendendo un intervento dell'esponente pentastellato in Parlamento.

Tutto nasce durante la trasmissione "Non è l'arena", che affrontava il tema delle scarcerazioni dei boss mafiosi. Il magistrato antimafia Di Matteo durante una telefonata in diretta ha rivelato che l'attuale guardasigilli gli chiese la disponibilità ad accettare il ruolo di capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria o, in alternativa, quello di direttore generale degli Affari Penali.

"Chiesi 48 ore di tempo di tempo per dare una risposta - riporta Di Matteo - ma quando ritornai, avendo deciso di accettare la nomina a capo del Dap, il ministro mi disse che ci aveva ripensato e nel frattempo avevano pensato di nominare Basentini". Il magistrato antimafia ha proseguito riferendo anche di alcune intercettazioni di capi clan, raccolte dalla polizia penitenziaria, in cui si affermava che se fosse stato nominato Di Matteo al vertice del Dap "sarebbe stata la fine".

Pronta la replica del ministro Bonafede. "Sono esterrefatto nell'apprendere che viene data un'informazione che può essere grave per i cittadini, nella misura in cui si lascia trapelare un fatto sbagliato, cioé che la mia scelta di proporre a Di Matteo il ruolo importante all'interno del ministero sia stata una scelta rispetto alla quale sarei andato indietro perché avevo saputo di intercettazioni", ha precisato Bonafede sottolineando di avergli "parlato della possibilità di fargli ricoprire uno dei due ruoli di cui ha parlato lui gli dissi che tra i due ruoli per me era più importante quello di direttore degli affari penali, più di frontiera nella lotta alla mafia ed era stato il ruolo ricoperto da Giovani Falcone".

La Lega ha chiesto le dimissioni del titolare di via Arenula. "Rivolte, evasioni, detenuti morti, agenti feriti, migliaia di delinquenti usciti dal carcere, boss tornati a casa e il capo del Dap sostituito: come se non bastasse tutto questo, ora arrivano le parole di un magistrato come Nino Di Matteo in diretta tv. Bonafede dovrebbe andarsene in fretta per i troppi scandali ed errori".

Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, chiede che "o Di Matteo lascia la magistratura o Bonafede lascia il ministero della Giustizia". Mentre l'ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando, del Pd, su Twitter scrive che sarebbe "gravissimo precedente dimettersi per sospetto di un pm".

In quello che rischia di diventare il più grave scandalo della giustizia negli ultimi anni, l'Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria USPP chiede l'intervento del premier Giuseppe Conte. "Mentre siamo in attesa dell'arrivo del nuovo Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, l'autorevole magistrato antimafia Dino Petralia, non possiamo che restare esterrefatti per quanto dichiarato dal giudice del Csm Nino Di Matteo, che qualora dovesse essere confermato attesterebbe ancora una volta l'inadeguatezza del Ministro Alfonso Bonafede alla guida del Dicastero della Giustizia".

Per la Segreteria Nazionale USPP "il giudizio critico sulla gestione Bonafede/Basentini trae origine da una serie di valutazioni sulla gestione politico-amministrativa delle carceri, che non può che lasciare il dubbio anche sul fatto che forse si potevano evitare le violente rivolte di inizio marzo". Il sindacato ricorda come da luglio 2019, giaccia sul tavolo del ministro una circolare con precise disposizione di contrasto alle aggressioni messe in atto sistematicamente dai detenuti nei confronti del personale di polizia penitenziaria. "Alla luce di quanto accaduto, proprio quella circolare in stand by, a differenza di quella che sembrerebbe aver favorito la scarcerazione di innumerevoli boss mafiosi, forse poteva evitare i disordini gravissimi che hanno determinato evasioni, morti e distruzione nelle carceri con danno per oltre 35 milioni di euro". "Se questo non basta" conclude la nota USPP "non possiamo non ricordare il fallimento del Ministro Bonafede rispetto al progetto di dare la giusta autonomia decisionale ed organizzativa al vertice del Corpo di Polizia Penitenziaria, naufragata per non intaccare suscettibilità di corporazioni interne all'amministrazione penitenziaria da sempre contrarie a far emergere le potenzialità del Corpo e con esse evitare la deriva che sta mettendo a repentaglio sicurezza e legalità nei penitenziari italiani".

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